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Yakuza 6

PS4

Yakuza 6 – Provato

Aspettiamo da quasi due anni, e marzo è ancora lontano, ma Yakuza 6 si sta avvicinando sempre di più alla pubblicazione in Occidente, colmando quel vuoto che era stato riempito solo in parte dall’uscita dell’ottimo prequel, Yakuza 0, e dal remake del primo capitolo, Yakuza Kiwami. Per lenire l’attesa del ritorno su PS4 delle nuove avventure di Kazuma Kiryu, che per l’occasione torna a essere unico e solo protagonista, ho avuto modo di provare presso gli studi di Koch Media le prime tre ore di gioco. Ne sono uscito con la sensazione di volerne decisamente ancora (e presto), e con un hype in aumento esponenziale, dacché ci troviamo di fronte a un titolo che rende onore alla storica IP di SEGA.

KAMUROCHO MON AMOUR

Per chi non sapesse niente di Yakuza, potremmo sintetizzarlo come un action-adventure in terza persona, inserito in un contesto open world e con un combat system basato sulle arti marziali e sulla possibilità di interagire con oggetti ed elementi dell’ambiente.Yakuza 6 immagine PS4 14

Yakuza riesce a fare suoi diversi riferimenti e ad amalgamarli in un gameplay capace di raccontarci il paese del Sol Levante

Storicamente, il gioco è stato ambientato in un fittizio quartiere a luci rosse di Tokyo, Kamurocho, che però è basato sul reale Kabukichō. Ricordo che durante le varie iterazioni della saga abbiamo visto anche altre ambientazioni, spaziando in altre zone delle terre nipponiche e godendo di una vivace rappresentazione del Giappone degli ultimi vent’anni. Le prime ore sono ambientate prevalentemente nel quartiere succitato, con un breve intermezzo nell’orfanotrofio di Kazuma a Okinawa, e sono servite a mostrarmi come Yakuza riesca a fare suoi diversi riferimenti e ad amalgamarli in un gameplay capace di raccontarci il paese del Sol Levante come pochi altri videogiochi riescono a fare. Non si è vista, invece, l’altra ambientazione che sarà presente nel gioco, Onomichi nei pressi di Hiroshima, ma già la visita a Kamurocho, realizzato con i mezzi offerti dalla next-gen, è stata un gustoso antipasto. Il quartiere a luci rosse di Tokyo è – come sempre – estremamente vivo, nonostante le prime ore siano al solito molto incentrate sulla narrazione, con scene di intermezzo un po’ prolisse; quando finalmente ho potuto muovermi tra le strade, tutto si è trasformato in un’esplosione di colori e possibilità. La vivacità di Kamurocho è quindi un ottimo accompagnamento durante le scorribande tra una rissa e una delle innumerevoli attività secondarie.

Idealmente, Yakuza è una sorta di erede spirituale di quel Shenmue di “dreamcastiana” memoria, soprattutto nel voler mostrare una cultura tramite la libera esplorazione. Uno dei punti di forza dell’estetica di Yakuza è sempre stato il saper unire il desiderio di raccontare una storia “criminale” alla missione di “far vivere” il Giappone al videogiocatore, permettendogli di esperire una pletora di contenuti che chiamare secondari è probabilmente fin troppo riduttivo.Yakuza 6 immagine PS4 20Il peculiare open world della sere (e quindi anche di questo sesto capitolo) riesce a diventare un parco giochi antropologico, assai diverso dal theme park occidentale – per esempio – di un Far Cry, più incentrato sull’offrire una sfida continua contro il mondo di gioco, ed è piuttosto focalizzato sull’utilizzo pop della cultura di massa, un approccio in grado di darci uno sguardo mai banale sulle terre del Sol Levante.

in Yakuza 6 si può fare davvero di tutto, con una menzione d’onore all’arcade SEGA, dove è possibile giocare ai diversi cabinati presenti

La prima parte di gioco ci dimostra che anche Yakuza 6 non ha lesinato su questo aspetto: si può fare davvero di tutto e in sole tre ore è stato logicamente impossibile poter provare ogni singola attività, tenendo conto anche che molte si sbloccheranno dopo tante ore e consentiranno di avere anche una propria banda da gestire per controllare i territori, un po’ come succedeva in GTA: San Andreas. Per il resto, ce n’è davvero per tutti i gusti, con una menzione d’onore all’arcade SEGA, dove è possibile giocare ai diversi cabinati presenti, attività da lacrimuccia facile.

