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Miitomo

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Un week-end con Miitomo - Speciale

Sono malato di social network. Amo condividere le mie foto su Instagram, come passare pomeriggi interi – ben inteso, quelli in cui mi è permesso poltrire fra una recensione e l’altra! – in compagnia del feed notizie di Tumblr, chiaramente senza negarmi ai cinguettii di Twitter o alle foto dei miei amici e colleghi su Facebook. Quando acquistai Wii U rimasi piacevolmente stupito dal florido regno social imbastito dalla software house giapponese con il suo Miiverse, e anche ora, al battesimo sotto la luce delle piattaforme mobili, credo che Nintendo possa primeggiare nell’ambito dei social network grazie alla sua ultima trovata. Miitomo, perché è di questo che stiamo parlando, è già un successo: lo dicono le impressionanti cifre che lo hanno accompagnato sin dai primi vagiti del suo debutto in America ed Europa.

Miitomo è un’app che mette in comunicazione le persone seguendo percorsi differenti da quelli convenzionali

Fingiamo per un attimo che i nostri cugini dagli occhi a mandorla non lo abbiano potuto testare (poco) prima di noi e tiriamo le somme di quella che ha tutte le carte in regola per diventare una delle app più apprezzate degli ultimi tempi. Miitomo conta già tre milioni di download effettuati su iOS e Android, a fronte di una formula free-to-play (ergo gratuita per chiunque) ma con contenuti speciali sbloccabili con valuta ottenibile in-game o con microtransazioni, per una volta, per nulla invasive. Un week-end, quest’ultimo passato in compagnia degli irresistibili Mii arrivati a noi con Nintendo Wii, all’insegna della socializzazione, dello sharing patologico di immagini create con il versatilissimo editor fotografico integrato, e della “gamification” a favore dell’interazione fra persone. Ho scoperto che il colore preferito di un mio contatto Facebook è il verde, che il piatto preferito di una mia ex compagna di liceo sono i Gyoza di verdure al vapore (gnam!) e, alla fine dei giochi, ho riflettuto sull’effettiva convenienza di fare mio l’outfit di Super Mario, offerto in esclusiva agli early adopter per un numero nemmeno troppo alto di monete di platino. Che pacchia!

MA CHE COS’È MIITOMO?

miitomo provato in anteprima nintendoPresentata come un’app nuova di zecca, Miitomo non è altro che una versione redux di quel Tomodachi Life che su Nintendo 3DS riuscì a vendere oltre un milione di copie in Occidente nel giro di pochissimo tempo, sbalordendo sia i vertici nipponici di Nintendo, sia la critica specializzata (e in special modo il sottoscritto). In Tomodachi Life, seguito di un videogioco per Nintendo DS mai arrivato da noi, si seguivano le interazioni scriptate fra diversi Mii ai quali si attribuiva una personalità e un aspetto ricalcato su quello di persone esistenti. Gli abitanti dell’isolotto proponevano al giocatore tante animazioni differenti e sequenze esilaranti da scoprire giorno per giorno, senza tuttavia imbastire una soluzione ludica “classica” fatta di punteggi, livelli da affrontare o quant’altro. Si trattava, sostanzialmente, di un esperimento social a scatola chiusa, basato sul carisma delle piccole caricature tridimensionali create da Nintendo e sulla simpatia con cui queste riuscivano a ritrarre le sembianze di conoscenti e famigliari, calati in un contesto al limite dell’assurdo fra cibi da comprare presso il negozio dell’isola e vestiti da far propri seguendo il feticcio collezionistico tipico dei giochi nipponici. Miitomo attinge a piene mani da quel sottobosco, estrapolandone l’estetica e riprendendone lo spirito scanzonato, ma declinando la propria freschezza alle interazioni social fra persone connesse tramite contatti Facebook, Twitter e – ovviamente – Nintendo Account.

