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No Man's Sky

PC PS4

No Man’s Sky: A Metà del Viaggio – Speciale

È da qualche giorno che rimugino su come cominciare questo articolo, e come potete notare ho scelto la via del codardo. Il fatto è che, più per abitudine che per vera necessità, mi piace rompere il ghiaccio attaccando una bella targhetta in faccia a un videogioco: “uno strategico a turni”, “un action-adventure in terza persona”, “uno shooter bidimensionale che strizza l’occhio al vecchio secolo” e così via. Ebbene, dopo svariate ore a zonzo nell’universo non sono ancora riuscito a trovare una degna risposta a questo mio personalissimo dubbio. Riguardo meravigliato gli screenshot scattati durante le lunghe esplorazioni planetarie mentre quella vocina – che a quanto pare sento solo io – continua a chiedermi: “OK, ma effettivamente che cosa è No Man’s Sky?”. Io, nel dubbio, ignoro lo scomodo quesito facendo orecchie da mercante. Mercante spaziale, sia ben chiaro.

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Effettivamente, che cosa è No Man’s Sky?

Prima di continuare vorrei sottolineare che, nonostante il titolo Hello Games sia sui nostri scaffali da quasi una settimana (almeno la versione PS4, non ho ancora avuto modo di provare la versione PC), ciò che vi trovate davanti non è ancora una recensione. Complici un corriere che se l’è presa sin troppo comoda, la gamescom di Colonia (che ha rapito buona parte della redazione) e il desiderio di goderci con estrema calma la vastità dell’opera, dovrete attendere ancora qualche giorno prima di veder stampato un voto su queste pagine, e per ora dovrete accontentarvi di un fiume di parole scritte senza troppo filo logico basato sulle esperienze da me provate.

A KIND OF MAGIC

Per parlare di No Man’s Sky, a mio avviso, bisogna cominciare proprio da quei magici primissimi minuti di gioco che sono rimasti indelebili nella mia mente: ancor prima di sfidare la proceduralità del titolo, di puntare il dito verso strutture assurde figlie di qualche imprecisione nel codice e di mettersi alla ricerca di bestie deformi, c’è stato spazio solo per una profondissima sensazione di smarrimento e meraviglia.

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No Man’s Sky non è classificabile in nessun genere videoludico

La Dea Bendata non è stata magnanima con il sottoscritto, e senza aver la più pallida idea di come muovermi e di come sfruttare al meglio il curioso inventario mi sono ritrovato con l’astronave in panne nel bel mezzo di un pianeta decisamente inospitale caratterizzato da perenni piogge tossiche. L’HUD, che da lì a poco sarebbe diventato di semplicissima fruizione, continuava ad avvertirmi del pericolo ambientale, e l’unico luogo apparentemente sicuro era l’abitacolo del mezzo spaziale semidistrutto. Non solo dovevo esplorare uno dei pianeti più affascinanti che siano mai apparsi sul mio schermo, che in qualche modo ricordava gli orizzonti di Morrowind a cui sono fin troppo affezionato, ma dovevo anche comprendere le regole di quell’universo così particolare in cui ero incappato.

Non ho visto nemmeno un trailer di No Man’s Sky (odio “rovinarmi” le sorprese in questo modo), forte di ciò ogni singola scoperta è stata in grado di meravigliarmi, a partire dalla possibilità di analizzare rocce e fiori, fino all’emozione di battezzare a piacere ogni elemento come se fosse la scoperta del secolo. Ti senti perso, e l’unico faro da seguire è una specie di entità sconosciuta che ti accoglie nel bel mezzo del nulla. Sai che devi allontanarti dalla navicella spaziale che, pure impossibilitata al decollo e di dimensioni ridotte, è l’unico luogo che, in qualche modo, ti senti di chiamare “casa”, eppure compi ogni passo con il timore di incappare in una fine prematura. Prendi coraggio e ti avvii, alla ricerca di quelle poche risorse necessarie per sistemare i moduli installati sul mezzo interstellare, e trattieni quasi il fiato davanti a ogni forma di vita che incontri. Sono ben pochi i giochi che sono riusciti a trasmettermi un senso così profondo di disagio e stupore nello stesso momento, e a ciò ha sicuramente contribuito la “purezza” della mia prima partita.

