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La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra

PC PS4 Xbox One

La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra - Provato

Due mesi e spiccioli fa Andrea Maderna ci aveva regalato le sue impressioni a proposito de La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, seguito diretto di quel L’Ombra di Mordor che – zitto zitto, cacchio cacchio – aveva colto un po’ tutti di sorpresa tre anni fa (polemiche sul riciclo degli asset di Assassin’s Creed a parte, s’intende). Nei miei ricordi echeggia ancora oggi un titolo dalle ampie vedute, capace da un lato di far respirare al giocatore l’aria unica de Il Signore degli Anelli, e dall’altro di offrire una formula composita, ricca di tanti aspetti ben confezionati, non ultimo un combat system che non si vergognava di ispirarsi – nemmeno troppo velatamente – al Free Flow utilizzato da Rocksteady nei suoi Batman.

È proprio a proposito delle botte date e prese che verte questa prima prova sul campo, laddove l’invito di Warner a partecipare a un evento dedicato presso la Microsoft House di Milano è sfociato in un assalto a una fortezza, joypad in mano, su una versione PC. Una cosa va detta subito: La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra è già da ora spettacolare quanto basta per farsi venire l’acquolina in bocca.

OGNUNO HA LA SUA NEMESI

Prima di assaltare il forte e menare fendenti, ho avuto modo di giocherellare un po’ col sistema Nemesi, che ben conosce chi ha vissuto le vicende de L’Ombra di Mordor e che non starò qui a rispiegare, visto che la precedente anteprima vergata dal già citato Andrea fa benissimo il suo lavoro da questo punto di vista. Vi basti sapere che il metodo di gestione della marmaglia che ci trasciniamo in battaglia appare clamorosamente più profondo di quanto abbia già mostrato il primo, ottimo capitolo della serie; proprio per questo motivo avrei voluto dedicare maggior tempo alla sua analisi, ma la rappresentante di Monolith accanto a me aveva una gran voglia che passassi all’azione, e mi pareva davvero scortese non accontentarla.

La Terra di Mezzo L'Ombra della Guerra immagine PC PS4 Xbox One 10Una volta giunto col mio esercito di fronte alla fortezza da conquistare, terminati i convenevoli con il cattivo di turno (“Ti faccio un c… così”, “No, te lo faccio io”) e ripresa confidenza con i comandi, il gioco mi ha lanciato nella mischia nel giro di un amen.

il metodo di gestione della marmaglia che ci trasciniamo in battaglia appare più profondo di quanto abbia già mostrato il primo capitolo

Il primo passo per la conquista dell’avamposto verteva nell’occupazione di tre zone, da ripulire dai nemici e occupate non solo dalla manovalanza spiccia dell’overlord avversario, ma anche da qualche miniboss. È qui che sono emersi, in tutta la loro piacevolezza, i pregi del sistema di combattimento de La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, non diversamente da quanto aveva già mostrato L’Ombra di Mordor tre anni fa: il nostro personaggio ha danzato tra i nemici con piglio sicuro, alternando spadate a colpi inferti con le abilità, attendendo che si riempisse la barra della combo per sferrare affondi più potenti o devastanti attacchi ad area. Nel parapiglia è stato necessario non solo badare al nostro alter ego, ma anche fornire supporto alle unità alleate, il cui comportamento era influenzato principalmente dal sistema Nemesi di cui sopra. Non è nemmeno mancata la possibilità di mettere le mani su un’armatura ben più prestante di quella che indossavo inizialmente: durante le battaglie è difatti possibile che i comandanti avversari, una volta abbattuti, ci concedano l’onore di qualche prezioso drop.

A condimento della lotta, il cielo era solcato da un enorme drago che ho tentato di fare mio, proprio come ci era stato mostrato durante la presentazione pre hands-on da uno degli sviluppatori, il quale aveva ripulito uno dei tre punti di controllo a fiammate, mettendosi a cavalcioni della bestia alata come nemmeno la più feroce delle khaleesi; inutile dire che non mi ci sono avvicinato nemmeno, e anzi ho dovuto occuparmi di evitare i suoi calorosi attacchi, mentre attorno a me imperversava il caos più totale. Toccherà certamente riprovarci una volta che avrò messo le mani sulla versione definitiva del gioco.

IL TUO AVAMPOSTO È MIO

Una volta preso possesso della parte esterna del fortino, è giunta l’ora di entrare nella sala principale, una vasta arena occupata dall’overlord nemico e dai suoi scagnozzi. La presenza di piattaforme sopraelevate e occupate da alcuni arcieri mi ha consigliato un approccio votato all’iniziale eliminazione dei suddetti, per poi tornare a terra e menare fendenti come se non ci fosse un domani. In questa particolare occasione, ho trovato molto utile la possibilità di evocare il mio vice (con un rapido tocco sulla levetta destra del D-pad), precedentemente segnalato come tale in fase di briefing (anche qui grazie al Nemesi) e che si è rivelato più che un valido supporto: quando ho terminato di fare pulizia dei tirapiedi dell’overlord, grazie anche al fido arco che avevo con me, ho trovato il boss con già metà della barra della vita esaurita, tanto che abbatterlo definitivamente è stata solo una questione di pazienza. Certo, mi è stato di gran aiuto l’aver scelto come compagno d’arme un orco in possesso di abilità capaci di portare un tipo di danno cui l’overlord era particolarmente sensibile, ma – come si suol dire – la fortuna aiuta gli audaci, e quindi bene così.

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Una volta fatta nostra la roccaforte, la zona della mappa sotto il suo controllo diventata territorio da esplorare

Terminata la tenzone, la schermata riassuntiva post partita mi ha permesso di selezionare uno dei soldati sotto il mio controllo, così da metterlo al comando dell’avamposto; ovviamente, visto l’apporto decisivo nelle fasi finali della battaglia, l’onere è toccato proprio all’orco che avevo designato come vice. I fortini conquistati devono essere invero difesi, perché il nemico è sempre in agguato e potrebbe volersi riprendere ciò che era suo. Una volta fatta nostra la roccaforte, la zona della mappa circostante è diventata territorio da esplorare, cosa che avrei voluto fare con piacere: purtroppo, la gioviale signorina di cui sopra aveva già deciso che lì dovesse terminare la mia prima prova “pad in mano” con La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, ergo mi sono alzato con la coda tra le gambe e ho lasciato posto al collega successivo, non senza un pizzico di rammarico. Mettiamola così: il fatto che mi sia rimasta una gran voglia di continuare è certamente un segno importante sulla qualità del lavoro svolto da Monolith, non trovate anche voi?

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