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Super Mario Odyssey

Switch

Super Mario Odyssey - Provato

Bastano pochi secondi per essere rapiti totalmente da Super Mario Odyssey, dai suoi colori, dalla struttura dei suoi livelli così ricchi di soluzioni diverse, ma soprattutto dalla reattività di Mario e del fantastico Cappy, il berretto multiuso che usa con destrezza per combattere i nemici e raggiungere le monete più remote. Difficile non farsi prendere dall’entusiasmo, dunque, anche se il vero amore scatta dopo essere passati al Pro Controller: con i due Joy-Con, nonostante la comodità della postura rilassata e la possibilità di utilizzare il sensore di movimento per lanciare il cappellino, ho desistito dopo pochi minuti. È stata la prima volta da quando gioco con Switch che ho sentito il bisogno di utilizzare il pad, ma in Odyssey la precisione è fondamentale, e con il pad è tutta un’altra cosa. Poi magari si tratta dell’abitudine, però, ecco, la differenza di feeling al momento è notevole.

FRA DESERTO E GRATTACIELI

Una volta trovato l’assetto giusto, si tratta di pura poesia platform a 60 fps, e nei due livelli che ho potuto provare l’aspetto più sorprendente è stata la capacità del gioco di cambiare pelle diverse volte in soli venti minuti. Gran parte del merito è l’unione di un gameplay classico da Super Mario in tre dimensioni con momenti più ginnici, come il salto carpiato e l’arrampicata, e ovviamente il già citato uso di Cappy, che torna utile anche per prendere possesso di Pallottolo Bill e attraversare in volo lo stage o, per esempio, passare a tutta velocità in una zipline.

ogni livello di Super Mario Odyssey è un piccolo open world di pura scoperta

Fra piattaforme semoventi, sequenze in cui ci riappropriamo della storia in due dimensioni grazie a delle fantastiche silhouette e momenti di esplorazione tridimensionale più canonica, ogni livello di Super Mario Odyssey è un piccolo open world di pura scoperta, con diverse “quest” integrate al suo interno tutte da scoprire, che aprono di fatto delle sequenze che ci permettono di conquistare non solo le classiche monete, ma soprattutto le lune in grado di farci avanzare nei diversi livelli. Ogni quadro è incredibilmente ricco di dettagli, chicche da scoprire e anche simpatiche attività alternative, mentre le soluzioni per raggiungere le zone più sensibili degli stage sono sempre molteplici, tutte molto belle. L’interazione con il mondo di gioco non manca mai e, come avevo già pensato all’epoca del reveal, l’unica cosa che mi ha leggermente stranito è stata vedere Mario accanto a esseri umani dalle proporzioni corporee normali, cosa che mette quasi in dubbio la natura umana dell’idraulico dal baffo fluente.

VIVO LA VITA UN QUARTO DI GOOMBA ALLA VOLTA

Super Mario Odyssey è uno dei giochi migliori dell’E3 in termini di pura esperienza, ma questo non vuol dire che sia perfetto: la fulgida e vivida rappresentazione dei mondi a 60 fps ha costretto Nintendo a sacrificare un po’ la risoluzione e la pulizia visiva: detto sinceramente, spero che per ottobre il gioco venga un po’ ripulito dall’aliasing che si porta dietro, soprattutto se giocato su televisore.

l’aspetto più sorprendente è stata la capacità del gioco di cambiare pelle diverse volte in soli venti minuti

Questo, però, non impedisce al nuovo capitolo della storica IP di Nintendo di emergere in tutto il suo ludico splendore, a metà strada tra la sua identità di platform classico che offre sequenze mozzafiato tra salti scavezzacollo ed episodi dal piglio quasi sperimentale, che portano Mario in contesti mai visti prima. Difficile davvero che possa esistere un amante dei videogiochi in grado di non emozionarsi ed entusiasmarsi giocando a Super Mario Odissey. Nintendo si conferma indubbiamente una delle aziende che esce meglio dall’E3, pronta a regalare a Switch una nuova, formidabile, killer application.

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