Judgment Anteprima Provato PS4

Judgment

PS4

Judgment – Provato

Kamurocho è la versione virtuale di quella città che non ci stanchiamo mai di visitare. Quella in cui torniamo in vacanza ogni tanto, vedendola mutare sotto i nostri occhi innamorati di anno in anno, ascoltando le storie che ha da raccontare. Quello che può sembrare un mero riciclo perpetrato per quindici anni (e a livello pratico può tranquillamente esserlo), dal primo capitolo di Yakuza datato 2005 fino alle vicende di Judgment, è invece un tessuto urbano che abbiamo imparato a conoscere fin nelle più piccole pieghe, ammaliati dalla sua superficie scintillante, capace di nascondere sotto un arcobaleno di neon, divertimenti e umanità, un’essenza torbida, brutale, criminale.

La storia di Kazuma Kiryu è solo la prima ad essere stata raccontata tra i vicoli di questa città e dentro i suoi night club. La prima di tante quante sono le persone che la abitano, come Takayuki Yagami.

UN PHOENIX WRIGHT CON LE MANI PESANTI

Yagami è un ex-avvocato di grande talento, ritiratosi dopo aver lottato per l’assoluzione di un cliente che di li a pochi giorni avrebbe ucciso efferatamente la propria fidanzata e dato fuoco alla loro abitazione. Un episodio scioccante, traumatico, capace di frantumare ogni sua convinzione professionale, preferendo abbandonare una carriera consolidata per paura di ripetere un errore di valutazione così fatale. Takayuki non ha però abbandonato la sua città, non è sparito nel nulla. L’ha invece voluta affrontare dall’altra parte della barricata, quella di un detective privato, collaborando con i suoi ex-colleghi e ritrovandosi invischiato in una serie di esecuzioni di stampo mafioso, che ovviamente coinvolgono personalità di spicco della yakuza e del suo sottobosco sociale. L’impressione che ho avuto durante le due ore di prova di Judgment è che l’atmosfera, per quanto familiare e assolutamente coerente con la narrativa della serie Yakuza, abbia virato con grande naturalezza dal gangster al noir, quello sporco, hardboiled. Un cambio di prospettiva che dà freschezza all’intero progetto, introducendo meccaniche di gioco studiate per valorizzare il nuovo protagonista (interpretato dall’attore Takuya Kimura), che mi ha già conquistato con il suo carisma molto posato, meditativo, nonostante i rimorsi che lo consumano.

L’atmosfera sembra abbia virato con grande naturalezza dal gangster al noir, quello sporco, hardboiled

Novità che riguardano naturalmente le doti investigative del Nostro. I pedinamenti ad esempio risultano molto dinamici e godibili, cosa assolutamente non scontata. Fasi finalmente studiate ad hoc impreziosite da azione contestuali, che non si limitano a chiedere di inclinare leggermente l’analogico per camminare e mantenersi a distanza di sicurezza, calandoci nella parte in modo cinematografico ed empatico. Pedinamenti che per esigenze di copione potrebbero degenerare in veri e propri inseguimenti tra i vicoli affollati della metropoli. E anche qui si nota una grandissima fluidità nella loro coreografia, con quick time event ben inseriti capaci di dare alle sequenze un retrogusto quasi rhythm, oltretutto seguite in modo morbidissimo da una regia che non ha bisogno di interventi manuali, lasciando al giocatore solo il piacere e l’adrenalina della caccia all’uomo. Ma il mestiere dell’investigatore è soprattutto psicologico, cerebrale. Per quanto le prime ore di gioco servano a Toshihiro Nagoshi e al suo team per introdurci alle novità, queste già promettono un sotto-strato enigmistico molto interessante e “giocoso”. Ho dovuto riconoscere un uomo tra la folla basandomi sulla sua descrizione, oppure estorcere informazioni al mio interlocutore scegliendo la giusta sequenza di domande (che verrà premiata con la giusta somma di punti esperienza), fino alla classica ricerca di indizi. Molto interessante è anche l’utilizzo dello smartphone del protagonista, che immagino diventerà parecchio importante nel corso dell’avventura. Tutti elementi che come feeling portano alla mente la serie Capcom sull’avvocato Phoenix Wright, a cominciare dal pedigree del protagonista, andando a snellire la struttura investigativa che rese famoso L.A. Noire per non spezzare un ritmo che deve necessariamente rimanere serrato. Perché il Judgment di SEGA non si dimentica certo di essere un beat ‘em up duro e puro, con elementi RPG e il senso di progressione che abbiamo imparato ad apprezzare in Yakuza.