FOTOREALISMO D’ORIENTE

Accennavo poco fa alla prolissità delle scene di intermezzo, ma c’è anche da dire che a livello di storytelling la serie continua a fare passi da gigante: lo staging delle scene è davvero ben fatto e in generale tutto sembra raccontato meglio. Aiuta, chiaramente, un motore grafico pazzesco, che rasenta il fotorealismo e che colpisce per l’espressività dei volti e la qualità dei minimi dettagli (l’etichetta di un vestito per bambini o la piega del colletto della camicia del protagonista), davvero a livelli altissimi.Yakuza 6 immagine PS4 12Tecnicamente il gioco è davvero un gioiello e dimostra come Yakuza riesca sempre a confermarsi come una serie in grado di dire sempre qualcosa a livello “artigianale”. Qui possiamo godere ancora di più degli spettacolari combattimenti, sempre basati sull’esecuzione di mosse da “picchiaduro” e con una spiccata vocazione “ruolistica” nel momento in cui andremo a sbloccare potenziamenti alle caratteristiche e nuove mosse utilizzando punti esperienza. A impreziosire il tutto, troviamo l’Ultimate Hit Mode, una sorta di barra dell’energia da riempire, e le Heat Actions, che consentiranno mosse finali speciali che potranno finanche interagire con l’ambiente circostante. Il mondo di gioco – tra l’altro – è discretamente distruttibile, interni compresi, risultando molto divertente e vario nei tipi di approcci ai vari scontri.

il mondo di gioco è discretamente distruttibile, interni compresi

Se questo sesto capitolo continua a mostrarci come Yakuza riesca a raffinarsi continuamente senza mai tradire i suoi scopi, tutta questa fedeltà a “ciò che è” porta anche al reiterarsi di alcuni difetti storici della saga. Le animazioni tendono a essere ancora un po’ legnose, soprattutto nelle transizioni; inoltre, il feeling che ci viene restituito è sicuramente molto “reale”, ma joypad alla mano risulta fin troppo legnoso. Intendiamoci, niente che faccia gridare allo scandalo, ma a volte, durante un combattimento, o comunque durante una situazione “fisica”, è possibile percepire una certa mancanza di fluidità. Un’altra pecca è la mancata localizzazione in italiano, ma Yakuza non ha mai avuto un grosso seguito dalle nostre parti, e le stringenti logiche di mercato non possono che metterci di fronte al fatto compiuto. L’inglese usato non è comunque troppo complesso, ma nel gioco si parla tanto e non conoscere un minimo la lingua d’Albione pregiudicherebbe parte dell’esperienza.

Yakuza 6 riesce ad essere un ottimo anello di congiunzione tra la solennità e l’epicità della sostanziale storia di gangster e l’approccio antropologico “ultra-pop” del gameplay delle attività secondarie, il tutto “innaffiato” con arti marziali e una buona dose di interazione ambientale. Yakuza è per i videogiochi quello che i film di Takeshi Kitano sono per la filmografia giapponese. Non a caso, il famoso regista giapponese dà anche il volto a uno dei protagonisti, dimostrando quanto ci sia in comune tra le due estetiche.

I fan di Yakuza possono dunque gioire: il Drago di Dojima è tornato. Per chi invece non si fosse ancora avvicinato alla saga, questo è un ottimo momento: oltre alla presenza su PS4 di Yakuza 0 e Yakuza Kiwami, come dicevamo in apertura di anteprima, Yakuza 6 si dimostra già da ora un ottimo punto di ingresso alla saga. Non resta altro da fare che attendere la versione completa, in arrivo a scaffale il prossimo 20 marzo, in esclusiva su PlayStation 4.

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