diablo 2 resurrected anteprima

Diablo II: Resurrected

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Diablo 2: Resurrected – Anteprima Hands On

Dopo l’annuncio alla recente BlizzConline, finalmente Diablo 2: Resurrected si mostra dal vivo in un’Alfa Tecnica che, in barba al cartello che dice lavori in corso, è già pronta a dichiararlo: il Re sta tornando.

Sviluppatore / Publisher: Vicarious Visions / Blizzard Entertainment Prezzo: 39.99€ Localizzazione: ND Multiplayer: Online PEGI: 17 Disponibile su: PC (Battle.net), PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch Data di Lancio: 2021

La remaster di Diablo 2 e Lord of Destruction continua il suo cammino verso la pubblicazione, ma al fatidico momento ci separano imprecisati mesi e diversi test. Uno di questi si è tenuto nei giorni scorsi, sicché è d’uopo raccontarvi le nostre impressioni.





Non credevo fosse possibile emozionarsi per un gioco di ventuno anni fa, eppure oggi come ieri l’anima vibra come un diapason. Lo senti subito il sangue che ribolle nelle vene, s’avverte alla comparsa del logo, mentre scorre il video introduttivo (l’originale, non quello rifatto), appena superi la schermata iniziale e quando crei il tuo personaggio scegliendolo tra Barbaro, Incantatrice e Amazzone; nella versione finale ci saranno pure le classi Druido, Negromante, Assassino e Paladino.

IL MALE È SOPRAVVISSUTO

Sei fermo sull’uscio dell’inferno mentre fissi la schermata del caricamento, i ricordi e le notti insonni passate a caccia di loot si mescolano a ciò che mostra il monitor, conosci e ignori cosa ti aspetta ed è proprio questo a pungolarti là dove nessuno prima del Diavolo in persona è mai più giunto. Non vedi l’ora di varcare la soglia di un mondo oscuro che, già lo sai, ti ingurgiterà per un’altra eternità. Ancora una volta, oggi come ieri, la porta sulle tenebre si spalanca e ti ritrovi a guardare da una prospettiva isometrica il tuo eroe in mezzo all’Accampamento delle Ranger.

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Il tasso di spettacolarità è decisamente al passo coi tempi.

La prima sensazione è strana, una sorta di intimità disorientante, alienante: tutto è cambiato, tutto è uguale. Osservi, studi, vivisezioni il tuo alter ego mentre raggiunge Akara e pur riconoscendolo lo trovi diverso, le ventuno primavere sembrano esser trascorse solo per te. Che diavoleria è mai questa, ti chiedi. E ti accorgi che, sotto sotto, apprezzi l’incantesimo giacché l’abito moderno aderisce rispettosamente alla silhouette impressa nella tua memoria, non tenta neppure di violarne il ricordo con artifici eccessivi e inopportuni. Tuttavia c’è una parte di te che combatte il sentimento, una sacca di resistenza interiore lo respinge perché crede sia un oltraggio imperdonabile mettere mano al gran pezzo d’opera d’arte digitale con cui hai perso la verginità videoludica. La faida intestina dura giusto il tempo di un orrendo respiro passato a filo di lama. Appena ammucchi la prima pila di cadaveri e premi G, infatti, tutto assume una forma più familiare, accogliente nonostante la spigolosità vintage della sublime pixel art annata 2000. È l’attimo in cui comprendi la verità dietro la resurrezione del Demonio: sotto la sfarzosa veste cucita dai sarti di Vicarius Visions c’è proprio lo stesso capolavoro che hai amato alla follia. Lui e nessun altro.

Continua nella prossima pagina…

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