Commodore LEO – Recensione

commodore leo recensioneDopo aver cincischiato un po’ con il primo smartphone, il Commodore PET, Commodore Business Machines ha raddrizzato un po’ il tiro e ha messo sul mercato LEO, un dispositivo portatile di tutto rispetto, che ben si colloca, rispetto alla concorrenza, nella fascia di prezzo cui è proposto, ovvero 249 euro. Va subito detto, a uso e consumo dei nostalgici, che il marchio Commodore non deve assolutamente fuorviare la percezione del dispositivo: siamo di fronte a uno smartphone fatto e finito, che non vuole in nessun modo riecheggiare i fasti ludici di un glorioso passato; questa incomprensione, in parte alimentata in maniera inconsapevole dallo stesso produttore all’uscita di PET, è fugata definitivamente con LEO, che è tutto tranne che un dispositivo figlio di un’operazione nostalgia.

SOLIDO COME UNA ROCCIA

Che dietro a LEO ci sia la volontà di correggere il tiro rispetto agli inciampi di PET è evidente già appena estratto lo smartphone dalla confezione. La scocca in alluminio restituisce una sensazione di solidità che è rara in prodotti della fascia di prezzo cui appartiene, e questo nonostante il peso contenuto di 150 grammi. Nella sua essenzialità, la linea del Commodore LEO è accattivante, ed è apprezzabile che all’interno del pacchetto base si trovino in dotazione anche una pellicola protettiva e una cover trasparente. Freccia in giù, invece, per l’assenza di auricolari e per il trasformatore da soli 0,5A, che ho immediatamente riposto nella confezione a causa di una certa lentezza nella ricarica, avendo a mia disposizione in salotto un multi HUB da 2A. La batteria da 2200 mAh non è certo un mostro di capienza, ma regge tranquillamente un giorno e mezzo abbondante di fruizione “normale”, mentre si arriva comunque a sera anche con un utilizzo più “spinto”, a patto di non esagerare troppo.

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Il marchio Commodore non deve assolutamente fuorviare la percezione del dispositivo

Il display è un Full HD da 5 pollici che bene fa il suo mestiere e che ricopre di fatto quasi tutta la superficie del dispositivo. Sotto di esso batte una CPU MediaTek MT6735 Quad Core a 64bit, ovvero niente di particolarmente performante, ma sufficiente a sostenere le esigenze di qualsiasi App al di fuori dell’ambito gaming estremo; semmai, si sarebbe potuto fare qualcosa di più con la RAM, visto che 2 GB non sono proprio tantissimi, ma comunque abbastanza per evitare rallentamenti, a patto di non lasciare aperti in background troppi applicativi. La memoria interna è da 16 GB, ma è comodamente espandibile fino a 64 GB tramite microSD.

Decorose anche le due fotocamere. Quella principale da 16 Megapixel, oltre a scattare foto, consente di girare video in Full HD ed è dotata di un discreto stabilizzatore; quella lato schermo, da 8 Megapixel, è ovviamente meno performante, ma comunque fa il suo mestiere senza troppi patemi, a patto di non pretendere grandi prestazioni in situazioni di bassa luce, laddove entrambi gli obiettivi pagano pegno anche nei confronti di altri smartphone concorrenti.

CONCLUSIONI

Lollipop è il sistema operativo Android scelto dai produttori per Commodore LEO. Al primo lancio lo smartphone è di fatto estremamente “pulito” e sostanzialmente privo di bloatware: una scelta, questa, che mi sento di appoggiare con tutta la forza possibile, e che mi ha consentito di fruire del dispositivo fin da subito e con un discreto quantitativo di RAM libera, senza perdere tempo nelle consuete operazioni di eliminazione che troppo spesso tocca compiere prima di portare i device a condizioni di utilizzo accettabili.

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La mia esperienza con Commodore LEO può dirsi positiva

Di base, la mia esperienza con Commodore LEO può dirsi positiva. Lo smartphone ha prestazioni in linea con la fascia di prezzo cui è proposto, e ha dalla sua principalmente una solidità costruttiva da dispositivo di fascia medio/alta, nonostante l’hardware non proprio prestante, ma comunque adatto a un utilizzo standard. Se, insomma, siete alla ricerca di un device capace di portarvi lungo tutta la giornata senza eccessivi patemi, e non avete la pretesa di giocare per un intero pomeriggio alla versione mobile di Hearthstone, il Commodore LEO fa proprio al caso vostro. A patto di ricordarvi che quella grande “C” che campeggia sulla confezione non è più sinonimo di retrogaming, s’intende.

VOTO 8

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