Street Fighter V - Recensione e Videorecensione

PC PS4

Sono passati otto anni dall’esordio di Street Fighter IV, il gioco che ha dato quello scossone a una scena competitiva che la stessa Capcom riteneva un capitolo chiuso. “I picchiaduro sono morti“, dicevano tutti, ma bastò pubblicare Super Street Fighter 2 HD Remix su Xbox e PS3 per svegliare quell’istinto tenuto a freno come un animale in gabbia nei cuori di chi ha assistito alla rivoluzione che fu Street Fighter 2, un quarto di secolo fa. Street Fighter V arriva sui nostri monitor e sulle televisioni attaccate a una PlayStation 4 (spiacente, possessori di Xbox One, purtroppo non siete invitati alla festa) in tempo per festeggiare i venticinque anni che ci separano da quel fatidico 6 Febbraio 1991, ma lo fa a modo suo, con le sue regole.

Street Fighter V è un progetto a lungo termine, destinato a diventare sempre più grande

In primis perché si tratta del primo capitolo della numerazione ufficiale a debuttare su sistemi domestici, saltando quindi il “battesimo del gettone da celebrare in un panorama arcade che, purtroppo, anche in Giappone comincia ad accusare i colpi, con oltre 250 game center chiusi nel solo 2015. In secondo luogo, perché è destinato a diventare sempre più grande un po’ alla volta, mese dopo mese. Street Fighter V è un progetto a lungo termine, nonché il desiderio da parte di Capcom di fare un passo avanti, stravolgendo diversi stilemi che regolano gli scontri tra Ryu e soci da tre lustri a questa parte.

YOU CAN’T ESCAPE!

Street Fighter V debutta con sedici personaggi, un numero non particolarmente alto, ma destinato a salire nei prossimi mesi. Prima di parlare di questo, però, è importante chiarire le nuove meccaniche per chi, negli scorsi mesi, non ha potuto partecipare alle varie beta del gioco. La EX Gauge è ancora al suo posto, per quella niente paura: cresce colpendo l’avversario ed è il veicolo per attivare versioni potenziate delle classiche mosse speciali e le potentissime Critical Art, tecniche che svuotano del tutto l’indicatore in cambio di una potenza in grado di cambiare in un attimo le sorti della battaglia. Il Focus Attack ci saluta invece, sostituito dal Variable System, una meccanica in grado di differenziare ulteriormente i personaggi. Ogni lottatore dispone quindi di una V-Skill, una tecnica personalissima attivabile premendo i due attacchi medi. Quella di Ryu è, ad esempio, del tutto simile al parry di Street Fighter 3, mentre M. Bison può decidere se assorbire i proiettili o rispedirli al mittente.

La nuova meccanica del V-Gauge permette di scatenare colpi speciali in grado di ribaltare le sorti dello scontro

Questa è però solo la punta dell’iceberg, perché il grosso del sistema ruota attorno a V-Gauge, un nuovo indicatore che si riempie subendo colpi o attaccando con quei V-Skill in grado di danneggiare l’avversario. È diviso in più segmenti, con il numero che varia a seconda del personaggio; al prezzo di una tacca si ha accesso al V-Reversal, una contromossa simile allo Z-Counter della serie Street Fighter Zero, ma il bello comincia quando raggiunge il massimo e viene sacrificato per scatenare il V-Trigger, un’abilità che spazia dal teletrasporto al potenziamento temporaneo, arrivando a lottatori che ne beneficiano alterando aspetto e parte del moveset come nel caso del ferale Necalli. Una dinamica che pesa come un macigno sulla dinamica degli scontri e che varia profondamente a seconda del personaggio. Parlando di loro, le vecchie glorie sono cambiate, e non solo nell’aspetto. Gli anni passano per tutti, e se Bison mostra qualche capello bianco, Birdie ha messo su qualche chilo di troppo, mentre Nash è letteralmente tornato dalla tomba, con un aspetto sinistro che ricorda in parte il celebre Black Jack di Tezuka, forse ispirato a Shadow, il “Nash Oscuro” di Marvel Super Heroes vs Street Fighter, chi può dirlo.

