Bandai Namco RPG Tour - Speciale

bandai namco rpg tour apertura TESTO
La scorsa settimana siamo stati invitati al prestigioso RPG tour europeo di Bandai Namco, evento incentrato sulle novità del genere ruolistico che il publisher porterà nel Vecchio Continente nell’arco del prossimo anno. Fra ospiti speciali provenienti direttamente dal Giappone e curioso cibo macrobiotico che, senza volerlo, ricordava le gelatine curative della serie Tales of, le novità e le conferme relative a tre attesissimi titoli del carnet orientale di Bandai Namco si sono letteralmente sprecate, e sebbene non abbia potuto mettere mano a una demo giocabile di Tales of Berseria, il bilancio generale pare piuttosto promettente. Velvet, Soma e Kirito mi hanno preso per mano e accompagnato nei loro tre mondi in cui gli ormai vetusti turni e gli incontri casuali sono solo un ricordo, seguendo l’entusiasmo di una propulsione verso la modernità e l’ibridazione action a cui da tempo le rispettive serie videoludiche ci hanno abituato.

LINK START, PARTE III

Il primo del trittico J-RPG ad essere stato presentato è stato God Eater 2 Rage Burst, secondo episodio dell’omonima serie nata su PSP e largamente ispirata alle meccaniche del ben più noto Monster Hunter di Capcom. L’inaspettata conferma del suo arrivo il 30 agosto su PS4, PS Vita e (incredibile!) Steam, unitamente a una versione digitale inclusa nella confezione del remake del primo capitolo, God Eater Resurrection, ha letteralmente aperto la conferenza col botto. Per gli importer si tratta in fondo di produzioni largamente digerite dal lancio nipponico avvenuto qualche mese addietro. Tuttavia, con l’arrivo dell’adattamento animato ad opera di Ufotable (lo potete seguire gratuitamente su vvvvid.it grazie al distributore bolognese Dynit, e non dimenticate che si ricollega al remake del primo episodio!) e il vantaggiosissimo bundle offerto al pubblico occidentale, è chiaro che l’intenzione di Bandai Namco sia quella di tentare di far esplodere il suo franchise anche da noi, dove le avventure dei God Eaters sono colpevolmente assenti dai radar da circa un decennio. Yusuke Tomizawa, producer della serie, ha confermato che l’edizione europea includerà al lancio tutti i contenuti distribuiti in Giappone nei mesi successivi alla messa in commercio, e che i testi saranno localizzati in tutte le lingue europee, italiano compreso. La colpevole assenza della traccia audio giapponese potrebbe scoraggiare i nippofili più incalliti, ma considerando che i due titoli possono offrire potenzialmente contenuti e divertimento per più di duecento ore, la mia personalissima idea é che si potrebbe chiudere un occhio al riguardo. E poi, diciamocelo, non è nulla che non possa essere sistemato su Steam con una bella mod.

God Eater è un action RPG ambientato in un universo postapocalittico sull’orlo del baratro

Per chi fosse del tutto ignaro dell’esistenza della serie, God Eater è un action RPG ambientato in un universo postapocalittico sull’orlo del baratro. Creature mostruose e dall’indole aggressiva chiamate Aragami hanno decimato la razza umana, obbligando i pochi sopravvissuti a organizzarsi in basi occultate, dove l’unica speranza è rappresentata dai God Eater, squadre di guerrieri armati di speciali strumenti offensivi in grado letteralmente di “mangiare” gli avversari e assorbirne le qualità, donando a chi le utilizza qualità sovrumane e bonus statistici incredibili. Sta al giocatore e al suo avatar fare la conoscenza di quel mondo e dei stilosissimi personaggi che lo abitano, partecipando con loro a battute di caccia contro gli Aragami e vivendo indirettamente gli eventi che decideranno il destino di ognuno dei protagonisti. Se a God Eater Resurrection è perdonabile la semplicità delle geometrie poligonali che ne caratterizzano l’estetica (si parla dopotutto di un remake di un titolo PSP), lo stesso non si può dire per la seconda iterazione, evidentemente studiata attorno alle possibilità di PS Vita e non adatta a flettere i muscoli della ben più performante PlayStation 4. A questo punto bisogna solo sperare che la storia e il gameplay si rivelino “addicting” per gli europei quanto lo sono stati per i giocatori nipponici, probabilmente più abituati a fruire di produzioni così platealmente scarne sotto il profili tecnico.

