Zoolander 2 - Recensione


Un gruppo di criminali sta uccidendo le popstar più belle e famose del mondo. L’Interpol indaga sulla questione e riesce a isolare un elemento in comune a tutti gli omicidi: prima di tirare le zampe le star si sono fatte un selfie, assumendo la Blue Steel, l’espressione dell’ex-modello Derek Zoolander. Ma Zoolander si è ritirato dalle scene dopo una serie di disgrazie che hanno portato alla fine della sua famiglia e della sua carriera, e che hanno costretto al ritiro anche il suo amico e collega Hansel. Eppure Derek sembra l’unico in grado di dare una risposta all’interrogativo e l’occasione per rimettersi in gioco gli si presenta quando la più famosa stilista del mondo invita lui e il modello biondo alla sua nuova sfilata a Roma. Derek e Hansel, disposti a seppellire l’ascia di guerra, si infiltreranno in un mondo della moda che ormai non conoscono più e che li porterà ad affrontare nuovamente il loro nemico storico: Mugatu.

Fosse per me, Zoolander 2 non meriterebbe nemmeno questa recensione. Non parlo del film in relazione al primo capitolo, una pellicola divertente che era riuscita a sfruttare con grande abilità la demenzialità e il non-sense per creare una parodia convincente del mondo della moda, finendo col tempo per diventare un vero e proprio cult. Parlo di Zoolander 2 come film a sé stante: una roba che, per quanto mi riguarda, non meriterebbe questo articolo ma dovrebbe solo di morire nel silenzio, assoluto dopo il rumore mediatico col quale ci hanno bombardato per mesi e mesi a proposito di questo ritorno.

zoolander 2

In Zoolander 2 non funziona nulla

In Zoolander 2 non funziona nulla, e lo dico glissando volontariamente sulla regia goffa, sulla fotografia terribile (una Roma da cartolina, dove tra l’altro tutti girano in Bianchina o in Vespa) e perfino sui dialoghi a rischio collasso neuroni: salto queste leggerezze perché spero proprio siano tutte un effetto voluto. No, parlo piuttosto di costruzione comica di situazioni che siano divertenti, di una scrittura che non sa giocare in modo pulito con gli stereotipi legati al mondo della moda e dello spettacolo. Il livello medio delle battute è questo: “Non riesco a capirti, sembra tu abbia mangiato un dinosauro”, “Forse volevi dire dizionario”. Perché dovrebbe far ridere?

E non ha alcun senso nemmeno la comparsa di gran parte dei nomi che hanno partecipato al film, buttati lì un tanto al chilo solo per sorprendere lo spettatore. Siamo al livello del Box Office di Ezio Greggio, dove una Gina Lollobrigida semi-mummificata compariva dal nulla e chiudeva il film senza alcuna motivazione. C’è una scena in Zoolander 2 in cui Katy Perry fa esattamente la stessa cosa e mi ha dato il voltastomaco. Una serie di cammei sciocchi, slegati e senza senso che non aggiungono ovviamente nulla a una sceneggiatura che è carta straccia.

Peccato, perché la prima sequenza in cui Justin Bieber viene crivellato da una raffica di colpi di UZI, e anche la ricostruzione dell’incidente che porta all’eremitaggio di Derek, sono divertenti. Poi il vuoto. Mi dispiace per i tanti nomi che ci hanno lavorato (davvero tanti, c’è perfino Kiefer Sutherland) ma questo è di gran lunga uno dei film più brutti che abbia visto al cinema da un sacco di tempo.

VOTO 4


zoolander 2Genere:
 comico, demenziale
Publisher: Universal Pictures
Regia: Ben Stiller
Colonna sonora: Theodore Shaprio
Interpreti: Ben Stiller, Owen Wilson, Penelope Cruz, Will Ferrell
Durata: 102 min

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