Diablo 2 Resurrected recensione

Diablo II: Resurrected

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Diablo 2: Resurrected, strada verso la recensione

Eravamo preparati alla riapertura dei cancelli degli Inferi Fiammeggianti da parte di Blizzard, ma toccare con mano Diablo 2: Resurrected e vedere dal vivo il Viandante Oscuro tornare a mietere vite sociali fa tutto un altro effetto.

Sviluppatore / Publisher: Blizzard Entertainment Prezzo: 39,99€ Localizzazione: Completa Multiplayer: Online PEGI: 16 Disponibile su: PC (Battle.net), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Switch Data di Lancio: 23 settembre

Finalmente disponibile su PC e per la prima volta in assoluto anche su console, Diablo 2: Resurrected è la versione rimasterizzata dell’immortale Diablo 2 e dell’espansione Lord of Destruction, semplicemente tutto ciò di cui ha bisogno un amante dei GdR d’azione isometrici per vivere e morire felice.

SE TI PERDI, VAI VERSO EST

Inutile perdersi in presentazioni pirotecniche e preamboli sfarzosi, con buona probabilità anche chi non c’era nel 2000 sa perfettamente che Diablo 2, né più né meno, è il dio incontrastato degli hack’n’slash. Sicuramente non lo hanno dimenticato gli innumerevoli fan dell’action RPG entrato di diritto nella storia, gli stessi che avranno sobbalzato quando la questa edizione rimasterizzata – o resuscitata, che sarebbe il termine più appropriato – è stata annunciata alla scorsa BlizzConline. Difficile, impossibile scordarsi delle infinite ore trascorse a massacrare le orde di demoni su Sanctuarium o degli scontri con Andariel, Duriel, Mefisto, Diablo e Baal. Nonostante al momento abbia non poche gatte da pelare tra tribunali e indagini del caso di molestie di Activision-Blizzard, anche la casa di StarCraft e WoW non ha dimenticato il suo capolavoro e non potrebbe essere altrimenti, d’altronde proprio a lui deve una fetta consistente del suo successo economico e affettivo, quello misurabile in amore della comunità, dunque sorprende soltanto fino a un certo punto la riesumazione del Demonio.

Diablo 2 Resurrected recensione

Non so voi, ma io creerò i miei soliti sette personaggi.

Sorprende di più il lavoro svolto dagli abili maniscalchi di Vicarious Visions, appassionati fino al midollo di Diablo 2 tanto quanto molti di noi, e che evidentemente non vedevano l’ora di restaurare l’evergreen per permettere a tutti, vecchi e nuovi, esperti e novizi, di godersi a distanza di ventuno anni l’appassionante lotta contro il Male. Diablo 2: Resurrected è un’operazione di ammodernamento del mito principalmente sotto il profilo tecnico e sotto quello dell’accessibilità, ergo in termini di meccaniche o struttura non ci si deve aspettare grandi stravolgimenti: se non lo avete amato a suo tempo non cambierete idea adesso, ecco. Qua e là sono stati effettuati piccoli ritocchi per smussare le naturali asperità di un gameplay lasciato a decantare due decadi, mi riferisco all’auto-loot dei gold e al Forziere Condiviso, ma anche a tutta una serie di accorgimenti ideati per garantire a chi lo desidera la possibilità di godersi Diablo 2: Resurrected utilizzando un controller.

Diablo 2: Resurrected è un’operazione di ammodernamento del mito, principalmente sotto il profilo tecnico e sotto quello dell’accessibilità

Trattandosi di un titolo nato per mouse e tastiera mi sento di affermare che la versione PlayStation 5 che ho testato è effettivamente più che godibile tramite il DualSense (grilletti adattivi e feedback aptico del pad non sfruttati, in caso qualcuno fosse curioso). Riordinare l’inventario premendo R3 o abusare della funzione “tenere premuto per attaccare” sono senz’altro comodità irrinunciabili se si usa un pad, è innegabile. Detto ciò non posso evitare di pensare che, proprio come è capitato a me, difficilmente chi lo spolpato a suo tempo su PC o comunque è abituato a giocare agli hack’n’slash su computer riuscirà a soprassedere sulla difficoltà di selezionare un oggetto o un nemico specifico (c’è l’auto target, nel bene e nel male) o a trascurare fatto che la schermata dell’inventario si apra a tutto schermo impedendo di vedere cosa accade al personaggio. Le sue grida di dolore possono farlo intuire, è vero, ma prevenire è meglio che curare anche perché le pozioni mica le regalano.

UN NUOVO VOLTO PER DIABLO 2

Sicuramente l’obiettivo principale di questa versione è permettere a chi non è mai stato a Sanctuarium di gustarsi i suoi indicibili orrori in una veste più attuale, meno sgranata rispetto alla pur deliziosa pixel art d’una volta. Creando il proprio personaggio scegliendo una classe fra Amazzone, Barbaro, Negromante, Paladino, Incantatrice, Assassina e Druido, l’esplorazione di uno dei mondi più riusciti di sempre è una goduria a prescindere dal fatto che sia la prima o l’ennesima volta. Questo è possibile perché i modelli originali in 2D basati sugli sprite ora sono rinati con un rendering fisico totalmente in 3D.

Diablo 2 Resurrected recensione

Ecco, in questi casi su console può essere complicato evidenziare un oggetto specifico.

