Call of Duty: Warzone Pacific – Le nostre impressioni sulla Season 1

Call of Duty: Vanguard

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Call of Duty: Warzone Pacific – Le nostre impressioni sulla Season 1

Tra l’8 e il 9 dicembre 2021 la quotidiana routine di innumerevoli killer digitali è stata stravolta profondamente. I serrati scontri di Call of Duty: Warzone si sono spostati dal fronte est-europeo di Verdansk all’isola tropicale nota come Caldera, ma il cambio di location non è l’unica novità.

Sviluppatore / Publisher: Infinity Ward / Activision Prezzo: Gratuito Localizzazione: Completa Multiplayer: Co-op online / PvP competitivo PEGI: 18 Disponibile Su: PC (Battle.net), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S Data di Lancio: Già disponibile

In concomitanza con l’inizio della Stagione 1 di Call of Duty: Vanguard, Warzone ha accolto una serie di modifiche atte ad allineare l’esperienza offerta dal battle royale al recente capitolo ambientato nella Seconda Guerra Mondiale.

TUTTO HA AVUTO INIZIO NEL PACIFICO

Dopo un’accoglienza meno scoppiettante del previsto, Vanguard ha cominciato il suo percorso di crescita tra correzioni varie e l’inizio della prima Season. I nuovi contenuti chiamati a rimpolpare la già corposa offerta multigiocatore e co-op sono numerosi, ma l’ultimo capitolo non è l’unico ad aver cambiato pelle. Activision ha a cuore la salute dell’intero ecosistema Call of Duty e i cambiamenti che hanno sconvolto Warzone, la sua gallina dalle uova d’oro, lo dimostrano. Il battle royale non poteva certo restare a guardare ed è per questo motivo che adesso si chiama Warzone Pacific, una modifica solo apparentemente di scarsa rilevanza. Verdansk ’84 ormai è soltanto un ricordo, la realtà oggi è un’isola situata nel Pacifico che deve il suo nome all’omonimo vulcano dormiente (per quanto lo sarà?) ubicato nel suo centro: Caldera.

Call of Duty Warzone Pacific Season 1

La vegetazione può offrire una buona copertura.

All’incirca delle stesse dimensioni della mappa ucraina di cui ha preso il posto ma creata “dopo due anni di ricerche, ascoltando le indicazioni della comunità”, composta da quindici aree principali e un centinaio di punti d’interesse sparsi ovunque, Caldera offre una sfilza di aree differenti per dimensioni, topografia, densità e impatto estetico in cui un massimo di 150 giocatori si contendono la vittoria di ogni match. Si tratta di un enorme puzzle d’ambientazioni in cui ogni pezzo è un’area dotata di spiccate peculiarità non solo visive, come una verticalità più contenuta rispetto a quella vertiginosa di Verdansk. Ciò dà l’impressione di spingere l’azione verso una minore staticità, ma mere sensazioni e irriducibili camper a parte va detto che i duelli avvengono comunque su più livelli a causa della conformazione del paesaggio, un soleggiato patchwork naturale di complessi urbani, luoghi aperti, villaggi fatiscenti, campi militari arrangiati, strutture, zone agricole et similia che consente di battersi sfruttando approcci diversi a seconda di dove ci si trova.

SQUADRA CHE VINCE SI CAMBIA. O NO?

L’aggiornamento che ha ribaltato come un calzino il Call of Duty: Warzone che conoscevamo non si è limitato alla nuova mappa. A un pool già incredibilmente vasto di elementi, infatti, sono stati aggiunti l’armamentario disponibile all’uscita di Vanguard (38 armi + 2 armi bonus legate al Battle Pass Stagione 1), oltre una dozzina di Operatori, i biglietti da visita, gli emblemi e i veicoli specifici della Seconda Guerra Mondiale, come i letali aerei vintage ideati pensando ai frenetici dogfight nei cieli del Pacifico. In termini di feeling generale le sensazioni sono pressoché le medesime di prima, il cuore del gameplay non ha subito modifiche sostanziali eppure alcune dinamiche sono state aggiornate. Mi riferisco ad esempio al nuovo Gulag dove i duelli per rientrare in partita si concludono più rapidamente di prima, ma anche al fatto che il vincitore mantiene l’equipaggiamento con cui ha beffato la morte e l’avversario nella mini arena. I cambiamenti coinvolgono anche il depotenziamento del perk Silenzio di Tomba o il nerf di gadget come le granate stordenti e il sensore di battito cardiaco, ma la lista è lunga e comprende l’aggiunta dei contenitori esplosivi con cui stanare qualche nemico nascosto, oppure ancora una modifica all’animazione della maschera antigas.

