Battlezone VR - Recensione

PS4

Sotto un certo punto di vista, Battlezone mi ha offerto l’esperienza “retro” definitiva. In primo luogo perché vanta un nome importante e si propone come ultimo nato nell’albero genealogico del fondamentale coin-op di Atari, figlio di Ed Rotberg e del rivoluzionario sperimentalismo dell’azienda di Sunnyvale che, nel 1980, voleva imbrigliare la tecnologia vettoriale al servizio dei giocatori, riscrivendo i duelli cingolati proposti nel classico Combat in un campo di battaglia liberamente navigabile in prima persona, evolvendo quell’idea timidamente accennata l’anno prima nell’audace TailGunner, scritto da Tim Skelly per Cinematronics. Inoltre, Battlezone mi ha ricordato i “feroci” viaggi in auto da bambino, quando la buon’anima di mio padre caricava la famiglia su quella infernale Ritmo alla volta di destinazioni casuali, sempre terribilmente distanti e foriere di dosi di mal d’auto che speravo rimanessero relegati ai ricordi d’infanzia.

Battlezone è l’unico gioco dell’offerta iniziale di PlayStation VR che mi ha costretto a frequenti pause ristoratrici, con la fronte imperlata di sudore e lo stomaco sottosopra. Finalmente il mito di Polybius diventa realtà, il giorno in cui i videogiochi ti fanno secco nella vita reale è alle porte. A questo punto, il passo successivo è l’ascesa di Skynet.

TANKS A LOT!

Scherzi ed esagerazioni a parte, l’immersione e le repentine virate degli agili carri armati di Battlezone mi hanno seriamente impedito di godere appieno di un titolo che, sulla carta, ha tutto quello che chiedo dalla realtà virtuale.

Battlezone VR immagine PS4 03Appena iniziato, il gioco si apre con un incoraggiante “Insert C.O.I.N.” (Combat Operative Identification Nexus ) che scalda l’arcigno cuore del videogiocatore arcade d’annata, prima di proporre la creazione di una campagna generata proceduralmente attraverso un campo di battaglia composto da esagoni che andranno attraversati uno alla volta, fino alla resa dei conti contro una dispotica intelligenza artificiale arroccata in vulcano da cui partorisce schiere di mezzi meccanici assassini. Ecco, ora il paragone con Terminator comincia ad avere ancora più senso, e confesso di avere paura!

Sotto la scorza pianificatrice, Battlezone è un videogioco vecchio stile dove, al termine delle vite, ci attende il game over

Fortunatamente non dovremo fare il viaggio a piedi, dato che sarà subito possibile scegliere tra diverse tipologie di carri armati, differenti per agilità, resistenza e sistemi d’armamento, una scuderia cingolata destinata ad arricchirsi completando il gioco. Da qui in poi si fa sul serio, scegliendo dove muoversi e affrontando una serie di missioni che spaziano dalla lotta senza quartiere alla protezione di strutture e convogli, buttandosi a capofitto in “caselle” misteriose o spendendo un po’ di denaro per inviare sonde e conoscere in anticipo quali saranno gli eventuali obiettivi. Pianificare un tragitto ottimale è fondamentale, perché mentre siamo intenti a guadagnare terreno il nostro avversario digitale si evolverà, facendo aumentare di livello i suoi alfieri meccanici e arrivando a generare i formidabili carri di classe Nemesis, ben visibili sulla mappa e, possibilmente, da evitare a tutti i costi.

Con queste meccaniche roguelike ogni passo in Battlezone è fondamentale: da una parte perdere tempo significa avere contro avversari sempre più forti ma, dall’altra, puntare dritto alla resa dei conti rischia di trasformarsi in un suicidio, perché alcune particolari fermate possono fare la differenza. Abbattere i generatori di scudo, ad esempio, permette di incontrare una resistenza molto più malleabile al momento dello scontro finale, mentre appositi negozi consentono di investire la pecunia raccolta dalle carcasse dei nemici, al fine di potenziare e modificare la dotazione del carro. Altri acquisti, vite extra o il miglioramento degli scudi, possono invece essere fatti in qualsiasi momento, prima di tornare a combattere. Sotto la scorza pianificatrice, Battlezone è dunque un videogioco vecchio stile dove, al termine delle vite, ci attende il game over.

IMMERSIONE TOTALE

Giunto il momento di combattere, la realtà virtuale consegna un’esperienza splendida: muovere la testa all’interno dell’abitacolo di un carro di classe Cobra è una sensazione che ogni giocatore dovrebbe fare. Indicatori, radar e monitor con gli obiettivi che il gioco propone in primo piano ricreano perfettamente le emozioni provate all’epoca di Tekki, senza il costoso controller e con un’immersione addirittura maggiore.