IL MIO REGNO PER UNA SPADA

Con l’arrivo di Yosuke Futami e della sua marionetta modellata attorno alle sembianze di Yui, personaggio apparso nella serie animata Sword Art Online, sapevo già cosa aspettarmi. In realtà, dopo aver vissuto un’avventura su PSP in edizione giapponese e due iterazioni su PV Vita e PS4 )(prima in inglese e poi in italiano), avevo l’impressione che l’ennesimo titolo ispirato alle avventure di Kirito e al suo branco di “waifu” dai capelli di colore differente non potesse aggiungere nulla a ciò che avevo già visto al riguardo, né migliorare l’idea piuttosto fredda che mi ero fatto dell’intero carrozzone di adattamenti più o meno riusciti tratti proprio all’omonimo romanzo. E invece, questo Sword Art Online Hollow Realization mi ha smosso dentro qualcosa di inspiegabile. Sarà stato per la ragguardevole qualità e vastità degli ambienti, o forse per il grande numero di abilità da sfoderare contro i nemici messe a disposizione nella demo station; o ancora, per gli ipnotici 60 fps granitici che, anche se ogni volta ci sembrano semplici numeri da celolunghismo da PC Master Race, quando ci sono ci allietano l’animo. Fatto sta che anche questo nuovo titolo è entrato con prepotenza nella lista dei giochi su cui voglio mettere le zampe sopra.

Ambientato in un nuovo MMORPG fittizio intitolato Sword Art: Origin, la storia prenderà il via in seguito al misterioso incontro fra il protagonista dai capelli corvini e Premiere, un PNG altrettanto enigmatico dalle sembianze, nemmeno a dirlo, di una ragazza in età preadolescenziale. Cliché e velleità harem-anime a parte, l’azione su schermo ricalca in gran parte quanto visto nei capitoli precedenti, ma con una rinnovata modalità multiplayer online fino ad un massimo di 4 giocatori in rete, accompagnati da altrettanti PNG, per un party della grandezza massima di 8 membri. Una soluzione curiosa quella dei PNG fusi nella componente online, che francamente non vedo l’ora di provare con mano quanto prima, anche solo per sfoggiare il mio companion preferito.

Sword Art Online Hollow Realization mi ha smosso dentro qualcosa di inspiegabile

Anche questa iterazione del franchise vede un ulteriore potenziamento dell’officina digitale con cui plasmare il proprio avatar. Oltre all’aspetto, il sesso, o dettagli come il colore degli occhi, la capigliatura e la grandezza del seno degli avatar femminili (precisazione pronunciata in conferenza che mi ha fatto sorridere, ripensando al caso sollevato da Nintendo con Xenoblade Chronicles X e la rimozione della stessa opzione nell’editor personaggio) si può scegliere di cambiare arma e, di conseguenza, abilità passive e tecniche da usare in battaglia. Pare sia possibile anche combinare in tempo reale colpi sferrati con armi di tipologia differente, ma purtroppo nella demo messa a disposizione non ho potuto averne conferma. Un progetto sfizioso, che non vedo l’ora di vedere in versione completa il prossimo autunno su PS4 e PS Vita, ancora una volta con doppiaggio nella sola lingua giapponese e sottotitoli multi 5. Come chiuderebbe Ivan, “Evviva!”.

UNA STORIA DI STORIE

Infine, il progetto forse più interessante (e paradossalmente assente in versione giocabile) è stato svelato con l’ingresso di Yasuhiro Fukaya in sala, qui in veste di producer al posto di Hideo Baba (che sia impegnato nello sviluppo del prossimo Tales of?). Tales of Berseria è il primo episodio della serie a vedere come unica protagonista principale una donna, ma è anche l’ennesimo capitolo ad essere stato sviluppato a cavallo fra due generazioni tecnologicamente distanti. A livello puramente grafico ci si trova quindi davanti a uno scenario molto simile al prequel, con una direzione artistica figlia di quel Tales of Zestiria che per primo ha introdotto una struttura semi-open world e ha “normalizzato” definitivamente le proporzioni con cui sono modellati i protagonisti, che dall’inizio della serie erano in perenne bilico fra super deformed e anime style.