Caldera ha portato con sé il sole dei tropici ma anche un nutrito elenco di integrazioni tra cui figurano dei Contratti nuovi di zecca, gli eventi pubblici e molto altro. Una feature che indubbiamente farà – ci si augura, allorché vorrebbe dire che funziona – la felicità di molti soldati onesti è il nuovo sistema Ricochet anti-cheat, uno strumento in più nella lotta contro la piaga dei cheater.

è evidente quanto sia stato poderoso il terremoto che ha mandato in pensione Verdansk in favore di Caldera

Tenendo conto che Caldera ha portato con sé anche un rinnovo delle playlist tra cui senza dubbio spicca Vanguard Royale, la modalità battle royale creata ad hoc, cioè con modifiche alla riduzione del cerchio ed eventi in game in cui, tra l’altro, si può disporre esclusivamente di ciò che è presente nell’omonimo capitolo (a differenza della modalità standard omnicomprensiva in cui c’è veramente l’imbarazzo della scelta in fatto di loadout), e soprattutto che per questioni di spazio non ho potuto elencare tutte le novità, è evidente quanto sia stato poderoso il terremoto che ha mandato in pensione Verdansk in favore di Caldera.

Call of Duty Warzone Pacific Season 1

I quindici settori che compongono Caldera.

Con l’inizio della Stagione 1 di Vanguard e l’importante rinnovo del suo mastodontico battle royale, Activision ha perfezionato quello che può considerarsi un immenso luna park a tema CoD. Ci è riuscita collegando ancor più visceralmente i suoi ultimi tre Call of Duty (Modern Warfare, Black Ops: Cold War e Vanguard) e l’ex Warzone, ma la direzione è nota infatti non è una sorpresa che il sistema di progressione sincronizzato tenga conto dei progressi compiuti in uno qualsiasi dei titoli appena menzionati quasi si trattasse di un unico, immenso Call of Duty. Tra ulteriori contenuti, una nuova mappa, le modifiche alle dinamiche, gli eventi speciali come il Festive Fervor natalizio e una rotazione delle playlist capace di soddisfare quasi ogni desiderio fra Battle Royale, Ritorno, Malloppo, Rebirth Island e Vanguard Royale, Call of Duty: Warzone Pacific ha cambiato volto. Osservandolo da vicino, il profilo del battle royale di Activision appare svecchiato nonostante sia datato 1944 e assomigli maggiormente a quello di Vanguard, certamente grazie a Caldera (realizzata utilizzando il medesimo motore grafico) e per merito di un’ambientazione che richiama alla mente il più celebre – e inflazionato – conflitto mondiale di tutti i tempi.

La roadmap dei contenuti divisi fra Warzone Pacific e Vanguard.

Nonostante le novità non siano poche non ogni cosa è diversa da ciò che conoscevamo. Il funzionamento del Battle Pass è rimasto invariato, la lunga strada verso la gloria che ognuno di noi è destinato a percorrere è tuttora disseminata di ricompense d’ogni sorta sia nella sua versione gratuita, sia in quella Premium. Per dovere di cronaca va detto che a livello tecnico non tutto è filato liscio nei primi giorni post rivoluzione, gli ultimi update con cui sono stati risolti vari problemi come quello legato all’audio sono pronti a testimoniarlo, ma questi sono solo fisiologici contrattempi comuni quando si parla di produzioni multiplayer e già dimenticati, proprio come Verdansk. O forse no, in fondo la storia di Caldera è solo all’inizio e difficilmente i più nostalgici avranno già scordato le intense emozioni che la storica mappa ha saputo regalare loro.

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