Battlezone VR immagine PS4 08

i carri armati sono differenti per agilità, resistenza e sistemi d’armamento

Il campo di battaglia, poi, è da applausi, con un look retro futurista à la Tron che, astutamente, offre un’estetica piacevole con forme ben riconoscibili e un’azione fluidissima, dribblando i limiti tecnici della realtà virtuale griffata Sony. Al sonoro, tracce techno e la suadente voce femminile del computer di bordo, è delegato il compito di “incorniciare” il delirio di esplosioni e metallo contorto. Guardarsi attorno per scorgere i nemici all’orizzonte mentre si consulta il radar per capire da dove arrivino i colpi d’artiglieria, magari scorgendo strutture da hackerare ed evitando nel contempo l’assalto di veloci droni, è un punto di non ritorno per gli amanti del genere, capace di restituire le incredibili sensazioni del glorioso Battletech Center di Chicago (una sorta di mecca durante gli anni Novanta per ogni videogiocatore fanatico di scontri meccanici). Davvero, realizzatemi uno spin-off di Super Robot Taisen con la possibilità di guidare Mazinga e soci in modo simile e posso “morire” sereno.

Messi da parte gli attimi, puramente soggettivi, in cui la nausea costringe a fare una pausa (fortunatamente le campagne interrotte possono essere comodamente riprese in seguito), il problema principale di Battlezone, altresì vincente, rimane la difficoltà: alta, molto alta, specialmente giocando da soli.

PUNY HUMAN

Battlezone offre una modalità cooperativa per quattro giocatori contemporaneamente, un’offerta difficile da rifiutare. Oltre all’esaltazione di far parte di un plotone meccanizzato e alla potenza di fuoco combinata, giocare in più persone permette di ricaricare l’energia degli amici semplicemente combattendo fianco a fianco.

Battlezone VR immagine PS4 05

Battlezone è l’unico gioco di PS VR che mi ha costretto a frequenti pause ristoratrici

Questo non è ovviamente possibile da soli, e il Cobra non può ripararsi in alcun modo mentre è in missione. Gli scudi si rigenerano, ma usare lo scatto per muoversi o schivare più velocemente li esaurisce; allo stesso tempo, le armi impiegano molto tempo per alternarsi e ricaricarsi, e i nemici sono piuttosto bravi: se il colpo non è diretto, i danni ad area delle esplosioni intaccheranno l’energia un po’ alla volta, mentre la loro presenza e resistenza saranno fattori sempre più opprimenti andando avanti, specialmente nelle “cattivissime” missioni di scorta, dove le forze nemiche hanno la tendenza a puntare dritte al bersaglio e picchiare durissimo, al contrario degli alleati computerizzati. È chiaramente possibile migliorare carro e armi, ma i prezzi sono da strozzino, e si rimane sempre con la spiacevole sensazione che la CPU si potenzi a un ritmo nettamente superiore rispetto a quello della esistenza umana, anche al livello più facile. Gli scudi, ad esempio, non possono essere migliorati complessivamente, ma il loro upgrade è diviso in protezioni frontali, posteriori e laterali; i soldi, quindi, non bastano davvero mai.

Giocare assieme pare dunque l’unico modo per godersi il gioco come si deve, anche se in questa modalità le vite sono comuni a tutti i giocatori, e l’ingresso di un brocco nella partita rischia di mandare in malora gli sforzi fino a quel momento profusi. Va segnalato che non è sempre facile trovare partite a cui aggregarsi, sicuramente a causa della necessita di possedere il PlayStation VR, un biglietto d’ingresso, al momento, non alla portata di tutti, senza contare che il motion sickness potrebbe costringere preziosi compagni a una forzata sosta ai box, ovviamente al momento meno opportuno. E poi diciamolo, la campagna cooperativa è una cosa bellissima, ma l’assenza di modalità alternative per smorzare la frustrazione si fa sentire. Quanto sarebbe stato bello un deathmatch a squadre? O una modalità orda? Qualcosa, insomma, in cui buttarsi subito nell’azione in compagnia o da soli, senza per forza passare sotto il giogo della Skynet di turno.

Le variabili da considerare sono parecchie, e Rebellion ne è a conoscenza: già l’ultima patch, infatti, aggiunge alcuni bilanciamenti a tutto tondo per quel che riguarda la difficoltà, oltre a fornire il supporto a PlayStation Pro con effetti di luce migliori all’interno dell’abitacolo e vari perfezionamenti grafici che potremo gustare al debutto della nuova console.

Battlezone è praticamente il gioco che mi ha venduto la realtà virtuale, quindi mi dispiace non dargli il voto che avrei auspicato. Se da una parte i problemi “fisiologici” sono un mio limite, che proverò comunque a superare perseverando e trovando il tempo per fare opportune pause, dall’altra la difficoltà estremamente ripida nella campagna in singolo causerà dosi industriali di pura frustrazione ai piloti solitari. Non credo che la pratica sia l’unica soluzione possibile, questo a causa di bilanciamento che pende nettamente verso l’esperienza di gruppo. A questo punto, spero che gli aggiornamenti pianificati da Rebellion, pensati ascoltando le lamentele dei videogiocatori schiacciati sotto il tallone di un’intelligenza artificiale estremamente spietata, permettano anche a chi non volesse avventurarsi per forza online di godere appieno del gioco.

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Pro

  • Stile grafico retro-futurista efficace e dalla grande personalità.
  • Campagna procedurale per avventure sempre differenti.
  • Grande senso di immersione grazie alla realtà virtuale.

Contro

  • Può causare motion sickness.
  • Giocare da soli toglie gran parte del divertimento.
  • Nessuna modalità alternativa.
7.6

Buono

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.

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