La grafica migliorata include anche nuove animazioni (un filo legnose e per questo azzeccate, praticamente perfette nella loro imperfezione), l’illuminazione dinamica, nuove texture e un aggiornamento degli effetti grafici come le magie, oltre al supporto al 4K e all’audio in Dolby Surround 7.1. Fermo restando il fatto che il rinnovato comparto grafico riesce egregiamente nel suo intento, ovvero ammodernare esteticamente Diablo 2 senza intaccare le poderose sensazioni che scaturivano da quei magnifici pixel, ho un dubbio circa la gestione dinamica delle fonti di luce.

OTTIMO IL LAVORO FATTO DAL PUNTO DI VISTA GRAFICO, ANCHE SE PERMANE QUALCHE DUBBIO SULLA GESTIONE DELLE FONTI DI LUCE

I migliori giochi di luci e ombre indubbiamente aumentano parecchio il senso d’angoscia, l’atmosfera inquietante e la sensazione di fisicità sia dei personaggi sia degli scenari, ma al contempo alcuni ostacoli ambientali rendono difficoltoso individuare eventuali minacce nascoste dalla loro ombra, finendo quasi per peggiorare la visibilità rispetto all’originale. Effettuare il confronto fra i due stili visivi è semplice e istantaneo perché sotto il nuovo Diablo pulsa quello vecchio, basta un tasto (due su pad) per passare dalla grafica nuova a quella di un tempo e ammirare l’antico Demonio in tutto il suo anacronistico, immutato splendore. Per il resto Diablo 2: Resurrected trasuda rispetto e passione, la cura ma anche la clamorosa fedeltà con cui sono stati ricreati i personaggi, gli sfondi, i mostri e ogni singolo elemento di gioco sono a dir poco encomiabili.

Tralasciando i nostalgici e i romantici come me per cui la remaster è quasi un acquisto obbligato dal cuore (qualcuno sarà lieto di sapere che si può giocare anche offline, qualcun altro che c’è la progressione multipiattaforma), anche chi è abituato alle produzioni moderne apprezzerà il connubio artistico fra moderno e gotico che rende Diablo 2: Resurrected un’opera d’una potenza inaudita. Gli sviluppatori hanno operato con estrema attenzione su alcuni aspetti del gioco e ne hanno volutamente lasciati intonsi tanti altri che potrebbero fare storcere il naso ai meno brizzolati (Pergamene dell’Identificazione, queste sconosciute). Il gameplay è esattamente quello di una volta, ostico e ipnotico, da questo punto di vista le migliorie sono minime ma personalmente ritengo corretta la scelta di intervenire chirurgicamente su un capolavoro che, oggi come ieri, è capace di fagocitare ogni momento del tuo tempo libero senza pietà.

Diablo 2: Resurrected trasuda rispetto e passione, la cura e la clamorosa fedeltà con cui è stato ricreato ogni singolo elemento di gioco sono a dir poco encomiabili

L’essenza di un titolo simile è delicata, oltremodo fragile, si compone di un’infinità di sfaccettature differenti sicché basta poco per spezzare irrimediabilmente la magia, è sufficiente un’animazione troppo sinuosa ad esempio. Purtroppo la copia review è arrivata tardi e non ho potuto approfondire l’esperienza fino al suo nucleo, infatti questa non può considerarsi la recensione vera e propria, ma quello che ho visto mi permette già di sbilanciarmi: questa volta Blizzard non ha ripetuto gli errori del suo passato recente (ehilà, Warcraft III Reforged), rimettere piede a Tristram e scoprire che il tempo è passato soltanto per noi ma non per Deckard Cain è un piacere indescrivibile.

Diablo 2 Resurrected recensione

A noi due, Andariel. Tacci tua!

Purtroppo però non è tutto budella, rose e fiori, almeno non ancora definitivamente. Nel brevissimo periodo di prova concessomi sono emersi sporadici balbettamenti legati alla lag (ma non al framerate: lui mi è parso stabile e privo dei tentennamenti intravisti durante l’alpha di Diablo 2 Resurrected) e mi sono irritato per una manciata di disconnessioni nel momento meno opportuno, segno inequivocabile che l’infrastruttura online dev’essere testata a pieno regime prima di capire di che pasta è fatta davvero.

SERVE ANCORA DEL TEMPO PER TESTARE A FONDO DIABLO 2 RESURRECTED: LA COMPONENTE ONLINE, PER ESEMPIO, MOSTRA QUALCHE SINGHIOZZO

È anche per questo che c’è bisogno di tempo per emettere un verdetto che sia il più accurato possibile, inoltre mancano all’appello parte dei contenuti single player e soprattutto tutta la componente multiplayer, un fattore che non può essere ignorato nel valutare un gioco di questo genere. Ciononostante le prime impressioni sono più che positive, non c’è dubbio: il primo assaggio di Diablo 2: Resurrected mi ha detto che l’obiettivo di modernizzare il mito senza intaccarne lo spirito è assolutamente alla portata di questa attesissima rimasterizzazione. Forse non è un piatto adatto a ogni palato, ma credo sia proprio questo ciò che i fan hanno sempre amato del Demonio di Blizzard e, se tanto mi dà tanto, loro più di tutti saranno felici di sapere che il vero sapore della pietanza dei loro sogni è lo stesso di una volta, è solamente come viene presentata ad essere al passo coi tempi. A presto con la valutazione finale!

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