Days Gone Anteprima Provato PS4 apertura

Days Gone

PS4

Days Gone – Provato

Possiamo chiamarli zombie, morti viventi, infetti o con un qualsiasi altro nome di fantasia. Possiamo pensare che siano frutto di qualche esperimento sfuggito di mano, che siano la conseguenza di un’epidemia che si è diffusa in maniera incontrollata o che siano uno scherzo della natura, una mutazione genetica inattesa e imprevedibile. Possono essere lenti o veloci, stupidi o intelligenti. In ogni caso, una cosa è certa. Da qualche anno queste creature sono diventate il terrore di qualunque appassionato di cinema, fumetti, serie tv e videogiochi. Perché sono ovunque, davvero ovunque.

L’INIZIO DEL VIAGGIO

A bordo della mia fedele motocicletta procedo lungo quella che un tempo era un’affollata superstrada. Sono solo e, a parte il rombo del motore, tutto ciò che mi circonda è avvolto in un silenzio totale, assoluto. Arrivo nei pressi di un ponte e noto con grande disappunto delle macchine accatastate che bloccano il passaggio. Scendo, le esamino, recupero del materiale che potrebbe tornarmi utile, quindi decido di cercare una via alternativa. Alla mia destra si apre un sentiero sterrato. Certo, è meno comodo dell’asfalto. Certo, rischio di sporcarmi i jeans. Ma sono fastidi da poco. Buche e fango non possono essere considerate un problema in un’epoca in cui ogni viaggio, anche il più breve, potrebbe essere l’ultimo. Con questo pensiero in testa procedo con estrema cautela, osservando con attenzione ciò che mi circonda. All’improvviso una creatura spunta di fronte a me. Non provo neanche a sterzare, la colpisco in pieno senza alcun rimorso. Il suo corpo, già martoriato dalle piaghe, non resiste all’urto. Il braccio sinistro si stacca e prende il volo, per posarsi a qualche metro di distanza. Procedo fino a raggiungere una piccola spianata. Mi fermo e, fucile alla mano, scendo dalla moto. A sud vedo un accampamento di sopravvissuti. La sottile linea rossa dei mirini laser dei fucili di precisione mi suggerisce subito una cosa: non sono amichevoli. A sud, nei pressi di una vecchia stazione di rifornimento, intravedo dei covi. Un gruppetto di infetti si muove tra le foreste a ovest. A nord invece, noto tra le montagne alcune caverne. È lì, con tutta probabilità, che si nasconde l’orda, pronta a uscire a caccia nel cuore della notte. Nord, sud, ovest, est. Qualunque direzione scelga, sarà dura sopravvivere.

Nord, sud, ovest, est. Qualunque direzione scelga, sarà dura sopravvivere

Quella che avete appena letto è una descrizione abbastanza accurata di quanto accaduto nella parte finale di una sessione di hands on che mi ha permesso di immergermi per circa tre ore nel mondo di Days Gone. Il titolo di Bend Studio, in uscita il 26 aprile in esclusiva su PS4, trasporta all’interno di un ambiente open world tutti gli elementi caratteristici delle più recenti e più popolari “epopee zombie”. Non manca proprio nulla. Abbiamo i mostri. Abbiamo la distruzione. Abbiamo i sopravvissuti. E abbiamo anche un protagonista, Deacon, che si trova a fare i conti con il suo passato, il suo presente e il suo futuro, tra i ricordi di ciò che ha perso e il pensiero di ciò che ancora ha. Un’avventura che si protrarrà per una trentina di ore, all’interno delle quali non mancheranno lunghe sequenze di intermezzo che cercheranno di costruire un percorso capace di stimolare e di provocare emozioni. Come ha sottolineato anche John Garvin (creative director del gioco), una delle sfide più impegnative che il team di sviluppo si è trovato a fronteggiare è stata quella di riuscire a creare una storia coinvolgente all’interno di un contesto open world, facendo in modo di mantenere una coerenza narrativa in un genere in cui il giocatore dispone di totale libertà di movimento.