Come accennato, l’estetica non è però la sola differenza, perché quei vegliardi dei world warrior sono stati discretamente stravolti, infrangendo alcune delle abitudini a cui siamo stati pigramente abituati in tutti questi anni. Dhalsim è ora un vero e proprio zoner, con gli yoga fire che descrivono una parabola, mentre lo spagnolo Vega non è più un personaggio “a caricamento”, capace ora di rinfoderare gli artigli a piacimento, guadagnando l’accesso a nuove combo o proiezioni. Dove non c’è una completa rivisitazione troverete comunque qualcosa di nuovo da studiare tra input modificati, attacchi personali ed eventuali effetti del V-Trigger. I quattro nuovi volti convincono alla stesso modo, compreso l’apparentemente buffo F.A.N.G., il nuovo vicecomandante della Shadaloo che ha saltato l’appello con l’ultima beta. Un po’ Duo Lon di King of Fighters, F.A.N.G. ha un potenziale mostruoso in fatto di combo, forte di eccellenti attacchi normali e della possibilità di avvelenare l’avversario, prosciugandone lentamente la vitalità.

I quattro volti nuovi del roster convincono tanto quanto quelli che già conosciamo

Come nel caso della bellissima brasiliana Laura Matsuda, il personaggio è stato creato da Yoshinori Ono e la sua squadra considerando quei territori con una fervida fanbase, tuttavia privi di un personaggio che li rappresentasse, in questo caso l’Asia orientale. Visto il risultato, tocca darci da fare per convincere Capcom a regalarci un lottatore tricolore, perché i nuovi arrivi sono eccellenti. Sarà il talento del direttore artistico Takayuki Nakayama, sarà il nuovo motore che sottolinea l’impatto dei colpi in modo squisitamente soddisfacente, ma i fantastici quattro sono tra le cose più belle mai capitate nella storia di Street Fighter. I movimenti fluidi del carismatico Rashid, la forza bruta e selvaggia di Nacalli, le vesti svolazzanti e l’atteggiamento sprezzante di F.A.N.G. o la letale bellezza di Laura faranno innamorare anche i più feroci conservatori, quelli che minacciavano di abbandonare per sempre Capcom all’arrivo di Necro od Oro. Peccato che i fondali non godano dello stesso carisma, con una decina di scenari che spaziano dall’anonimo al più che discreto, come nel caso della tenuta Kanzuki. Addirittura la Chinatown di turno attiva speciali animazioni qualora un avversario venga finito con un attacco speciale vicino ai bordi, citando (o almeno amo pensarlo) Real Bout Garou Densetsu, ma altri si scontrano con una palette piuttosto monotona che conferisce un look opaco e banale. Il tutto senza contare le poco fluide animazioni degli astanti, elemento che spero di non ritrovare nella versione PC.

BREAK YOU UP INTO PIECES!

Ono non è l’unico volto storico dietro al progetto, poiché Capcom ha coinvolto nello sviluppo del gioco anche i Dimps, storico studio capitanato dal leggendario Takashi Nishiyama, il creatore del primissimo Street Fighter nel lontano 1987. A parte la consulenza di Takashi San, Street Fighter V guadagna ulteriore prestigio con le bellissime tavole dell’ormai leggendario Bengus, disegnatore al soldo di Capcom artefice delle più belle illustrazioni dell’epoca CPS2 assieme al collega Kinu Nishimura. I suoi lavori possono essere ammirati nella modalità storia, un punto dolente che prima o poi dovevamo affrontare. Senza troppi giri di parole, se siete giocatori solitari e non avete alcuna intenzione di confrontarvi con sfidanti in carne e ossa, al momento Street Fighter V potrebbe non essere il gioco per voi. Fa male, lo so. Ogni personaggio dispone di una propria storia, che però viene narrata senza troppi convenevoli in un paio di combattimenti.

Ogni personaggio racconta una propria storia, narrata senza troppi convenevoli in un paio di combattimenti

In poco più di un’oretta conoscerete a memoria il passato dei sedici protagonisti e vi rimarrà solo il survival mode perché – sacrilegio! – questo è uno Street Fighter senza modalità arcade. Se da una parte un gioco simile trova effettivamente la sua dimensione ideale nello scontro online o in locale, dall’altra è innegabile che una simile carenza di opzioni sia destinata a diventare un fattore cruciale per molti. A meno che non vogliate fare buon viso a cattivo gioco e portare pazienza, perché Street Fighter V è un progetto che si trasformerà nei prossimi mesi, diventando sempre più ricco. Già a partire da Marzo sarà disponibile Alex, il primo dei sei lottatori DLC che verranno resi disponibili su base mensile, con una pausa a Giugno per la pubblicazione del Cinematic Story, una corposa espansione gratuita che donerà al gioco una narrazione interattiva simile a quella apprezzata negli ultimi due Mortal Kombat. Continuando a parlare di roba gratis, che male non fa, a Marzo il menu del gioco sarà arricchito dalle sfide con cui mettersi alla prova di fronte a combo sempre più ingarbugliate, personalizzate per ognuno dei lottatori, assieme alla possibilità di invitare fino a otto persone nelle lobby online.