Il sistema di combattimento è talmente gratificante, così arcade e ruvido, che fa sentire il peso di ogni colpo portato a segno

E quando scatta la rissa è sempre un vero piacere esserci in mezzo. C’è ancora una certa legnosità che la serie si porta ormai dietro da anni, ma il sistema di combattimento è talmente gratificante, così arcade e ruvido, che fa sentire il peso di ogni colpo portato a segno, culminando con mosse finali violentissime quanto spettacolari. Due stili di combattimento intercambiabili in tempo reale e ben diversificati, Gru e Tigre – non saprei dire se durante il gioco se ne aggiungeranno altri – una quantità di mosse sbloccabili e la solita sfida ben equilibrata e stimolante spingono alla spavalderia, facendo prudere le mani e cercando la rissa a ogni costo, anche quando si ha fretta di raggiungere la prossima missione. È l’atavica soddisfazione di prendere a calci dei teppisti, godendo nel vederli doloranti e grondanti sangue a terra, esattamente due giri d’orologio dopo averci coperto di insulti. Nonostante manchi ancora qualche mese all’uscita occidentale (estate 2019 in esclusiva su PlayStation 4, mentre in patria l’opera ha debuttato lo scorso dicembre), lato gameplay la solidità delle sue fondamenta, unita a novità inserite con grande maestria e a una rinfrescata generale, non possono che lasciarmi una piacevole sensazione di ottimismo su quella che sarà la qualità del titolo.

KAMUROCHO È TALMENTE BELLA CHE CI VIVREI

Nonostante questa generazione ci abbia viziato con microcosmi pulsanti di vita virtuale più reale che mai, Kamurocho rimane forse la città più bella mai vista in un’opera videoludica. Kamurocho scorre come un fiume, placida, incurante del giocatore. Lo avvolge coi suoi rumori, voci e tentazioni, che siano ristoranti o strip club, bar o sale giochi, centri massaggi o discoteche. Un buco nero di umanità e cemento capace di attrarre inesorabilmente chi decide di avvicinarsi troppo. Gli abitanti come globuli rossi o parassiti che si muovono per le sue arterie di cemento, rendendola un’entità senziente che rifiuta di essere un semplice spettatore, una burattinaia sadica, che muove eventi più grandi di noi a suo piacere.

Kamurocho scorre come un fiume, placida, incurante del giocatore, avvolgendolo coi suoi rumori, voci e tentazioni

Difficile dire adesso se sarà capace di tirare i fili di una storia intensa come quelle già raccontate, ma le premesse sono di quelle che invogliano a scoprirlo. Le tante pedine in gioco sembrano già carismatiche, sfaccettate, tridimensionali, impegnate in un’estenuante scalata verso la vetta della piramide narrativa. C’è tutto il fascino del poliziesco classico, che non stanca mai, con un glamour esagerato nell’estetica e nei colori, autenticamente giapponese come certe camicie acriliche e improponibili dei suoi attori, ma assolutamente nipponico anche nella sobrietà con cui riesce a cambiare registro nei momenti più drammatici e intensi. I dialoghi sono ben scritti (e per la prima volta anche sottotitolati in italiano), il ritmo è alto e da quando ho staccato le mani dal Dualshock 4 ho bisogno di sapere come si evolverà la situazione e quali colpi di scena hanno nascosto gli sceneggiatori come checkpoint emotivi. Judgment ha tutti gli ingredienti per essere un titolo delizioso, l’ennesimo dell’universo di Yakuza, probabilmente senza rivoluzioni ma con un invidiabile savoir faire nell’esaltare i suoi storici punti di forza. Aspettare sarà un esercizio di grande autocontrollo.

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