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Deus Ex: Mankind Divided

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Deus Ex: Mankind Divided – Anteprima

Era sembrato un azzardo ai più, quello di Eidos di andare a ripescare una serie storica come Deus Ex. Eppure oggi, dopo quattro e passa anni, siamo qui non solo a ricordare Deus Ex: Human Revolution come uno dei titoli migliori dell’ultimo lustro, ma attendiamo con ansia di mettere le mani sulla versione finale del suo seguito diretto, ovvero quel Deus Ex: Mankind Divided che tante buone cose ha mostrato dal suo annuncio fino a oggi. Le occasioni di incontro sono state parecchie, tra fiere ed eventi dedicati, ed è quindi opportuno cominciare a tirare un po’ le fila su quanto stanno facendo i ragazzi di Eidos, anche perché il 23 agosto 2016 non è dietro l’angolo e la memoria va rinfrescata a dovere prima di allora.
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EVOLVERSI

Per tutti coloro che fino a questo momento hanno vissuto sulla Luna occorre fare un breve riassunto della situazione narrativa. Il protagonista di Deus Ex: Mankind Divided è lo stesso Adam Jensen che abbiamo apprezzato in Human Revolution e che qui ritroviamo due anni dopo (siamo nel 2029) alle prese con un’organizzazione terroristica che rivendica i diritti degli esseri umani cui sono stati impiantati moduli cibernetici. Il fatto che Adam sia anch’egli un “augmented man” lo mette nella classica situazione di mezzo, tra ciò che è e ciò che deve combattere. Proprio come nel predecessore, quindi, saranno sfiorati o addirittura toccati temi importanti, che riguardano la ghettizzazione del diverso e il limite oltre il quale sia o non sia giusto intervenire su quanto la natura ha donato all’uomo in quanto tale, giocando a fare il dio.

Il tutto, ovviamente, farà da background al misto di atmosfere un po’ noir e un po’ cyberpunk che hanno già caratterizzato Human Revolution qualche anno fa, e che qui saranno riprese ed espanse, grazie in particolare alla nuova ambientazione, quella Praga tanto diversa e allo stesso tempo tanto uguale alla Detroit che faceva da scenario alle scorse peripezie di Adam Jensen. Da questo punto di vista il lavoro di Eidos Montreal sembra già da ora azzeccato, visto che le nuove ambientazioni sono facilmente riconducibili all’essenza dell’approccio “post Warren Spector”, ma esprimono una personalità propria, come se il background fosse un personaggio principale e non solo la scatola dentro la quale prenderanno forma le vicende della trama.
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UN MARE DI CYBERPOSSIBILITÀ

Come detto, a oggi le possibilità di incontro con Deus Ex: Mankind Divided e il suo gameplay sono state numerose. Anche sotto questo profilo la percezione è che Eidos Montreal abbia lavorato seguendo la filosofia della continuità, mantenendo buona parte della sovrastruttura, ma ritoccando ove necessario. Per esempio, tutte le volte che ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con gli sviluppatori è emerso come sia forte in loro la consapevolezza che in Human Revolution l’approccio totalmente stealth era da un lato quello che garantiva le maggiori soddisfazioni, ma dall’altro penalizzava eccessivamente il giocatore al momento di avere a che fare con i boss o con quelle situazioni dove diventava necessario passare alle misure forti. Stando alle loro parole – e fermo restando il concetto base che fino a quando non sarà possibile mettere mano al gioco completo saranno appunto solo parole – è stata operato fin dall’inizio dello sviluppo un lavoro di cesello che dovrebbe evitare sbilanciamenti eccessivi, a prescindere dal modus operandi.

deus-ex-mankind-divided-art-3La riprova della maggior malleabilità e versabilità di Deus Ex: Mankind Divided lo riscontriamo al momento di analizzare il level design delle zone ormai note. Molto più che in passato al giocatore vengono date possibilità e vie per ottenere il risultato, ben oltre il classico binomio spaccotutto/passodaicondotti tipico di altre produzioni della stessa famiglia; anzi, qui aumenta ancor di più l’importanza di possedere buone capacità di hacking, così come una spiccata propensione all’esplorazione, alla ricerca di armi e oggetti nascosti, piuttosto che di preziose keycard addosso ai nemici grazie alle quali accedere a zone altrimenti precluse. È peraltro facile osservare fin da ora come Deus Ex: Mankind Divided viva su una spiccata verticalità, parzialmente presente già in Human Revolution ma qui accentuata proprio per concedere nuove opportunità al giocatore.

Tra i ritocchi importanti va sicuramente annoverato un sistema di coperture meno legnoso che in passato, e che consentirà non solo di girare gli angoli, ma anche di eseguire preziosi KO silenziosi senza la necessità di uscire dalla copertura stessa (un fatto, questo, che in Human Revolution mi era costato più volte il reload del checkpoint). Certo, di lavoro ce n’è ancora da fare parecchio, a cominciare soprattutto da un’Intelligenza Artificiale ancora incapace di elaborare tattiche strutturate, magari diverse dal semplice sfruttare le coperture e avvicinarsi in pompa magna per stanarci. Dopotutto, c’è un motivo per cui la data di febbraio era parsa un po’ a tutti una pia illusione, non trovate?

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