L’avventura di Velvet Crowe, pur se tecnicamente ambientata nello stesso universo del prequel (in un’epoca passata rispetto a quella in cui si muovono Sorey e compagnia), non mi è parsa tecnologicamente in forma, anche sul fronte del counter FPS. Lo staff tecnico ha comunque chiarito che la versione da me vista in azione non è stata ancora ottimizzata e che l’obiettivo è quello di consegnare a PS4 e Steam un titolo che giri a 60 fps, sia durante le fasi esplorative che durante le battaglie: insomma, quello che Tales of Symphonia proponeva circa dieci anni fa su Nintendo GameCube, ma che non sono riusciti a riproporre nel remaster PS3.

Polemiche a parte, Fukaya-san ha svelato che il tema della narrazione di Tales of Berseria riguarderà lo scontro fra ragione e sentimento, in un mondo in cui solo chi riuscirà a controllare le proprie emozioni muovendosi razionalmente nella società sarà vero artefice del proprio destino. Pare che i personaggi giocabili mostrati fino ad ora non siano tutti quelli previsti, e che Bandai Namco ci riserverà sorprese importanti nei prossimi mesi: che i collegamenti con Zestiria aumentino? Solo il tempo potrà dircelo.

Gli scontri, che in Tales of Zestiria erano ambientati nella mappa esplorata e non prevedevano transizioni di alcun tipo, sembrano essere tornati sui loro passi, con arene dalle fattezze ricalcate su quelle dell’ambientazione

Per quanto riguarda il combat system, aspetto un po’ controverso del prequel, Bandai Namco ha voluto sperimentare, proponendo un curioso sistema di controllo in cui ogni tasto al di fuori del D-pad e dello stick analogico sinistro corrisponde all’esecuzione di una tecnica offensiva. Le combo saranno eseguibili alternando le giuste sequenze di tasti, ma non è chiaro se sarà necessario rispettare il termine delle animazioni o se, in qualche modo, il tempismo giocherà un ruolo fondamentale nella riuscita. Farà poi capolino un sistema di potenziamento chiamato Break Soul, che permetterà, previo il riempimento dell’indicatore dedicato, di liberare sul campo artes dagli effetti devastanti e godere di eventuali bonus statistici per un periodo di tempo determinato. Curiosamente, gli scontri, che in Tales of Zestiria erano ambientati nella mappa esplorata e non prevedevano transizioni di alcun tipo, sembrano essere tornati sui loro passi, con arene dalle fattezze ricalcate su quelle dell’ambientazione. Al momento non saprei però dire se si tratta di una scelta consapevole o, semplicemente, di una caratteristica da implementare solamente nelle prossime build del gioco.

Per concludere, Bandai Namco ha voluto precisare (e dimostrare durante il playtest, per tranquillizzarci tutti) che il sistema di telecamere è stato largamente migliorato e che i disastri visti in Tales of Zestiria durante le schermaglie non verranno ripetuti. Vedremo Fukaya-san, vedremo… da qui all’inizio del 2017, data entro la quale è previsto l’approdo di Tales of Berseria in Europa con sottotitoli multi 5 e doppia traccia audio, avremo tutto il tempo di seguire con interesse i progressi dello sviluppo.

Il carnet di Bandai Namco si fa quindi sempre più ghiotto. Il publisher sembra essere tornato sui suoi passi: dopo una generazione passata a rincorrere il pubblico occidentale, pare che la nuova scommessa della casa di Pac-Man sia puntare sulla promozione dei suoi brand più spiccatamente orientali. Il grande ritorno di God Eater in Europa, in un’edizione completissima sotto ogni punto di vista e completamente tradotto, fa ben sperare per il futuro della salute del mercato J-RPG nel nostro paese, per tempo immemore orfano di prodotti localizzati che potessero raccogliere l’eredità di Final Fantasy, dopo la sua progressiva perdita d’identità.

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  1. Vorrei avere il tuo ottimismo nei confronti di Bamco.

    Per me i Tales Of sono caduti in una spirale di mediocrità incredibile e questo Berseria non mi dà l'impressione di voler scostarsi più di tanto dagli altri recenti capitoli.

    Tolto God Eater (che non è un RPG, è un hunting game) il resto non lo vedo così roseo.
    Vorrei avere il tuo ottimismo nei confronti di Bamco.

    Per me i Tales Of sono caduti in una spirale di mediocrità incredibile e questo Berseria non mi dà l'impressione di voler scostarsi più di tanto dagli altri recenti capitoli.

    Tolto God Eater (che non è un RPG, è un hunting game) il resto non lo vedo così roseo.

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