Ace Combat 7 - Recensione

PC PS4 Xbox One

Per le serie videoludiche che ci accompagnano da lustri, uno dei segreti del successo è riuscire a rinnovarsi introducendo via via novità interessanti senza però sconvolgere la propria natura con il conseguente rischio di alienare la propria fan base. Ace Combat vanta niente di meno che diciannove titoli, che spaziano dal primo Air Combat, uscito nelle sale giochi nel 1992, a giochi per mobile come Ace Combat: Northern Wings. L’ultimo capitolo multi-piattaforma fu Ace Combat: Assault Horizon, il quale uscì nell’ormai lontano 2011 (2013 per PC), per cui c’era ormai grande attesa per Ace Combat 7: Skies Unknown, ultima iterazione della saga prodotta da Bandai Namco, in uscita oggi per PS4 e Xbox One, e su PC il 1 febbraio.

PUNTARE IN ALTO

Da sempre, Ace Combat significa arcade e anche in questa iterazione rimane lontano da un modello di volo o di fisica realistica. Al contrario, gli aerei che pilotiamo caricano letteralmente centinaia di missili e possono subire colpi diretti senza scomporsi o soffrire di avarie di alcun tipo. In certe situazioni, arrivano a ridurre la loro velocità in modo da incanalarsi in un canyon, o addirittura entrare in una galleria stradale! I velivoli da comandare riprendono invece in maniera esatta le controparti reali nell’aspetto, e le caratteristiche tipo manovrabilità e gittata delle armi sembrano rispecchiare l’evoluzione delle varie generazioni di caccia. Nuovi aerei e parti aggiuntive che ne migliorano determinati attributi vengono messi a disposizioni spendendo l’esperienza accumulata nel corso della campagna da affrontare in solitaria o nelle partite multiplayer; il completamento dello story mode non basterà a sbloccare tutto l’albero di mezzi e tecnologie, per cui le sfide online sono un buon modo per aumentare la propria collezione di velivoli. Le modalità multiplayer sono due: deathmatch e team deathmatch, per cui non aspettatevi chissà quale varietà di partite, ma almeno da una prova dei server la stabilità sembra già garantita al day one.

Mancano le meccaniche che arricchivano il gameplay dei capitoli precedenti

Nella campagna in singolo, i combattimenti sono sia aria-aria che aria-terra, e la maggior parte delle missioni li prevede entrambi. Sia i missili che le bombe hanno sistemi di puntamento automatico, per cui l’unica abilità richiesta sta nel trovare il momento giusto per fare fuoco, in sostanza cercando di porsi in coda al proprio obiettivo. A causa della rapidità dei movimenti dei nemici, il mini-gun in dotazione è molto poco efficace. Manca infatti il sistema di lock-on presente in Ace Combat: Assault Horizon, che andava ad attivarsi su determinati bersagli e dava vita a scontri ravvicinati, quasi su binari, dove il mitragliatore trovava i suoi momenti di gloria. Erano situazioni di grande spettacolarità con tanto di kill cam finale, che avrei ritrovato volentieri. I bombardamenti a terra sono meno divertenti perché prendere la mira su un bersaglio fermo non richiede nessuna abilità, e la difficoltà sta nell’evitare i missili dei siti SAM. Quando questi si fanno numerosi può capitare di distrarsi e farsi abbattere, con risultante frustrazione di dover ripetere quella che pare essere più una rogna da cui liberarsi in fretta che un divertimento. A questo si aggiunge la collocazione dei checkpoint, che possono obbligare a ripetere anche quindici minuti di noia. Per completare le missioni, la sfida si concretizza nell’individuare quali siano i bersagli cui dare priorità, vuoi per raggiungere un punteggio minimo in un lasso di tempo determinato, vuoi per difendere obiettivi sensibili. Solo nelle boss fight le nostre abilità di pilotaggio vengono davvero messe alla prova.

VISTA MOZZAFIATO

L’aspetto su cui è impensabile avere qualcosa da ridire è il comparto grafico: lo definirei quasi al limite del fotorealismo, ma la verità è che credo che i paesaggi, i giochi di luce, gli effetti meteo e i riflessi del mare siano addirittura più belli di quanto ci si possa aspettare dal mondo reale. Si passa da oceani ghiacciati a canyon ricoperti di folta vegetazione, passando per deserti oscurati da tempeste di sabbia e montagne coperte quasi per intero dalle nuvole, da cui però sbucano le cime. Tutti questi scenari sono fantastici, tanto che è stata ideata anche una modalità in cui visitarli liberamente senza alcun nemico. Una delle componenti che contribuisce a tanto splendore agli ambienti è la varietà di situazioni meteorologiche, le quali rappresentano una delle principali peculiarità di Ace Combat 7 anche a livello di gameplay. Le nuvole, infatti, sono un’ottima copertura per confondere i sistemi di puntamento dei missili altrui, ma al tempo stesso la visibilità, le capacità del radar e la stabilità del proprio mezzo ne risentono. Si tratta di un bel tocco che introduce una variabile da tenere in considerazione, e i ragazzi di Project Aces hanno messo in fila una serie di missioni pensate specificamente per mettere in mostra come il meteo possa creare situazioni inaspettate.