Con già in testa gli obiettivi, le risorse da raccogliere e come affrontare i primi minuti di questo lunghissimo viaggio la mia esperienza sarebbe stata completamente diversa, quasi “asettica”, oserei dire: togliendo dal calderone quella magia che si prova nello scoprire sulla propria pelle le meccaniche di un universo così lontano dal nostro, temo che di No Man’s Sky rimarrebbe ben poco.

I PIANETI, OPERA 32

No, fermi, mettete vie torce e forconi: devo finire di spiegare il mio pensiero. Riesumando il concetto già espresso in apertura, No Man’s Sky non è classificabile – a mio avviso – in nessun genere videoludico: a un occhio poco attento, l’opera Hello Games potrebbe ricordare Elite, ma lo fa nello stesso modo in cui Thief può ricordare Quake; alcuni potrebbero descriverlo come un sandbox à la Minecraft, sbagliandosi di grosso; altri ancora potrebbero catalogarlo come un “Walking Simulator” con un trilione di pianeti da esplorare, ma anche questa volta non ci siamo affatto.

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la scomoda gestione dell’inventario risulta il vero antagonista del titolo

Ciò che mi ha messo in crisi, e che continua a mandarmi in confusione, è che No Man’s Sky ha la sua personalissima identità. È innegabile che Sean Murray e il suo team abbiano preso ispirazione da diverse opere del passato, che siano esse videogiochi o le copertine della saga letteraria Urania, giusto per fare un esempio, ma attualmente è impossibile trovare altrove le stesse emozioni che si provano grazie al titolo Hello Games, e ciò è senza ombra di dubbio il suo pregio più grande.

Lasciando momentaneamente perdere i problemi legati al lancio su PC, all’uscita del titolo l’utenza si è letteralmente spaccata in due fazioni, entrambe abbastanza in accordo sulle incredibili potenzialità di un universo tanto vasto quanto ricco di sorprese uniche nel loro genere, grazie alla proceduralità dell’insieme, ma in totale disaccordo su quello che NMS potesse offrire, tanto da arrivare a definirlo “noioso”, “ripetitivo” e “pieno di nulla”. Sapete qual è la cosa divertente? Hanno ragione. Più o meno. No Man’s Sky è paragonabile ad un meraviglioso concerto di musica classica: lento, a tratti epico, in grado di farti venire la pelle d’oca e, dopo cinque secondi, capace di rilassarti completamente, e sai di poterlo ascoltare per interi giorni senza mai averne abbastanza. Non puoi però portare un amante del metal (per esempio) a un concerto del genere: abituato a musica completamente diversa, rischia di addormentarsi o, peggio, di rompere le scatole a quelli seduti vicino a lui. Nessuno dei due ha la ragione in tasca, semplicemente hanno gusti diversi, e nemmeno in dieci ore di discussione uno riuscirebbe a convincere l’altro.

Un problema, a conti fatti, c’è stato prima del lancio ufficiale, ed è stato prettamente di comunicazione. Vuoi per un errore di marketing, vuoi per la volontà di mungere completamente una vacca che già prometteva barili di latte, si è deciso di invitare tutta la popolazione di un paese a questo “grandissimo concerto”, senza prima specificarne la scaletta in programma e senza sincerarsi dei gusti della folla. Aggiungendo a tali variabili tutto il male che può causare un Hype grande come un autotreno a cui vengono sabotati i freni, non poteva che uscirne un macello.

SOLI NELL’UNIVERSO

No Man’s Sky non è certamente perfetto, ma mai prima d’ora è stato tutto così soggettivo: escludendo qualche effettivo problema a livello grafico (non è simpatico veder comparire dal nulla intere montagne davanti al proprio naso, almeno nella versione PS4), ognuno di noi potrebbe catalogare come difetti eventuali mancanze riscontrate durante l’esplorazione e il combattimento, come il discusso sistema d’inventario che costringe il giocatore, nelle prime ore dell’avventura, a sacrificare risorse e oggetti per fare spazio a materiali di più alta priorità.

