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FIFA 18

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FIFA 18 - Provato

L’altro giorno, in diretta, ho utilizzato “vulgar display of beauty” per descrivere FIFA 18, ma ho preferito aspettare la prova nel booth della business lounge di EA prima di raccontarvi le mie impressioni complete. Affidarmi all’esperienza ha dato i suoi frutti, perché proprio come l’anno scorso, la build presente nella zona Creators è ben altra roba rispetto alla già ottima versione da showfloor. E dunque, con tutte le squadre disponibili, carriera e FUT sbloccati, mi sono fatto un’idea migliore di quello che, probabilmente, sarà una delle mie ragioni di esistere (videoludicamente parlando) a partire da fine settembre in poi.

CONTROLLO E BELLEZZA

Dopo aver fatto un po’ di partite a Los Angeles e anche qui a Colonia, è abbastanza evidente che il fulcro di quest’anno per EA Sports è stato quello di rendere il Frostbite Engine ancora più centrale nello sviluppo del gioco, andando a limare e migliorare ulteriormente il comparto animazioni e le reazioni ai contatti dei singoli atleti. Questo ha regalato a FIFA 18 un ritmo che si conferma più compassato e decisamente più ruvido, fatto di prese di posizione, difese strenue del pallone e strattoni tattici, come le smanacciate prima di un corner. La maggiore coerenza nei contatti e, soprattutto, l’aumento di variabili che il motore fisico tiene in considerazione producono una discreta varietà di situazioni.

L’IA, ancora più aggressiva nei movimenti senza palla, dà diverse soluzioni aggiuntive sia in attacco, sia in difesa: nello sviluppo della manovra, infatti, l’istinto dei compagni mi è parso ancora più sviluppato, laddove ogni atleta virtuale cerca di imitare nei movimenti e nei tagli la sua controparte reale con più convinzione e successo. Giocando con il Napoli, le due ali del tridente leggero vanno ad aggredire gli spazi in maniera intelligente: anche senza chiamare con ossessione i tagli, mi sono trovato un Insigne bravo nello staccarsi e accentrarsi e un Callejon sempre pronto a cercare la profondità alle spalle del terzino, grazie ai suoi caratteristici tagli sul palo lontano.

è abbastanza evidente che il fulcro di quest’anno per EA Sports è stato quello di rendere il Frostbite Engine ancora più centrale nello sviluppo del gioco

La maggiore reattività dei giocatori bilancia una circolazione del pallone sicuramente più compassata, sporcata dai molti contatti e da una fisica più incline a ogni tipo di attrito. La palla ha un peso specifico più consistente e orchestrare la manovra è più piacevole che in passato, perché è più difficile affidarsi alla memoria e si è costretti a leggere molto meglio le situazioni, giacché la tendenza dei difensori è curare meglio le linee di passaggio con interventi in anticipo e marcature preventive molto più intelligenti e mature che in passato. Quanto si possano decidere e regolare gli anticipi dal piano partita è tutto da vedere, ma il miglioramento di motore fisico e Intelligenza Artificiale portano l’intensità delle partite su un nuovo livello di sofisticazione che richiede molta più apertura mentale e concentrazione. Venendo da FIFA 17 è chiaro che ci si trovi davanti a una sua naturale evoluzione, ed è con molto piacere che mi sono sentito quasi immediatamente in controllo della situazione. La sensazione è stata come se, pad alla mano, avessi molte più strumenti a disposizione per esprimere la mia idea di calcio, ma contemporaneamente anche più mezzi per tenere la squadra sotto controllo anche nelle fasi più convulse.

A latere, la presenza di un sistema di traversoni tutto ancora da interiorizzare fa ben sperare anche per chi preferisce giocare sfruttando le torri, mentre la possibilità di cercare la coordinazione giusta per tenere basso il pallone sui tiri col doppio tocco del quadrato è una di quelle finezze che può tornare davvero utile. Insomma, in FIFA 18 si combatte di più, ma si può fare anche un calcio più bello e interessante, per quanto alcune situazioni restino potenzialmente migliorabili, come la gestione dei calci d’angolo (soprattutto in difesa) e la tenuta della linea di pressing. In sostanza, secondo me la fase difensiva è ancora meno curata rispetto a quella offensiva, ma è anche vero che le retroguardie mi sono sembrate ben più pronte e lucide, quindi nel complesso comunque il lavoro di EA Sports pare essere convincente anche da questo punto di vista.

RAIOLA SIMULATOR

Passando in rassegna le modalità di gioco disponibili nella build, ho scoperto alcune novità nella carriera da allenatore, in cui EA ha introdotto diversi nuovi parametri per valutare il nostro lavoro da manager e, soprattutto, un sistema di contrattazione basato su veri e propri dialoghi ambientati nel nostro ufficio, dove possiamo cercare di strappare prezzi migliori ai dirigenti delle squadre avversarie e convincere procuratori e giocatori ad accettare le offerte. Sinceramente non ho capito quanto sia effettivamente utile avere la scenetta in stile The Journey, visto e considerato che in termini di tempo sarebbe stato più pratico un bel dialogo testuale, ma è anche vero che mi sono divertito non poco a condurre le trattative in una maniera così immersiva (certo, il fatto che muovano la bocca e non parlino mi ha inquietato)… però c’è da capire quanto possa funzionare sulla lunga distanza. L’idea di tenere il giocatore sempre al centro dell’azione è evidente anche in altre piccole novità, come la possibilità di impostare sostituzioni a volo dal menu di gestione partita, per non perdere mai l’adrenalina del campo entrando nel menu di pausa; a ciò si aggiungono la rinnovata interazione del pubblico, che commenta molto più sonoramente ogni azione, e spettatori ben più mobili e coinvolti anche fisicamente dagli incontri.

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Venendo da FIFA 17 è chiaro che ci si trovi davanti a una sua naturale evoluzione

Passando sempre in rassegna le novità in termini di modalità, anche FUT ha subito qualche innovazione, con un single player ampiamente rivisitato sulla base di sfide molto più intelligenti dei tornei che finivano per essere noiosi momenti di grinding. La possibilità di partecipare a sfide giornaliere, settimanali e mensili riguardo rose e achievement da conquistare (così come il confrontarsi contro le rose più interessanti degli altri giocatori) potrebbe rivitalizzare non poco la parte in solitaria dell’oramai ginormica modalità con le carte, che ricordiamo da quest’anno prevede i giocatori leggendari anche su PC e PlayStation 4. Chiude la rassegna delle novità la presenza della Liga spagnola con licenza completa, ovvero come Bundesliga e Premier League, con tanto di grafiche ufficiali e cura dei dettagli impressionanti. Purtroppo, invece, la Serie A è ancora soltanto Calcio A, e mancano molti diritti delle squadre di Serie B, cosa che so farà imbestialire molti dei nostri lettori. Tornando alla presenza della Liga, mi è venuto da pensare che – siccome nell’intro di The Journey si parla di un possibile trasferimento al Real Madrid di Alex Hunter – hai visto mai che davvero si può lasciare l’Inghilterra? Chissà… ma per fortuna lo scopriremo tra pochissimo.

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