Gwent torneo gamescom 2017

Gwent

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Gwent - Provato

Nato all’interno di The Witcher 3, nel tentativo di rinnovare il parco degli storici mini-giochi presenti nella saga di CD Projekt RED, Gwent sta inseguendo la maturità con una lunga beta che solo negli ultimi mesi si è svelata al pubblico con il corposo aggiornamento che ha condotto alla fase open. Sviluppare un gioco di carte collezionabili digitale non è affare da poco: la posizione di forza di Hearthstone è difficile da scalfire grazie alla diffusa fanbase Blizzard e un approccio al gameplay transgenerazionale, ma Gwent, sin dalla beta chiusa, ha dimostrato alcune interessanti intuizioni che lo rendono appetibile proprio grazie al suo essere fortemente antitetico rispetto ad alcuni elementi di design classici dei giochi di carte. L’assenza di una risorsa spendibile per giocare carte, volgarmente il mana, e del concetto dei punti di vita come condizione di vittoria, lo pone al di fuori della schiera dei figli di Magic: The Gathering; mentre la divisione in round, la possibilità di passare e deliberatamente perderne uno, l’alto numero di carte pescate a inizio partita in rapporto a mazzi di 25-30 carte massimo e un mulligan profondo e spalmato su tutta la partita rendono Gwent paradossalmente più simile a un gioco di strategia e gestione risorse piuttosto che a un gioco di carte canonico. Oltre ai bilanciamenti e all’introduzione di nuove carte, già ampiamente anticipati nelle ultime settimane, il cuore della presentazione di CD Projekt RED si è rivolto soprattutto all’annunciare due grosse novità attese da molto: il single player e una sistemazione del lato competitivo con la creazione di una vera e propria lega.

STRUTTURALMENTE GWENT

Gwent Masters va di pari passo con la nuova pro ladder, una classifica separata a cui potranno accedere solo i giocatori in grado di raggiungere il 21° rank. Questa classifica avrà un sistema molto diverso da quello cui siamo abituati: il punteggio generale raggiunto sarà infatti la somma dei singoli punteggi effettuati con le quattro fazioni con cui abbiamo vinto di più. Inoltre, per poter sbloccare il pieno potenziale di punti sarà necessario giocare almeno cento partite con una data fazione: in caso contrario, la percentuale dei punti che effettivamente avremo in caso di vittoria di una partita calerà di conseguenza. I giocatori saranno quindi incentivati a usare fazioni diverse, evitando che la ladder si fossilizzi solo su quelle considerate più performanti dal meta attuale. A partire dalla pro ladder si potrà poi accedere a due tipi di torneo. Al termine della stagione, che avrà la durata di due mesi, ai giocatori verranno infatti assegnati dei crown point che permetteranno di partecipare ai Gwent Open e ai Gwent Challenger, tornei ufficiali organizzati da CDP che fungeranno da trampolino di lancio verso i World Masters, un grande torneo conclusivo con in palio 250.000 $ e il titolo di campione del mondo. Interessante la possibilità anche di vedere “licenziato” un torneo non organizzato da CD Projekt RED, che in questo modo potrebbe comunque entrare a far parte del circuito competitivo con conseguente possibilità di vincere crown point anche al di fuori degli eventi ufficiali.

Gwent è più simile a un gioco di strategia e gestione risorse piuttosto che a un gioco di carte canonico

I doverosi aggiustamenti al lato competitivo, con bilanciamenti e l’aggiunta di trenta nuove carte, non hanno però potuto oscurare la grande novità presentata a Colonia. L’introduzione del single player o, se preferite, della modalità storia aggiunge un modo davvero nuovo di interfacciarsi non solo al Gwent ma anche al gioco di carte in generale. Thronebreaker si configura come un vero e proprio gioco di ruolo dove i combattimenti saranno risolti da match di Gwent. La volontà, mi ha confermato Jakub Szamałek (lead writer di questa modalità storia nonché scrittore in The Witcher 3), è quella di mantenere il mood narrativo della saga principale, fatto di moralità in chiaroscuro e scelte significative, e di esplorare lati dell’ambientazione che ancora non erano stati toccati, andando a raccontare di personaggi ed episodi di storie antecedenti a quella della saga originale. All’interno di questa modalità avremo cinque mappe, tutte estremamente caratterizzate e costruite con una deliziosa grafica in cel-shading. Potremo muovere il nostro personaggio all’esplorazione di vari ambienti, raccogliere loot, cercare missioni e gestire il nostro esercito formato dal canonico mazzo di carte. I dialoghi presenteranno delle scelte e ramificazioni che potranno cambiare quello che succederà all’interno della storia, nonché i rapporti con i PNG, e presenteranno le moralmente ambigue scelte che siamo stati abituati a vedere nei videogiochi canonici. Thronebreaker paleserà una serie di carte, meccaniche e leader totalmente pensati per l’esperienza in single player, ma si collegherà anche al multiplayer, fornendoci un nuovo set di carte che potranno essere utilizzate nelle nostre classiche scorribande sulla ladder globale.

WITCHER SOLITARI CERCASI

La durata della campagna sarà di circa 10-15 ore in base a quanto soffriate di OCD e vi sentiate dei veri completisti. Non sappiamo ancora il prezzo ma lo story mode non sarà acquistabile con valuta in-game. Se è lecito aspettarsi l’uscita della prossima patch a breve, non abbiamo ancora date precise per questo corposo story mode se non un generico “entro la fine dell’anno”. Possiamo però consolarci con alcune piccole rivelazioni che sono state fatte al termine della conferenza stampa: CD Projekt RED ha infatti confermato di essere al lavoro su svariati contenuti aggiuntivi come nuove fazioni, nuovi leader, nuove modalità di gioco e anche una serie di eventi stagionali a tema. L’universo di Gwent si sta ampliando a dismisura in previsione della tanto agognata v1.0 che segnerà finalmente il termine di una beta, durata forse troppo a lungo ma che potrebbe consegnarci un rinfrescante gioco di carte.

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