Non sono mai stato contrario alle versione rimasterizzate di videogiochi che hanno segnato pagine importanti nel percorso evolutivo del loro genere di appartenenza, o che siano addirittura riusciti a influenzare l’industria nel suo complesso. Ritengo sia molto importante che chiunque sia in grado di apprezzare titoli di cui magari non ha potuto godere al momento dell’uscita, o che abbia voglia di rigiocare sfruttando un comparto tecnico al passo con i tempi. È per questo che accolsi con favore l’annuncio di Age of Empires: Definitive Edition, pensando che la riedizione in alta definizione di questo grande classico potesse rendere giustizia a un RTS che ha segnato un’epoca. Purtroppo, siamo di fronte a un gioco che non è invecchiato per nulla bene, e non mi riferisco solamente al comparto tecnico.
PEPPERONI PIZZA
Dopo un primo approccio (in occasione della closed beta multiplayer, che ha preceduto di un mese il lancio vero e proprio), mi sono ritrovato combattuto tra sentimenti contrastanti. Se da un lato è indubbiamente stato svolto un buon lavoro sul versante della mera resa visiva, dall’altro sono rimasti tutti quei segni del tempo che hanno scavato dei solchi anche abbastanza pesanti in un gameplay che ha solo parzialmente superato la prova del tempo. Appena messe le mani sul prodotto finale, le perplessità non sono scomparse; anzi, i dubbi sull’effettiva riuscita dell’operazione messa in piedi da Microsoft e da Forgotten Empires – il team che si è occupato di questa remaster – si sono moltiplicati.
Voglio immediatamente mettere in evidenza un punto, affinché sia perfettamente cristallina la tipologia dell’intervento di restauro portato avanti dal team di sviluppo: la volontà di preservare il prodotto pubblicato nel 1997 da Ensemble Studios e dalla Casa di Redmond è del tutto inesistente. Lo si intuisce da buona parte degli elementi di cui discuto nell’articolo che state leggendo, ma lo si capisce subito appena ci si lancia a capofitto nelle campagne single player riprese dal videogioco originale e dalla sua espansione, The Rise of Rome. Mentre portavo avanti le prime missioni avevo la sensazione che ci fosse qualcosa di diverso, ma non riuscivo a inquadrare bene cosa non andasse negli scenari che si susseguivano uno dopo l’altro sul mio monitor.
la volontà di preservare il prodotto pubblicato nel 1997 da Ensemble Studios e dalla Casa di Redmond è del tutto inesistente
HOYOHOYO
Se gli sviluppatori avessero realmente voluto tutelare l’opera originale, non si sarebbero di certo azzardati a mutare in maniera così radicale le diverse campagne. Ed è in questo momento che mi sono fatto una domanda: posto che lo spirito di conservazione del gioco è inesistente, per quale motivo non sono state implementate tutte quelle migliorie che avrebbero permesso di svecchiare una formula ormai anacronistica? E qui arriviamo al delitto più grave che gli autori della Definitive Edition potessero commettere: offrire al pubblico del 2018 lo stesso gameplay presente nel gioco del 1997, con l’introduzione di qualche piccolissima modifica tutto sommato marginale.
Mancano quegli elementi la cui presenza è ormai data per scontata in tutti gli strategici in tempo reale moderni
A questo punto davvero non si riesce a capire quale fosse l’intenzione di Forgotten Empires nel momento in cui hanno preso in carico la realizzazione di questa Definitive Edition, dal momento che il prodotto finale non è né carne né pesce: non è una versione rimasterizzata dura e pura, poiché sono stati operati dei cambiamenti sul fronte del gameplay, nello specifico ambito delle mappe delle campagne; e non è neppure un remake, in quanto se lo si osserva da un altro punto di vista ci si accorge che le modifiche non sono tali da stravolgere radicalmente l’esperienza complessiva… anzi, per certi versi ci troviamo di fronte allo stesso gioco di due decenni fa, con tutti i limiti del caso.
E=MC2 TROOPER
Come se non bastasse, a tutto questo vanno ad aggiungersi delle problematiche proprie di questo rifacimento di Age of Empires. A quanto pare, gli sviluppatori sono intervenuti anche sulle routine dell’Intelligenza Artificiale, comprese quelle che riguardano il pathfinding; peccato che questo abbia fatto sorgere delle criticità che non possono essere ignorate. Più volte mi è capitato di assistere a dei lavoratori che – per motivi a me ignoti – rimanevano fermi mentre avrebbero dovuto raccogliere i materiali; altri, invece di fare la spola tra il deposito e il giacimento di minerali più vicino procedendo per la strada più breve (spesso in linea retta), andavano a fare un giro assurdo, esponendosi anche agli attacchi dei nemici. Gli stessi problemi si riscontrano anche nel caso in cui si impartiscano ordini di movimento a più unità militari contemporaneamente, le quali a volte si incastrano tra loro e non riescono più a muoversi verso l’obiettivo prestabilito. Insomma, il comportamento automatizzato delle unità è spesso imprevedibile e costringe il giocatore a controllare sistematicamente che ogni singolo soldato o cittadino lasciato nelle mani dell’IA svolga bene il proprio lavoro.
l’impressione è che questa Definitive Edition sia stata tirata su senza un’idea ben chiara circa la direzione del progetto
Dopo aver trascorso parecchie ore in compagnia di questa Definitive Edition di Age of Empires non ho ancora trovato la risposta a una domanda semplicissima: perché dovrei giocare a questo rifacimento? È chiaro che per certi versi ci troviamo di fronte a un RTS superato da gran parte dei titoli che sono stati pubblicati dal ‘97 in poi, compresi gli esponenti successivi della stessa serie, ed è altrettanto palese che il lavoro svolto da Forgotten Empires non sia riuscito a svecchiare una formula di gioco ormai anacronistica. Siamo di fronte a un restauro senza alcuna velleità filologica – lo dimostrano le varie modifiche apportate dagli sviluppatori – che però non ha il coraggio di osare un po’ di più al fine di implementare quei cambiamenti che avrebbero traghettato il grande classico targato Ensemble Studios nel terzo millennio. Un’occasione sprecata… che peccato!