Marzo sarà anche il mese in cui aprirà il negozio, in cui fare acquisti con i Fight Money, la valuta del gioco. Questa potrà essere guadagnata semplicemente giocando; a tal proposito, Capcom asserisce che anche solo completare l’attuale modalità storia frutterà un gruzzolo tale da permettere l’acquisto di Alex senza sganciare un centesimo, perché ovviamente saranno disponibili scorciatoie per quelli che desiderano tutto e subito, senza paura di strisciare la carta di credito.

La buona notizia è che il gioco supporta i controller della precedente generazione

Tra i personaggi DLC verranno in seguito resi disponibili anche Balrog, Guile, Ibuki, Juri e Urien, per tornare a fare inalberare gli avversari con l’Aegis Reflector come ai bei tempi del Third Strike. Presumibilmente, perché al momento nessuno sa come saranno trattati questi lottatori, visti gli stravolgimenti cosmetici e non di cui si parlava prima. Riguardo il gioco online al momento c’è poco da dire; è stato soddisfacente durante l’ultima beta e si è comportato molto bene in questi giorni, ma per un verdetto vero e proprio dovremo attendere martedì, quando i server saranno presi d’assalto. Personalmente apprezzo molto il sistema che avvisa di aver trovato uno sfidante in maniera assolutamente non intrusiva, lasciando al giocatore la scelta di salire sul ring o continuare a giocare contro la CPU. E infine posso confermare con la gioia nel cuore il supporto per le periferiche della scorsa generazione qualunque esse siano, dall’arcade stick cablato ai fightpad della Mad Catz. Un giro nelle opzioni per assegnarli e via, pronti per una nuova generazione di calci e pugni digitali.

Da amante dei picchiaduro, trovo Street Fighter V commovente, da tanto è bello. Le nuove meccaniche donano pepe e varietà a personaggi familiari ma allo stesso tempo freschi, mentre i nuovi volti convincono in virtù di un character design azzeccato a cura del veterano Takayuki Nakayama. Non sarà il roster più numeroso in circolazione, ma sicuramente è il più convincente. Qualche lieve incertezza nel motore grafico non pregiudica una giocabilità stellare, per un titolo destinato a diventare ancora più completo nei prossimi mesi. Detto questo, il voto va però assegnato valutando quello che al momento Street Fighter V è, e non quello che sarà. È un gioco solidissimo, bello da vedere e giocare, ma la disarmante carenza di modalità per i giocatori solitari è un fattore da mettere sul piatto, destinato a fare la differenza per una buona fetta di potenziali acquirenti, nonché il segno che i tempi della pantagruelica conversione di Street Fighter Zero 3 e del suo World Tour Mode sono ormai un ricordo remoto. Se questo non è un deterrente e amate il genere, sappiate che Street Fighter è tornato sul trono del re dei combattenti, e ci rimarrà per parecchio tempo.

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Pro

  • Interessanti modifiche ai personaggi storici.
  • Ottimi i quattro nuovi lottatori.
  • Sistema di gioco abbordabile ma profondo.
  • Nuove meccaniche che convincono.

Contro

  • Drastica carenza di modalità single player.
  • Grafica non sempre al top.
9

Ottimo

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.

Rispondi

  1. Cross posto anche qua:

    Io sono indeciso.

    Fino a qualche settimana fa era abbastanza convinto ad acquistarlo perchè lo vedevo come un buon passatempo in attesa di Xrd Revelator (che dopo averlo provato in sala a Tokyo per me è il vero re dei picchiaduro di questa generazione, sorry Dan! ), ora però più vedo spezzoni di partite e più mi scende la scimmia. La meccanica del V trigger sembra carina (e li si vede che c'è Woshige dietro a parecchie scelte di design del gioco), spero solo che ci sia un poco di profondità dietro e che non sia solo una cosa fine a stessa messa giusto per diversificare il cast e basta.

    Mi sa che alla fine lo comprerò ugualmente perchè questo è uno di quei giochi che va provato punto per farsi una concreta opinione, male che vada lo rivenderò se vedo che non mi acchiappa.
    La modalità survival in realtà è divertente, con fino a cento combattimenti da affrontare al livello più alto per sbloccare colori. Vengono assegnati modficatori random alla fine di ogni arena in cambio di punti; in questo modo non vivi con l'incubo di dover sopravvivere con una sola barra d'energia. Però nella recensione è scritto tutto: non è il gioco per chi ama dedicarsi al single player. Le sfide e il Cinematic Story Mode aggiungeranno ciccia, ma costringeranno ad aspettare il mese prossimo e Giugno.

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