Boris: del perché dovreste guardarlo (su Netflix) - Speciale

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Sono entrato a far parte della famiglia di TGM da quasi un anno, in occasione della scorsa edizione della gamescom. È stato come essere lanciati con una fionda a velocità warp all’interno di una realtà nuova, con persone che non conoscevo e alle prese con un lavoro che non avevo mai fatto. La prima volta che ho incontrato Claudio, Kikko e ToSo, in una città che non era la mia e prossimo ad affrontare un’esperienza per la quale ero molto emozionato, avevo la confusione mentale di chi sta subendo troppi input tutti insieme. La verità è che quella situazione lì si è risolta con una sola parola: Boris. In un battibaleno abbiamo cominciato a sputare fuori le battute e le situazioni divertenti della serie TV ed è stato un continuo di Boris, Boris, Boris per quasi tutta la serata. Abbiamo parlato d’altro, ovviamente, ma quella serie lì ci ha messi sulla stessa lunghezza d’onda. Con Davide, il Mancini, sapevamo già del nostro amore comune. Sì, perché questa sorta di confraternita degli amanti di Boris si replica praticamente in ogni gruppo sociale a cui appartengo: le altre redazioni, il mio gruppo di amici. Non aver ancora convinto Ilaria, la donna che amo, a vedere Boris è motivo di grande frustrazione per il borismaniaco che è in me.

Ma perché parlarne oggi, anni dopo che il fenomeno ha sparato tutte le sue cartucce, compreso uno splendido film che probabilmente non ha avuto il successo che meritava? Perché oggi la serie culto italiana approda su Netflix, integralmente, con tutte e tre le stagioni che raccontano la parabola di René Ferretti, di Seppia e di tutti i personaggi di Occhi del Cuore. Prendendo al balzo la palla, qua in redazione abbiamo pensato di scrivere qualcosa a proposito del perché, se ancora non avete visto Boris (sciagurati!), dovete assolutamente rimediare.

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BORIS, IL PESCE ROSSO

Cosa significa fare comicità di ottimo livello? Significa saper prendere tutte le contraddizioni del sistema e costruirci attorno situazioni divertenti ma che facciano riflettere. Significa saper scrivere con grande, grandissima sagacia momenti che mettano in ridicolo rituali profondamente inquietanti e rappresentativi della realtà. L’inizio del primo Fantozzi ve lo ricordate? Il ragioniere, impiegato nella Megaditta, che resta letteralmente incastrato nell’edificio per cinque giorni senza che nessuno se ne renda conto, finché sua moglie Pina non chiama preoccupata dall’assenza prolungata. Il servile e patetico Fantozzi che deve piegarsi a tutti i capricci di una classe dirigente sconsiderata. Tempi comici perfetti, una satira feroce e la grande capacità di saper raccontare l’Italia di quel periodo (e un po’ anche del nostro, purtroppo).

borisBoris ha proprio questa forza. È la storia di questa troupe sgangherata che produce una delle fiction più seguite della televisione italiana. Occhi del cuore è un po’ la crasi tra tutti i prodotti orripilanti che giocano con i cliché della nostra sconsiderata produzione televisiva, dai preti ai dottori, passando per i carabinieri. Il leitmotiv di chi lavora in questo sistema è cercare di ottenere il massimo risultato con il minor sforzo: questo perché, come il telefilm ci ricorda sempre, una televisione migliore, in Italia, non è augurabile. Si passa attraverso sceneggiature piattissime, mezzi lavorativi di fortuna, personaggi approssimativi, la totale mancanza di attinenza con la realtà. Boris è attento a sottolinearlo costantemente: non è per incapacità o per mancanza di fondi che si fa una televisione di questo tipo; è una scelta volontaria. In questo modo si imbastisce un discorso lucido e inquietante prima sulla televisione e poi sul cinema, ma anche sul modo di fare, di pensare e di lavorare che abbiamo in Italia. Boris ficca il dito nella piaga con spietata intelligenza, fracassando con la forza della comicità processi produttivi, istituzioni e, infine, un intero Paese.

LA DIMENSIONE DEL JU-JITSU

D’altra parte però Boris è anche un prodotto di altissimo valore per quanto riguarda l’intrattenimento puro, e qui il merito è duplice: da una parte l’intrigante metanarrativa, dall’altra la gestione dei tempi comici figlia di una scrittura intelligente e mordace. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, Boris ha il piglio del campione di riuscire a restarti appiccicato al cervello dopo una sola passata. Le situazioni comiche, i dialoghi dei personaggi e lo scambio di battute sono talmente riusciti (forti di una caratterizzazione splendida, di un linguaggio realistico e di attori uno più in gamba dell’altro) che vi stupirete di ricordarli tutti, e vorrete ascoltarli ancora e ancora. Con i miei amici, di TGM e non, ci diciamo spesso che Boris ne ha una per ogni situazione, ed è effettivamente incredibile come, nel corso di tre stagioni, Boris riesca a regalare così tante perle da adattarsi a ogni eventualità della vita. Ci si potrebbe parlare soltanto citando dialoghi della serie. Eventualità che, non nascondo, spesso e volentieri si è presentata. Come dicevo qualche riga su, è una caratteristica che hanno solo i campioni.

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Boris ne ha una per ogni situazione

Al ritorno dal massacrante viaggio in auto da Colonia verso Milano, nella dimora del buon Todeschini, il sottoscritto, il padrone di casa e un Mancini con la palpebra calante ci siamo trovati a cenare (che romantici) davanti alle puntate di Boris. Sognavamo quella serata da giorni. Abbiamo sghignazzato, anticipando tutte le battute e abbiamo tirato fino a tardi, fin quasi a sprofondare nell’incoscienza per la stanchezza. Boris è un’eccellenza tutta italiana che riesce a giocare proprio con le sue origini per costruire qualcosa di divertente e dissacrante oltre ogni limite. È un raro esempio di coraggio in un Paese in cui le produzioni televisive sono spesso impegnate a gettare una luce bonaria su istituzioni che hanno bisogno di un’immagine pulita. Boris quell’immagine la insozza, o meglio, la dipinge come dovrebbe essere. Come lo specchio di un’Italia ipocrita che va avanti con un solo motto tatuato in fronte: a cazzo di cane.

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Rispondi

  1. Sempavor
    Ok, ammetto di non averlo mai visto.

    Ok, mi avete convinto a vederlo.


    E daidaidai!
    Io ormai non posso più sentire la parola "gioielliere" senza scompisciarmi...

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