INSIDIE OVUNQUE

In azione, Days Gone mette in mostra tutte le caratteristiche tipiche degli action game con struttura open world. Deacon è il prototipo di protagonista del genere, con il suo sistema di evoluzione a tre rami (combattimento ravvicinato, dalla distanza e sopravvivenza), la classica “ruota” delle opzioni per selezionare armi e gadget di varia natura, la capacità di costruire oggetti e un’abilità speciale, qui denominata “survival vision”, che gli permette di rilevare tracce e indizi presenti nell’ambiente circostante. Tutte cose a ben vedere già viste e ampiamente sperimentate, a cui si affianca quella che potrebbe essere considerata l’unica vera novità presente: la moto. Al contrario di quanto accade in altri titoli, in cui sono disponibili diversi mezzi di trasporto intercambiabili tra loro, in Days Gone la moto assurge al ruolo di co-protagonista che deve essere accudita (con riparazioni e rifornimenti di carburante) e che può essere migliorata in caratteristiche quali maneggevolezza e velocità. Per metterla alla prova, con le mani ben serrate sul manubrio sono partito e ho macinato qualche chilometro. Ciò che ho visto non mi particolarmente convinto, destando in me più di una perplessità soprattutto per quanto riguarda la risposta ai comandi, con una sterzata troppo brusca e un controllo poco preciso soprattutto una volta raggiunto velocità elevate. Tutte cose che possono ancora essere calibrate a puntino, e che verificheremo con la massima attenzione in sede di recensione.

in Days Gone la moto assurge al ruolo di co-protagonista

Se in sella Deacon ha qualche problema, una volta messo piede a terra la situazione è decisamente migliore. Che si opti per l’utilizzo di un’arma da fuoco, per un combattimento corpo a corpo oppure per la più classica delle eliminazioni furtive, l’azione è fluida e convincente. Non originale, in questo campo Days Gone non inventa nulla, ma malgrado questo fatto le mie scorribande tra accampamenti, avamposti, costruzioni diroccate e zone boschive sono state decisamente piacevoli. Le insidie sono numerose, con sopravvissuti pronti a tutto pur di proteggere i propri averi (o di saccheggiare quelli altrui), animali selvatici tutt’altro che amichevoli e varie tipologie di infetti, ognuna caratterizzata da un differente modus operandi. Di particolare interesse le orde, gruppi composti da decine di creature che nel corso del giorno si rintanano all’interno di una caverna e di giorno fuoriescono in cerca di cibo. Osservarle in azione da distanza di sicurezza, vederle fuoriuscire dal proprio nascondiglio e muoversi come un vero e proprio sciame ha un notevole impatto, mentre affrontarle può rivelarsi una mossa suicida, almeno nelle fasi iniziali di gioco. Sì, io ho provato a farlo e sì, sono morto miseramente. Decessi personali a parte, il mondo di Days Gone mi ha impressionato positivamente. Per quanto possa sembrare strano utilizzare un termine del genere parlando di un gioco in cui alcuni tra gli antagonisti principali rispondono alla definizione di “zombie”, ho avuto la sensazione di trovarmi in un ambiente “vivo”, in costante movimento. Sarà necessario un esame più approfondito ma da quanto ho visto tutte le creature presenti, umane o meno, hanno un proprio comportamento e interagiscono tra di loro con dinamiche variabili, dando vita a un vero ecosistema in continua evoluzione.

UN MONDO IN EVOLUZIONE

Days Gone non è un titolo che ha nell’innovazione il suo punto di forza, sia per quanto riguarda le premesse narrative che per le dinamiche di gioco. Partendo da questo presupposto, Bend Studio sembra comunque essere riuscita a produrre un’avventura che ha tutte le carte in regola per essere godibile dalla schermata iniziale fino ai titoli di coda. Quanto ho visto e toccato con mano non mi ha fatto saltare sulla sedia e non mi ha stupito più di tanto, ma devo ammettere che una volta poggiato il pad al termine della mia prova avrei voluto continuare a giocare. Perché mi stavo divertendo. E, tutto sommato, è questo ciò che conta.

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