Call of Duty: Black Ops 4 - Recensione

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Se vi venisse chiesto di fermarvi un momento, fare un respiro profondo e pensare a cinque titoli sparatutto che vi è capitato di giocare nella vostra carriera videoludica, quasi sicuramente uno di questi sarà Call of Duty. L’antologica serie di prodotti legati al franchise è sopravvissuta allo scorrere del tempo con discreto coraggio, proponendo dal 2003 a oggi quello che una specifica fetta di videogiocatori ricercava nel genere. Anno dopo anno le mode sono cambiate ed è forse per questo che Activision in Black Ops 4, al netto di quanto si potrebbe dire (o si è detto) di positivo o negativo per i precedenti capitoli, ha deciso di operare una scelta coraggiosa eliminando la campagna single player.

La mancanza di questa grossa fetta di torta mi aveva sinceramente spaventato, se non altro perché sono sempre stato un giocatore interessato a una storia valida, piuttosto che segnarmi sulla canna del fucile il numero di kill fatte in una partita. D’altronde, il caso vuole che molti streamer di successo stiano influenzando il mercato di settore, dando vita a un vero e proprio movimento mediatico capace di smuovere enormi masse di persone. Seguendo tali dinamiche, che vedono come protagonisti smisurati spostamenti di denaro e visibilità, Activision si presenta all’appuntamento annuale con un’offerta multiplayer abbondante e variegata che, oltre alle storiche varianti deathmatch e zombie, aggiunge la tanto discussa Battle Royale.

LO SPECIALISTA CHE FA PER TE

Una volta lanciato il gioco ho ritenuto importante, se non addirittura doveroso, rispolverare un po’ le mie abilità con gli sparatutto, dando un’occhiata ai tutorial narrativi legati ai dieci specialisti presenti nel gioco. Ognuno presenta delle abilità uniche nel loro genere, fattore che mi ha spinto a scegliere con attenzione quale tipologia di specialista selezionare per iniziare la mia (breve) carriera di tiratore scelto. Dopo aver quindi ricevuto una prima infarinatura sulle diverse possibilità disponibili, ho deciso di cominciare la mia avventura seguendo cronologicamente le modalità che ho imparato a conoscere nel corso degli anni.

Il comparto ludico è strutturato in modo da non lasciare un attimo di respiro nemmeno per grattarsi il naso

Partendo dai fondamentali, ho imbracciato il fucile nella modalità multiplayer classica, che non rivoluziona più di tanto le regole impostate dal brand, ma al contrario cerca di enfatizzare il combattimento frenetico in spazi stretti e angusti. Come ricorderà la maggior parte dei giocatori affezionati al franchise, le modalità classiche fanno totale affidamento sul design delle mappe, che in una rosa composta da quattordici diverse location cerca di mantenere alto il tasso di adrenalina rilasciato durante gli scontri, eliminando tra l’altro zone di camperaggio selvaggio o spazi dove poter cecchinare gli avversari senza disturbo. Il comparto ludico di Call of Duty: Black Ops 4 è strutturato in modo da non lasciare un attimo di respiro nemmeno per grattarsi il naso, incentivando notevolmente il gioco di squadra, grazie al fatto che la nebbia di guerra presente sulla mini-mappa adesso viene modificata per garantire ai giocatori una visione condivisa dei nemici, favorendo la messa in atto di strategie collettive eseguibili anche giocando con persone sconosciute.

Potremo saltare all’interno di una dimensione parallela demoniaca in cui il Titanic viene preso d’assalto da orde zombie

È chiaro che questo discorso acquista ulteriore validità nel momento in cui vengono scelti specialisti con abilità complementari tra loro, soprattutto quando si affrontano le due nuove sotto-modalità confezionate per l’occasione da Treyarch: Control e Heist. Nella prima i giocatori alternano la loro presenza sul campo nel ruolo di difesa o conquista di due zone tattiche della mappa, al cui interno verrà concentrata tutta l’azione allo scopo di appropriarsi del punto di controllo entro lo scadere del tempo, oppure consumare rapidamente le occasioni di respawn dell’avversario. Per quanto riguarda la seconda, invece, il team deve acquisire una borsa piena di dollari, cercando poi di condurla al sicuro nel luogo designato, così da ottenere proventi utili a comprare nuove armi da impiegare nello scontro. Ecco perché selezionare Torque, che nel gruppo è quello con la capacità di disporre sul campo scudi antiproiettile e barriere di filo spinato, acquista maggior efficacia quando messo in coppia con Seraph, che può creare un punto di respawn portatile. Se poi ci aggiungiamo Crash, capace di curare i compagni alzando anche la barra salute massima, assieme a Nomad e il suo fedele segugio sul campo pronto a stanare gli avversari facendo quasi un instant kill, il gioco è praticamente fatto.

Il matchmaking non sembra tenere particolarmente conto del livello dei giocatori

Il resto delle modalità di Call of Duty: Black Ops 4 ripropone i classici deathmatch reiterati, che in ogni modo fanno affidamento sul sistema Pick 10, ovvero la possibilità di creare un vero e proprio loadout che prevede la scelta di due armi (primaria e secondaria), buff diversificati che spaziano da armature a cure aggiuntive, seguiti da perk utili a intensificare la vostra presenza sul campo, e da carte da equipaggiare fino a un massimo di tre per volta. Partita dopo partita otterrete preziosi punti esperienza per salire di livello, necessari all’unico scopo di sbloccare armi ed equipaggiamento di qualità superiore. Devo sottolineare che il matchmaking non sembra tenere particolarmente conto del livello dei giocatori, tant’è che spesso mi sono trovato nella situazione di dover fronteggiare squadre molto meglio equipaggiate di me, quindi di gran lunga più difficili da fronteggiare a un livello più basso (e con armi più deboli).

