Anno 2205 - Recensione

PC

La nuova incarnazione della serie gestionale firmata da Ubisoft Blue Byte prosegue sul sentiero futuristico già battuto da Anno 2070, lo scorso capitolo pubblicato quattro anni fa, e prova a mescolare le carte proponendo un sistema di gioco inedito basato sulla necessità di costruire insediamenti in zone diverse della Terra. Tutto ha inizio quando decidiamo che la nostra compagnia debba entrare a far parte del programma spaziale che porterà l’umanità alla costruzione di un reattore a fusione sulla superficie della Luna. Arrivare sul satellite terrestre, però, è tutt’altro che semplice: bisognerà prima di tutto piantare delle solide radici nel globo terracqueo, gettando le fondamenta di un complesso impero industriale e finanziario in grado di sostenere l’ambizioso progetto lunare.
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ALLA CONQUISTA DEL MONDO

L’avventura della nostra corporazione parte da un piccolo arcipelago in una zona temperata della Terra, dove avrà luogo la fase uno delle tre che costituiscono il programma che ci farà posare gli scarponi sulla Luna: all’inizio dovremo erigere le case dei lavoratori e mettere in piedi le prime fabbriche che avranno lo scopo di produrre i materiali necessari per sostenere l’espansione del business, senza trascurare l’alimentazione dei dipendenti, andando a costruire risaie, piantagioni di agrumi e impianti di trasformazioni delle materie prime in cibo pronto per le tavole dei sottoposti. Il tutto è scandito dalle missioni affidateci dalla nostra assistente, una serie di incarichi sequenziali la cui soddisfazione è propedeutica alla costruzione e al successivo potenziamento dello spazioporto regionale.

Completato il primo stadio si passa a quello successivo: la seconda fase prevede infatti un cambio di location, che ci vedrà volare fino ai freddi territori artici. È qui che si trovano abbondanti giacimenti minerari, ed è qui che dobbiamo stabilire la parte più consistente delle attività estrattive. Il copione è pressoché identico: edificare gli alloggi degli operai e costruire gli impianti produttivi. Le cose, però, diventano un po’ più complesse dato che bisognerà tenere conto di un’altra variabile: le risorse devono essere scambiate da una zona all’altra poiché gli input di alcune fabbriche stanziate nella colonia tropicale sono disponibili solo al polo, di contro alcuni cibi e prodotti finiti non possono essere realizzati nell’insediamento artico, ma sono necessari per la sua espansione e per mantenere alta la soddisfazione dei dipendenti. Ecco che viene in nostro aiuto la possibilità di instaurare delle rotte commerciali tra le varie zone del mondo, in questo modo possiamo scambiare i beni in eccesso tra le diverse location. Già, perché le colonie vanno gestite tutte contemporaneamente: in qualsiasi momento è necessario passare da una cittadina a un’altra per andare a oliare questo o quell’ingranaggio della macchina industriale.
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FLY ME TO THE MOON

La ricetta non cambia nemmeno una volta sbarcarti sulla Luna, anche se qui bisognerà fare i conti con un ambiente fortemente ostile: se sulla Terra l’ostacolo principale è rappresentato dalla necessità di mantenere al caldo i lavoratori di stanza nelle zone artiche, a quasi quattrocentomila chilometri dal nostro pianeta sono le tempeste di meteoriti a causarci non pochi grattacapi. Per questo motivo devono essere eretti dei generatori di scudi che vadano a proteggere le installazioni costruite all’interno dei crateri lunari.