Panorami e ambientazioni sono addirittura più belli di quanto ci si possa aspettare dal mondo reale

Si tratta delle missioni più fresche e nel complesso meglio riuscite all’interno di una campagna più lunga rispetto agli ultimi capitoli: arriviamo a venti missioni, durante le quali non mancano diversi colpi di scena, uno dei quali piazzato con sapienza proprio quando avremmo pensato di approssimarci ai titoli di coda. Grande merito va anche riconosciuto alla colonna sonora, che alterna brani orchestrali per sottolineare i momenti più eroici a pezzi dalla personalità unica, grazie a una chitarrina rock-blues che dona freschezza alle partite. Quest’ultima tipologia di tracce mi è piaciuta in modo particolare e ho trovato che dia il giusto ritmo per iniziare le missioni sentendosi un vero cowboy dei cieli. Non siamo ai livelli jazz di Cowboy Bebop, ma l’effetto brioso e dinamico me l’ha riportato alla mente.

VIVERE IL COCKPIT

Così come l’azione di gioco, anche la narrazione non cerca il realismo e anzi prova a creare situazioni e personaggi tesi versi l’epicità come un F-22 che cabra verso il blu profondo dell’infinità per conquistare il dominio dei cieli… ecco, se questa frase vi pare al di sopra delle righe, vi ho dato un’idea del tono e dei dialoghi tra le missioni. Il tema principale va ad approfondire la relazione tra guerra e automazione, sottolineando come l’assenza di umanità dei droni che combattiamo li renda ancora più pericolosi di un avversario in carne e ossa, in quanto incapaci di ravvedersi e riconoscere le ragioni altrui. Le vicissitudini che affrontiamo ci portano alla posizione di leader della nostra squadra, ma non è previsto nessun controllo sui propri wingman, presente invece in Ace Combat 6. In generale, gli alleati fanno più tappezzeria che altro, nel senso che il loro contributo al completamento degli obiettivi è pressoché nullo, il che non crea quella sensazione di avere sì un ruolo fondamentale, ma comunque all’interno di una realtà più vasta i cui meccanismi si muovono anche in nostra assenza.

L’effetto in VR è proprio quello di ritrovarsi dentro a Top Gun

In aggiunta alla campagna principale, troviamo una corposa serie di missioni in realtà virtuale in esclusiva per PS VR, separate dalla storia principale. La qualità generale della grafica risente in parte delle restrizioni tecnologiche della VR, ma il gameplay è molto migliorato grazie alla possibilità di guardarsi intorno per riuscire a seguire le manovre ad alta velocità dei propri nemici. L’effetto è proprio quello di trovarsi dentro a Top Gun, e val bene un downgrade degli aspetti grafici. Il motion sickness si fa sentire molto meno di quanto mi sarei aspettato, e la lunghezza delle missioni aiuta a non renderlo un problema. Se quindi da una parte gli scontri aerei diventano più divertenti, i bombardamenti a terra sembrano ancora più tediosi; viene da chiedersi perché gli sviluppatori abbiano deciso di farcene sorbire una tale quantità.

Grafica stupenda, accompagnamento musicale con una grande personalità, ambientazioni varie e comparto VR di sostanza; Ace Combat 7: Skies Unknown ha tanti aspetti positivi, ma si tratta di accessori di lusso su una vettura con un motore che arranca. Il gameplay si riduce a scegliere l’obiettivo più rilevante, e fare fuoco al momento giusto con armi a puntamento automatico. La rimozione di meccanismi di gioco di capitoli precedenti rende l’esperienza ludica spoglia, e i pur meritevoli effetti meteo non bastano a rimettere sulla giusta traiettoria il prodotto Bandai Namco. C’è giusto quanto basta per gli appassionati del franchise, ma nel complesso si tratta di un capitolo che invece di andare avanti fa marcia indietro.

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Pro

  • Comparto audiovisivo di grande livello.
  • L'implementazione delle condizioni meteo rende alcune missioni memorabili.

Contro

  • Gameplay ridotto all'osso.
  • I molti bombardamenti sono noiosi.
7.5

Buono

Dopo traverse vicende in alcune cittá italiche, il nostro Solar Nico é sbarcato in terra d’Albione. Se da una parte ancora si da alla ricerca matta e disperata di un parco (ma anche un praticello va benissimo) per approfittare di qualsiasi mezza giornata di sole londinese, dall’altra Nicoló ha rassegnato ogni speranza all’idea di stare al passo della propria, sempre crescente, libreria Steam.
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