Mi è capitato di sentirmi chiedere da uno dei miei conoscenti “Ma in sostanza cosa si fa?”, e la risposta è stata molto semplice: quello che faresti su un social network. Chiaramente con tutti i suoi limiti e sottostando alle regole del gioco, comunque meno restrittive rispetto ai canoni nazi-kids-friendly della casa di Kyoto (si possono addirittura aggiungere gli amici di amici!). La cosa più vicina alla classica esperienza videoludica a cui siamo abituati è la presenza di minigiochi coi quali sbloccare accessori e costumi utili a personalizzare l’aspetto del proprio Mii; tuttavia, al di là di questo Miitomo rimane essenzialmente un’applicazione che mette in comunicazione le persone seguendo percorsi differenti da quelli convenzionali.

Ad esempio capita spesso di essere preda delle domande insistenti del proprio alter ego virtuale (qual è il tuo cibo preferito? Cosa hai fatto questo weekend?). Rispondere vuol dire inevitabilmente dare in pasto queste informazioni ai propri contatti (previa richiesta d’amicizia, ovviamente), i quali possono apporre un cuoricino alla risposta o interagire commentando in forma scritta o con un’immagine. In tal senso gioca un ruolo fondamentale il fiore all’occhiello dell’app, ovvero l’editor fotografico, una continua fonte di risate talmente facile da utilizzare da risultare accessibile praticamente a chiunque, dal bambino col suo primo smartphone alla casalinga in preda a sperimentazioni fra una partita a Candy Crush e la condivisione di una di quelle immagini terribili su Facebook, dove si dà il buongiorno ai propri contatti con photo stock e fotomontaggi di dubbio gusto.

UN FUTURO MII-TICO!

L’integrazione con i social è, ovviamente, il cuore dell’operazione Miitomo, tanto da essere stata adottata da un sacco di persone del tutto aliene all’universo Nintendo solamente perché hanno visto foto e video filtrati dalla simpatia dei Mii. Un cavallo di Troia con cui i papà di Super Mario puntano ad entrare nelle case (o, per meglio dire, nei cellulari) di un nuovo tipo di utenza, corteggiandola con contenuti gratuiti per poi veicolare sugli stessi pubblicità e richiami ai suoi prodotti di fascia più alta. Certo, non mancano alcuni inghippi tipici del periodo post-lancio, come un’instabilità cronica su dispositivi Android e l’impossibilità di utilizzo su smartphone rootati.

miitomo provato in anteprima nintendoLe mie perplessità prendono invece corpo lontane dall’aspetto tecnico. Mi chiedo come mai Nintendo non abbia pensato di porre un limite geografico, permettendo ad esempio di visualizzare solo interazioni con persone che condividono il medesimo idioma. Il modulatore vocale che dà voce ai sentimenti dei buffi e tenerissimi protagonisti tridimensionali è limitato dalla scelta della lingua, e capita molto spesso che fra un messaggio e l’altro i Mii si lancino in performance anglofone o francofone che nemmeno i miei primi anni di liceo linguistico sono riusciti a regalarmi. Manca poi una varietà di situazioni che possa spingere le persone a tornare ad utilizzare l’app dopo l’entusiasmo iniziale, come invece succedeva proprio in Tomodachi Life. Chiaramente sono osservazioni che lasciano il tempo che trovano, spigoli facilmente risolvibili con qualche aggiornamento: sono certo che Nintendo ha già pensato ad una strategia di pubblicazione contenuti che tiene conto della lunga distanza. O almeno lo spero.

Questo, insomma, è solo l’inizio della nuova avventura di Nintendo sotto la stella lucente del mercato mobile, ma i numeri parlano chiaro: al di là dei 3 milioni di download effettuati, fanno impressione il numero di condivisioni sui social in continuo aumento, le classifiche di AppStore e Google Play letteralmente scalate a suon di immagini buffe e Mii dallo sguardo suadente, nonché Twitter invaso da cinguettii con l’hastag dedicato… che Nintendo abbia trovato la sua nuova gallina dalle uova d’oro? Sarà anche presto per dirlo, ma visto il fermento che aleggia attorno a Pokémon GO non sarebbe così inspiegabile un suo trionfante ingresso in pianta stabile negli app store dei nostri cellulari.

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