Fallout 76: pubblicato un trailer live action in vista dell'imminente lancio

Fallout 76

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Fallout 76 – Provato

Inutile negarlo: Bethesda ha spiazzato un po’ tutti quando durante lo scorso E3 presentò Fallout 76. È vero, circolarono le solite indiscrezioni della vigilia, ma nessuno aveva davvero idea del progetto che gli autori di The Elder Scrolls stavano portando avanti. D’altronde un Fallout inteso come game-as-service ancora oggi, a distanza di mesi da quell’annuncio, sembra irrealistico. Eppure eccoci qui, l’ultima fatica di Bethesda Game Studios si appresta ad approdare sugli scaffali dei negozi, e quale occasione migliore della closed beta (anzi B.E.T.A.) partita qualche giorno fa su Xbox One per toccare con mano l’ambizioso titolo di Todd Howard e compagni?

MISTY TASTE OF MOONSHINE

Il primo impatto con Fallout 76 lascia davvero disorientati. Nonostante il consueto filmato introduttivo, che anche questa volta si apre con quella tipica frase sull’immutabilità della guerra che ci accompagna da più di venti anni, veniamo immediatamente catapultati all’interno del nostro Vault durante il faditico Reclamation Day, ossia il giorno in cui gli abitanti del rifugio antiatomico hanno l’occasione di riappropriarsi di quei territori spazzati via dall’olocausto nucleare. C’è giusto il tempo di dare forma al proprio avatar, prendere rapidamente dimestichezza con i comandi di base e ottenere un’infarinatura sul funzionamento di inventario e progressione del personaggio tramite un breve percorso che funge da tutorial, dopodiché l’enorme portale dentato si spalanca dinanzi ai nostri occhi.

Il Vault si apre su una piccola piazza dove abbiamo modo di incontrare gli altri abitanti del rifugio

Incastonato nelle montagne della Virginia Occidentale, il Vault si apre su una piccola piazza dove abbiamo modo di incontrare gli altri abitanti del rifugio, riconoscibili dall’inconfondibile tutina blu e gialla con il numero 76 stampato sulla schiena. Si muovono tutti come degli ossessi, riempiendo lo schermo di emote e salterellando in ogni dove senza una meta ben precisa. Sono giocatori come noi e anch’essi vedono per la prima volta i colori pastello di un foresta autunnale; se non fosse per gli scheletri disseminati qua e là, gli occasionali relitti di una civiltà che si è autodistrutta e gli immancabili animali con le mutazioni più disparate, nessuno immaginerebbe mai che un paio di decenni prima di questo fatidico giorno ci sia stata una devastante guerra termonucleare. Detto questo, però, è tempo di incamminarsi verso la nostra prima destinazione: un campo base improvvisato messo in piedi per noi dal supervisore del Vault 76. Qui abbiamo modo di districarci con le basi del crafting al fine di costruire un’arma e qualche protezione improvvisata, in modo tale da riuscire a difenderci dalle insidie che si nascondono in ogni dove, siano esse dei semplici rattitalpa o dei ben più coriacei robot impazziti.

TEARDROP IN MY EYE

Peccato che per fare tutto questo sia necessario attendere il proprio turno. Già perché per qualche motivo ogni banco può essere adoperato solamente da una persona alla volta, quindi se uno sconosciuto sta costruendo la sua prima pistola noi non possiamo fare la stessa cosa. Lo stesso dicasi per ogni singolo oggetto con il quale si può interagire nel mondo, quindi anche i tanti terminali pre-bellici che è possibile trovare durante l’avventura. La presenza di altri utenti sul server, seppur limitata a un paio di dozzine al massimo, rappresenta in molti casi un intralcio. Chiaramente bisognerà attendere l’uscita del gioco per esprimere un parere quanto più completo possibile, ma la prima impressione è quella di trovarsi dinanzi a un’esperienza prettamente single player che è stata incastrata a forza in un impianto multiplayer.

La presenza di altri utenti sul server rappresenta in molti casi un intralcio

Così com’è strutturato Fallout 76, pare davvero difficile riuscire a godersi il titolo con i propri tempi dal momento che ci si ritrova costantemente immersi in un ambiente social pieno di rumori di fondo. Basti pensare che le missioni non sono istanziate, quindi mentre si esplora un determinato luogo per completare gli obiettivi è molto facile incontrare altri vaulter come noi, intenti a svolgere il medesimo incarico, eliminando nemici e razziando tutto ciò che è saccheggiabile. Diventa complicato persino seguire il filo del discorso quando si ascolta un olonastro su cui vengono descritti gli obiettivi di una missione, o degli elementi di background, questo perché tutto intorno a noi succede l’impossibile: altri giocatori che fanno una baraonda incredibile, o eventi pubblici che si attivano all’improvviso riempiendo la zona con nemici che compaiono dal nulla.

Resto moderatamente fiducioso, nonostante i molti (troppi?) dubbi

Queste prime quattro ore in compagnia di Fallout 76 sono state quindi problematiche, lo ammetto. Pur avendo giocato a diversi altri titoli multiplayer con una forte componente survival, sono rimasto davvero spaesato di fronte all’ultima fatica di Bethesda Game Studios, questo perché sembra mancare quel qualcosa in grado di tenere saldamente incollate le diverse anime di una serie che può certamente evolversi, ma che alla fine della fiera ha davvero poco da spartire con il mondo dei MMO. Vero è che in queste prime ore non sono nemmeno certo di aver scalfito la superficie di Fallout 76, soprattutto perché non c’è ancora stato modo di provare al meglio le dinamiche PvP o il nuovo sistema di progressione basato sulle carte dei talenti. Per questo resto moderatamente fiducioso, nonostante i molti (troppi?) dubbi. D’altronde una beta serve soprattutto a racimolare i feedback dei giocatori e modificare il prodotto di conseguenza; certo è che il 14 novembre è pericolosamente vicino: speriamo che Bethesda sappia farsi trovare preparata.

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