Remothered Tormented Fathers

Remothered: Tormented Fathers

PC PS4 Xbox One

Remothered Tormented Fathers – Provato

L’ho già scritto in altre occasioni, ma è giusto ribadirlo per Remothered Tormented Fathers: per come la vedo io, i survival horror si sono trasformati  lungo gli anni in un puro concetto di gioco, sempre più distanti da un canonico genere. In comune possiamo trovare protagonisti inermi o scarsamente difesi, in balia di pericolosissime ambientazioni e implacabili nemici, mentre tutti gli altri fattori – se l’eroe è armato o meno, la gradazione tra azione e puzzle, persino la visuale – fanno tutt’ora parte di una sperimentazione su molteplici strade. In alcuni casi, pochissimi, la modernità non ha rinunciato a una spina dorsale classica (l’ultimo The Evil Within), in altri ha veicolato angosce in soggettiva con forme più dirette e “sensoriali” (Layers of Fear, Outlast 2, tutta la produzione di Frictional Games), o anche un mix di elementi antichi e moderni capaci di produrre, a loro volta, qualcosa di simile a una simulazione di sopravvivenza horror (Alien Isolation, Resident Evil 7, in qualche misura anche Prey). Da parte sua, anche il gioco degli italiani di Stormind Games e Darril Arts sta proponendo un suo personale tocco ai titoli d’orrore, in terza persona, ma con un’anima rivolta al panorama odierno, in cui la vulnerabilità è tornata a essere il primo e più importante strumento di tensione.

LA CASA DELLE MEMORIE PERDUTE

Come abbiamo già visto nell’anteprima della scorsa primavera, enigmi ambientali e intelligenza non scriptata dei nemici costituiscono la principale ossatura ludica di Remothered Tormented Fathers, accanto a una trama che negli ultimi mesi ha guadagnato più sostanza e dettagli.Remothered Tormented Fathers

Enigmi e IA non scriptata dei nemici costituiscono la principale ossatura di Remothered Tormented Fathers

Nei panni di una sedicente dottoressa ci troveremo a indagare nella villa di due misteriosi personaggi, i coniugi Felton, partendo dalla scomparsa della figlia Celeste fino a incrociare i motivi per cui, poco dopo aver messo piede nella magione, ci troviamo braccati dalla follia fatta persona. Rispetto alla prova di maggio la storia è stata arricchita di un vero incipit, con la prima esplorazione della casa, “scortati” da una domestica apparentemente mite, e il dialogo con l’avvizzito notaio Felton, immischiato in qualche pericolosa sperimentazione di farmaci proibiti, connessa all’azienda di cui è padrone. Da questo momento in poi sulla storia iniziano a piovere un sacco di elementi più o meno eterogenei, ed è difficile dire se riusciranno a collimare in un quadro di buona originalità e coerenza; per quel che ho visto fino a oggi, però, posso solo testimoniare di esserne rimasto piacevolmente rapito, complice l’articolato gioco di identità che caratterizza l’intreccio – a cominciare dalla protagonista – e che ben si dipana nell’introduzione di nuovi carnefici e personaggi dall’origina oscura (o troppo orribile da immaginare).

Il tutto per qualcosa di più di due ore, circa un terzo della durata del gioco, gran parte delle quali spesi nell’interpretare gli enigmi e nel correre a gambe levate, a fronte di un’intelligenza artificiale avversaria perfettamente in grado di reggere la scena, in termini di presenza orrorifica, percezione sonora e apertura del cono visivo. I piccoli margini sull’apparente implacabilità degli inseguitori possono essere sfruttati nella struttura delle stanze, spesso dotate di più ingressi, o di elementi centrali per ripararsi alla vista, così come nel riparo di divani e immancabili armadi in cui barricarsi, qui conditi con un semplicissimo ma efficace Quick Time Event. La pratica del gioco, così come la configurazione dei comandi, fanno ben intendere che in Remothered Tormented Fathers non sarà mai possibile fermare o addirittura uccidere i nemici (almeno, non in forma attiva), ma solo distrarli o bloccarli temporaneamente: a tale scopo troviamo diverse tipologie di “distrazioni” (piccoli oggetti domestici, nella sostanza) che possono essere scagliate o collocate a terra per ingannare i nemici, sparse in cassetti o angoli della casa; non mancano veri e propri corpi contundenti, tra coltelli, forbici e spilloni, ma anche in questi casi potremo al massimo guadagnare qualche secondo per la fuga, colpendo il cattivone sul ritmo di un altro piccolo QTE. Ora le distrazioni possono essere potenziate, ad esempio affilando una lama, ma il risultato non andrà comunque oltre un beneficio di tempo, con il folle che ulula di dolore lasciandoci qualche attimo in più per far perdere le nostre tracce. Efficace, pur se non sorprendente, la scelta degli specchi (con un metronomo d’innanzi) per salvare la partita e riguadagnare salute, con il vetro che si infrange mentre recuperiamo vitalità.Enigmi e IA non scriptata dei nemici costituiscono la principale ossatura di Remothered Tormented Fathers

Anche gli utenti Steam sembrano aver gradito, con un numero crescente di recensioni positive

Fra i punti meno positivi di Remothered Tormented Fathers metto ancora una volta le icone d’obiettivo, troppo stringenti nello spazio d’interazione (bisognerà puntare precisamente a loro, per attivare l’azione di risoluzione dell’enigma) e non semplici da far apparire nella visuale. In effetti, tutto quel che rientra nell’impianto tecnico può essere oggetto di vari appunti, pur in un bilancio sostanzialmente positivo: l’impatto generale è davvero ottimo, con un notevole uso delle luci e un’altrettanto lodevole modellazione dello scenario, pieno di minuziosi dettagli di arredo e di valide soluzioni per la leggibilità di enigmi e interazioni; l’incantesimo tende un pochino a sciogliersi, però, quando l’occhio cade su alcune animazioni legnose o non strettamente necessarie, quasi a strafare (la protagonista che ansima muovendo la bocca per paura o stanchezza, ad esempio, senza mutare l’espressione degli occhi), o anche per la scelta di definire le fattezze della protagonista, la dottoressa Reed, ispirandosi in modo piuttosto chiaro alla Jodie Foster de Il Silenzio degli Innocenti.

La somiglianza ha senso per piccoli rimandi della trama che non sto a dettagliare, vere e proprie citazioni anche sul piano visivo, ed è meno accentuata di quanto le immagini statiche facciano pensare. Tuttavia, in tal modo viene ulteriormente sottolineato il confronto istintivo con titoli ben più ricchi, comunque inevitabile in tanti altri particolari; personalmente, avrei preferito le prime sembianze del personaggio definite dal creatore e lead designer del progetto, Chris Darrel, meno riconoscibili ma anche meno cocciute nell’attirare l’attenzione del giocatore. Sul fatto, invece, di proporre sequenze di enigmi molto precise e scriptate, che a qualcuno potrebbero sembrare “rigide”, non ho molto da obiettare: è uno stile un po’ attempato, forse, ma che ha dalla sua un ottimo aroma di classicità, peraltro circondato da tanti elementi più aggiornati. L’uscita della versione finale di Remothered Tormented Fathers è prevista per la fine di gennaio, e rischia di arrivarci con un notevole stuolo di recensioni positive su Steam, almeno a giudicare dalla situazione attuale. Avanti così.

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