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anche riuscendo “a vedere il codice”, l’opera di Hello Games continua a meravigliare

Anche in questo caso, è difficile esporre un vero e proprio giudizio: a noi l’idea di una pizza con l’ananas potrebbe far rabbrividire, eppure colui che l’ha inventata non era un pazzo omicida. In tanti avranno insultato il povero pizzaiolo, eppure egli, nella sua visione di una “pizza perfetta”, ha deciso che servivano fette di ananas. Per No Man’s Sky vale lo stesso: se Murray ha “sognato” il suo titolo in questo modo, in cui la scomoda gestione dell’inventario risulta a conti fatti il vero antagonista del titolo, non dobbiamo fare altro che accettare tale scelta. Liberi di esprimere il proprio parere, ci mancherebbe, ma con tutte le pizze sul menù nessuno ci obbliga a mangiare proprio quella che non ci piace.

Il fatto che mi sta stupendo particolarmente è che, dopo diversi giorni di gioco, No Man’s Sky continua a ronzarmi nella mente, e non vedo l’ora di riprendere in mano il pad per esplorare qualche nuovo pianeta, cercare qualche artefatto alieno e sperare di incappare in qualche astronave migliore del mio “catorcio a rotelle”. Ora dopo ora, la magia iniziale va inevitabilmente a scemare, e dell’immensità dei pianeti da esplorare rimane, ben presto, solo quella manciata di edifici in cui è possibile trovare diversi tipi di risorse e oggetti. Eppure, anche riuscendo “a vedere il codice”, l’opera di Hello Games continua a meravigliare con qualche piccola chicca, figlia di un fortuito colpo di fortuna procedurale o, chi lo sa, inserito a mano dagli sviluppatori.

Attualmente non posso dire quanto tempo durerà questa strana magia, e di punto in bianco potrei lasciare il pad sul divano sospirando un sofferto “basta così”, quel che è certo è che non riesco a non pensare a No Man’s Sky, alla voglia di condividere su Facebook le scoperte da me effettuate e qualche storia vissuta grazie a quella narrativa aperta che tanto mi fa impazzire. Incredibile come l’emozione più grande provata nella mia avventura, ben lungi dall’essere terminata, sia stata atterrare su un pianeta per poi constatare che i diversi luoghi e gli animali erano già stati scoperti e registrati da un altro giocatore. L’idea di aver condiviso lo stesso panorama e gli stessi pericoli con un altro esploratore dello spazio mi ha scombussolato e, allo stesso tempo, rincuorato: con un numero di pianeti così elevato quali sono le possibilità di atterrare sullo stesso corpo celeste? L’idea che, un giorno, qualcuno attraversi il sistema The Games Machine per atterrare poi sul Pianeta Deserto dei Keiser (sì, esistono davvero) mi fa sinceramente emozionare.

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tra tutti gli aggettivi spendibili per No Man’s Sky mai mi verrebbe in mente la parola “vivo”

Infine, prima di lasciarci, vorrei aggiungere il mio parere sul discorso multiplayer: che ci crediate o meno, vivo No Man’s Sky come se fosse un Dark Souls. No, non sono impazzito: mi riferisco all’ambientazione di gioco, non alle meccaniche! In qualche modo è come se fossi l’ultimo esploratore della mia razza in un universo ormai morente (tra tutti gli aggettivi spendibili per l’opera Hello Games mai mi verrebbe in mente la parola “vivo”), zeppo di misteri ed esseri che ormai sono solo l’ombra del loro passato, quasi “vuoti” se mi passate il termine, e incontrare un altro giocatore durante l’esplorazione di una caverna sotterranea, vi assicuro, distruggerebbe la mia personalissima magia. Del resto, la classificazione dei pianeti e delle forme di vita potrebbe essere un retaggio di qualche esploratore spaziale deceduto da qualche millennio o, perché no, essere frutto di un universo in cui “il tempo è distorto”.

Direi che posso fermarmi qui con i miei castelli di carte, con la promessa che ci risentiremo presto con quella che sarà, finalmente, la recensione finale di No Man’s Sky. Vi saluto con la stessa citazione che ho letto sul titolo Hello Games, nella schermata di caricamento dopo un incontro poco fortunato con un paio di pirati spaziali: “C’è così poco tempo, e così tanto universo.” – Terry Pratchett, L’ultimo Eroe.

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