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The Division 2

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The Division 2 – Provato

A poco più di un mese dall’uscita, The Division 2 si è mostrato al pubblico grazie a un periodo di beta che si è protratto per quattro giorni. Un assaggio che ha permesso di toccare con mano diversi componenti che costituiranno l’ossatura del titolo Ubisoft. Passando dalle fasi iniziali di gioco a una missione endgame, dalla Zona Nera alla modalità Conflitto ci siamo avventurati per le strade di una Washigton D.C. devastata e piena di insidie. Cosa abbiamo scoperto?

TRADIZIONE IN AZIONE

Ciò che abbiamo scoperto è che, armi alla mano, The Division 2 non sembra poi tanto diverso dal suo predecessore. Le dinamiche di gioco presentano evidenti elementi di continuità con il passato, con una struttura base che gli appassionati del primo capitolo hanno imparato a conoscere a menadito. Le missioni che abbiamo affrontato presentavano soluzioni stilistiche classiche, con una serie di punti da raggiungere e obiettivi da sbloccare, accompagnati da un susseguirsi di scontri a fuoco. Al netto di qualche perplessità riguardo l’intelligenza artificiale di alcuni nemici, che comunque potrà essere valutata in maniera coerente solamente all’uscita della versione definitiva, le impressioni sono nel complesso positive. I combattimenti sono piacevoli, ritmati e con una buona intensità. Le armi rispondono bene e anche nelle versioni base, senza cioè aver apportato alcun tipo di modifica, l’arsenale mostra un’apprezzabile varietà e una buona differenziazione tra i vari modelli.

Le dinamiche di gioco presentano evidenti elementi di continuità con il passato

Non ci sono stati stravolgimenti di sorta nelle dinamiche base, ma sin dalle prime schermaglie è apparso evidente come alcuni ritocchi abbiano comunque avuto un impatto a livello di gioco. Esempio lampante è il sistema di cura, che grazie al suo nuovo funzionamento (il recupero energia non è immediato, ma richiede del tempo in cui il personaggio è immobile) costringe a essere più cauti e a calibrare con maggiore attenzione attacchi, spostamenti e utilizzo delle risorse. Trovarsi in condizioni precarie in un luogo scoperto, lo possiamo confermare sulla nostra pelle, è una situazione nella maggior parte dei casi letale, in cui la salvezza è possibile solo con una buona dose di fortuna. Interessanti le abilità, otto gadget tecnologici (ognuno dei quali dotati di alcune varianti) che forniscono supporto di varia natura. Purtroppo nella beta era disponibili solamente una piccola selezione (tre su otto, la torretta, il drone e delle mine), ma quanto visto è promettente. La nostra sensazione è che, soprattutto nelle missioni affrontate in compagnia di altri giocatori, si possano creare combinazioni tali da garantire adeguate coperture offensive e un aiuto in fase difensiva. Insomma, non solo sparatorie all’ultimo proiettile, ma anche una componente strategica e di pianificazione.

UNA BASE DA COSTRUIRE

Oltre a entrare in azione in combattimento, la beta ci ha permesso anche di dare una prima occhiata alla componente “gestionale”. Diverse cose sono cambiate rispetto al primo The Division, con alcune novità che riguardano soprattutto la struttura della base. Il centro nevralgico delle operazioni è rappresentato dalla Casa Bianca, al cui interno sono racchiuse tutte le opzioni relative al miglioramento del proprio soldato. Inedita la figura del Quartiermastro, un nuovo personaggio da cui spendere i punti acquisiti in battaglia per acquisire le sopracitate Abilità e i Vantaggi, potenziamenti extra che, ad esempio, incrementano il quantitativo di equipaggiamento trasportabile. Non mancano poi un banco per il fai da te, dove sfruttare le risorse e i progetti recuperati per creare parti speciali da montare sulle armi, e il classico “mercatino” dove vendere tutto ciò che non serve. A questa base operativa si affiancano i rifugi e, ancora più importanti gli avamposti. Questi ultimi sono delle vere e proprie strutture autonome, che possono crescere sia tramite il completamento di particolari obiettivi che mediante il recupero di risorse specifiche. Ogni passaggio di livello rende l’insediamento più potente, e porta con sé una serie di ricompense sia sotto forma di punti esperienza che di oggetti.

La costante progressione sarà uno degli elementi cardine di The Division 2

La costante progressione sarà uno degli elementi cardine di The Division 2. Si combatte, si acquisiscono punti esperienza, risorse, equipaggiamenti e armi che potenziano il proprio personaggio e le proprie basi, permettendo di affrontare le missioni successive. Un circolo vizioso che è ormai un classico dei videogiochi, che sembra in questo caso destinato al successo grazie alla notevole mole di contenuti proposti. Il piccolo assaggio di Endgame proposto nella beta ha messo in mostra le tre nuove classi di specializzazioni (sopravvivenza, demolizioni, occhio di falco) mettendoci nei panni di un personaggio di livello 30. Disporre di un arsenale ricco e di tante abilità è stato divertente, a tratti esaltante, ma anche impegnativo. I nemici si sono infatti rivelati cattivi, tosti, spesso letali, e hanno messo subito in chiaro che ci sarà da soffrire per portare a casa la pelle.

VACANZE A WASHINGTON

La porzione della città di Washington messa a disposizione nella beta offriva uno spaccato abbastanza esauriente di quanto avremo tra le mani nella versione definitiva. Il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile porta con sé tinte leggermente più accese, con un impatto visivo differente. Meno cupo, a tratti meno grigio e meno opprimente, ma comunque in grado di veicolare una sensazione di pericolo. Edifici diroccati, macchine abbandonate e blocchi stradali si alternano strada dopo strada, con tanti piccoli particolari che denotano una notevole attenzione ai dettagli. C’è ancora da lavorare sulla pulizia e sulla definizione di alcune texture, ma nel corso della mia prova devo ammettere di non aver riscontrato clamorosi glitch grafici e bug preoccupanti. Anche la Zona Nera è più “vivace” alla vista, ma non per questo meno letale rispetto al passato. Nelle mie scorribande al suo interno non ho incontrato molti altri giocatori, ma ho avuto a che fare con NPC decisamente poco amichevoli.

Meno cupo, a tratti meno grigio e meno opprimente

Poco accattivante il primo contatto con la modalità Conflitto, disponibile sotto forma di un classico deathmatch a squadre con un numero di respawn predefinito. Sarà stata per la conformazione della mappa, saremo stati sfortunati noi nella composizione dei team, ma le cinque-sei partite a cui abbiamo preso parte non ci hanno conquistato. Combattimenti a tratti eccessivamente statici e ambientazioni non particolarmente ispirate, da rivedere in maniera più approfondita.

LA DIVISIONE SI PREPARA AL COMBATTIMENTO

La beta di The Division 2 è stata un piacevole antipasto di quello che ci attenderà tra un mese. Certo, non sono mancate magagne tecniche, disconnessioni improvvise, qualche bug e “impallamenti” vari, ma si tratta dei classici problemi che accompagnano qualunque fase di testing. Ciò che conta è la sostanza, e da questo punto di vista sembra che Ubisoft stia seguendo la giusta direzione.

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