TU CHIAMALI SE VUOI… ZOMBIE!

Una delle modalità divenuta ormai storica insieme al franchise è sicuramente quella dedicata agli zombie. Presente già al day one, rompendo quindi gli schemi utilizzati fino a questo quarto capitolo di Black Ops, le tre mappe proposte per l’occasione cercano di improntare un filone narrativo coinvolgente che ci vedrà protagonisti in ambientazioni diverse tra loro: ci verrà infatti concessa la possibilità di esplorare luoghi medievali contaminati da richiami mitologici di diverse religioni, oppure potremo saltare all’interno di una dimensione parallela demoniaca in cui il Titanic viene preso d’assalto da orde zombie.

Ogni scenario è presentato seguendo una costruzione labirintica e claustrofobica, ma comunque ricca di pathos

Il sistema di progressione immaginato per questa modalità a ondate imita lo schema del loadout visto nel multigiocatore classico e lascia, conseguentemente, la possibilità di personalizzare il nostro personaggio selezionando Elisir (sotto forma di boost temporanei), Talismani e perk (acquistabili tramite gli altari) da sfruttare in gioco per sopravvivere il più a lungo possibile contro ogni ondata, il cui cap è impostato alla bellezza di 1024. Risulta chiaro come il sole che il successo in questa modalità è direttamente proporzionale alla capacità di fare gruppo insieme agli altri giocatori, soprattutto perché ogni scenario è presentato seguendo una costruzione labirintica e claustrofobica, ma comunque ricca di pathos. Ricordare quindi la mappa e la posizione dei vari potenziamenti, o armi acquistabili, diventa un piccolo valore aggiunto necessario a farvi completare con successo tutte le ondate proposte dal gioco. Il sistema di progressione strizza l’occhio ai giocatori proponendo diversi loadout personalizzabili, ma ammetto che le lunghe sessioni dopo un po’ stancano, a patto che però non si abbia la fortuna di giocare con un team di amici pronti a dialogare e condividere paure e deliri di questo viaggio nell’occulto.

ULTIMO CHE RESTA PAGA PEGNO

Come scritto in sede di prefazione, la vera novità di quest’anno a sostituzione della campagna è la modalità Battle Royale, concettualmente definibile come la prima nel suo genere a essere prodotta e sviluppata da un team di prim’ordine, quindi da Treyarch sotto l’egida di Activision. L’esperienza in questi luoghi liberamente di ampio respiro segue pedissequamente gli stilemi dettati dalle controparti di settore, cercando al contempo di applicargli una filigrana personalizzata e caratteristica al fine di alterarla in un’esperienza familiare e allo stesso tempo originale, denominata per l’occasione Blackout.

A livello di difetti posso evidenziare solo alcuni problemi in sede di bilanciamento armi o al sistema di looting

All’interno di questo scenario sub-urbano, cento giocatori finiscono per darsi battaglia con l’unico scopo di sopravvivere, cercando, non appena raggiunto il suolo, di trovare armi ed equipaggiamento necessario per rimanere in vita in questo luogo ostico e pericoloso. Mettendo sotto la lente d’ingrandimento pregi e difetti della modalità, ho notato che il gunplay si affida all’esperienza di Treyarch, regalando un feedback lievemente più soddisfacente della concorrenza. A livello di difetti posso evidenziare solo alcuni problemi in sede di bilanciamento armi o al sistema di looting, i quali lasciano emergere ancora qualche dubbio sull’affidabilità dell’intera infrastruttura. Sarà sicuramente il tempo a decretare il successo, o l’eventuale fallimento, di questa modalità, ma il team alle spalle di Call of Duty ha sempre fatto tesoro dei feedback dei giocatori, facendomi accettare l’idea che forse l’intero barcone riuscirà a sopravvivere al tempo, seguendo magari la serialità del franchise. Tecnicamente parlando, la versione per console testata in questi giorni lavora ottimamente a livello visivo, presentando un’esperienza fluida e spesso ancorata ai 60 frame per secondo. Le texture evidenziano una particolare cura nei personaggi e nelle costruzioni dello scenario, lasciando forse solo qualche intercessione a cali di framerate nella modalità Blackout, effettivamente molto grande da gestire in relazione a effetti come ombre e particellari del terreno. Niente che comunque possa rovinare l’esperienza, sinonimo che Treyarch ha lavorato bene nel realizzare un comparto grafico solido.

Black Ops 4 ha fatto una grande rinuncia quest’anno, questo va detto. Ma il coraggio va premiato sempre e comunque, ed è per questo motivo che mi sento sereno nell’affermare che, per il momento, questo Call of Duty ha ottime carte in tavola per fare la differenza sul mercato, soprattutto per la modalità Blackout inserita per l’occasione. Staremo a vedere quanto durerà la parabola ascendente di vendite, ma al momento i risultati sono stati ottimi sotto tutti i punti di vista. Bravi ragazzi!

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Pro

  • Black Ops 4 si presenta con l’offerta multiplayer più ricca di sempre.
  • Le modalità Zombie e Battle Royale offrono tanti contenuti extra.
  • Il sistema Pick10 è ben strutturato e propone tante variabili.

Contro

  • Alcuni problemi a livello grafico, soprattutto in Blackout.
  • L’assenza della campagna single player un po' si sente.
8.2

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