Le condizioni atmosferiche e le avversità provenienti dalle profondità dello spazio, però, non saranno le uniche difficoltà a cui la nostra corporazione dovrà far fronte. Non avremmo a che fare con un gioco della serie Anno se non ci fosse anche un pizzico di strategia in tempo reale: di tanto in tanto verremo messi al comando di una flotta di navi per affrontare missioni di vitale importanza per il prosieguo del programma spaziale. Dovremo contrastare periodicamente gli attacchi di un’organizzazione paramilitare che si batte per l’autonomia delle colonie lunari dall’egemonia delle corporazioni, la cosiddetta Orbital Watch. Gli indipendentisti cercheranno in ogni maniera di rallentare la corsa verso la realizzazione del reattore a fusione, a noi spetterà il compito di scendere in battaglia e suonarle di santa ragione a questo gruppo armato. Purtroppo è nelle fasi RTS che risiedono i difetti principali di Anno 2205: tutte le missioni si risolvono in banali mischie prive di mordente, questo a causa di un’intelligenza artificiale nemica palesemente deficitaria. Come se non bastasse, abbiamo solamente sei missioni ambientate in appena due scenari differenti, un po’ poche se si considera che ogni tanto bisognerà ripeterle per entrare in possesso di alcuni materiali speciali utili per il potenziamento degli edifici.
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Desta delle perplessità anche tutta quella fase di gioco che segue il completamento del primo reattore a fusione, un evento che di fatto segna la conclusione del programma lunare e la fine della sequenza di missioni principali. C’è ben poco da fare dopo aver posato l’ultimo mattone della futuristica centrale elettrica: non ci resta che continuare ad accumulare crediti da impiegare nella costruzione del quartier generale della corporazione, magari affrontando qualche semplicissima missione secondaria mentre il conto in banca continua a gonfiarsi. Anche la difficoltà crolla vertiginosamente, azzerando quasi completamente il senso di sfida: diventa virtualmente impossibile perdere per bancarotta. Intendiamoci, prima di arrivare a terminare il progetto sarà passato un discreto quantitativo di ore, e in questo arco di tempo Anno 2205 riesce a intrattenere abbastanza bene, peccato che la rigiocabilità sia molto scarsa. È vero, abbiamo a che fare con un gestionale cittadino, ma la sua particolare formula di gameplay lo rende molto diverso dagli altri esponenti dello stesso genere, meno sandbox e più incentrato sulla successione di incarichi prestabiliti: sono proprio questi paletti a determinare una certa rigidità di fondo che può andare bene durante la prima partita, ma che non garantiscono lo stesso replay value che può avere un SimCity o un Cities: Skylines. Una lacuna non da poco in un prodotto altrimenti ben confezionato.

I ragazzi di Ubisoft Blue Byte hanno gettato delle fondamenta molto solide sulle quali hanno costruito un ibrido gestionale/strategico tutt’altro che perfetto, ma con qualche elemento interessante. Il concetto di fondare più di un insediamento e di raccogliere le risorse prodotte nei vari angoli del pianeta per uno scopo più grande è senza ombra di dubbio intrigante, ma lo svolgimento dei medesimi incarichi durante ogni partita è anche ciò che condanna Anno 2205 a una linearità fin troppo marcata, che mina il grado di rigiocabilità dell’esperienza complessiva. Le fasi strategiche, poi, non aiutano: al di là dei deficit dell’intelligenza artificiale, ciò che manca è quel pizzico di imprevedibilità che avrebbe aggiunto un po’ di brio al tutto. In ogni caso ci troviamo tra le mani un gioco dai valori produttivi molto elevati, che riesce a regalare una trentina abbondante di ore di divertimento agli appassionati del genere. Certo, forse sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa in più.

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Pro

  • Il gameplay multi-sessione funziona alla grande.
  • Modello economico appagante.
  • Livello di dettaglio grafico spacca mascella.

Contro

  • Parte strategica inconsistente.
  • Fattore rigiocabilità ai minimi termini.
  • Niente italiano.
7.8

Buono

Le leggende narrano che a Potenza ci sia un antro dentro al quale vive una misteriosa creatura chiamata Alteridan. In realtà è solo il nostro Daniele, che alterna stati diurni di brillantezza ad altri notturni dove i suoi amici non hanno ancora capito che non conviene fargli assumere troppo alcol.

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