Captain Spirit – Recensione

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Bisogna ammetterlo: ai ragazzi di Dontnod il coraggio non manca. Sì, perché chiudere definitivamente il capitolo narrativo di Max e Chloe con il primo Life is Strange (e relativo prequel, sviluppato però da altri) è un chiaro segno di come lo studio francese non abbia nessuna voglia di vivere di rendita, sfruttando personaggi ormai entrati di diritto nel nostro cuore. Il team si è anzi riservato la possibilità di creare un sequel di Life is Strange, spostando l’attenzione narrativa lontano da Arcadia Bay.

Così ci ritroviamo in un sabato pomeriggio di dicembre dalle parti di Beaver Creek a prendere i comandi di Chris Eriksen, bambino di dieci anni con una fervida immaginazione, qualità che ha ereditato dalla madre Emily, fumettista e illustratrice di talento che non sembra essere presente nella stessa casa.captain spirit recensione

Ci ritroviamo in un sabato pomeriggio di dicembre nei panni del piccolo Chris Eriksen

Vediamo invece il padre di Chris, Charles, alquanto ambiguo nei rapporti con il figlio, alcune volte amorevoli, in altre occasioni estremamente violenti, sia verbalmente che fisicamente, a causa del classico vizio del bere, del lavoro che manca e forse anche di qualche altro fattore che rimane ancora oscuro e difficile da decifrare, pur facendosi percepire dal giocatore. Iniziano così Le Fantastiche Avventure di Captain Spirit, una sorta di demo, quasi sulla scia del Beginning Hour di Resident Evil 7, o del compianto P.T. di Silent Hills firmato Hideo Kojima. Una piccola creatura che funge da introduzione per quel che sarà Life is Strange 2, con il primo capitolo reso disponibile il prossimo 27 settembre.

BAMBINI CHE GIOCANO

Il Captain Spirit del titolo non è altro che l’alter ego di Chris che rifugia un profondo dolore dietro una mascherina di carta e un mantello improvvisato. Come da prassi in storie di questo tipo, la figura del supereroe senza paura e senza macchia è il grande castello di carta che Chris ha costruito nel suo intimo, nella sua camera piena di fumetti, giochi e penne colorate per affrontare un dolore che si cela nel profondo del suo cuore. Così facendo, Chris idealizza la sua abitazione e il suo cortile come un’immensa galassia da esplorare, zeppa di nemici da sconfiggere, tra i quali si annoverano il temibile pupazzo di neve dietro casa o anche il letale scaldabagno, da sconfiggere nel ripostiglio buio e angusto.

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Chris nasconde un profondo dolore dietro una mascherina di carta e un mantello improvvisato

Con questo piccolo escamotage narrativo, la demo offre un’impostazione sandbox con diverse missioni o attività, tramite una lista di cose da fare consultabile dal menù di gioco, tra cui alcune inedite per il titolo, a dimostrazione tangibile delle novità che, anche in questa sede, cercano di variare sensibilmente le meccaniche di gioco. In particolare, ciò che salta subito all’occhio è la maggior cura nella ambientazioni e nei relativi dettagli, con una notevole evoluzione anche per quanto riguarda le animazioni dei personaggi. Non meno importante è l’evoluzione della meccanica di interazione con l’ambiente, più intuitiva e diretta con le classiche icone che appaiono su schermo e una quantità raddoppiata di oggetti con cui relazionarsi. Di base, le dinamiche di gioco rimangono pressoché invariate, subendo solo un leggero restyling estetico e approfondendo l’importanza nell’osservazione ed esplorazione di tutto ciò che avremo attorno.

Oltre alle attività elencate da Chris, l’esplorazione della casa (con qualche piccolo enigma da risolvere) sarà fondamentale per scoprire il background di Emily, madre di Chris, capirne il destino e farsi, così, un quadro completo dell’atipica relazione tra Chris e il padre. Quest’ultimo, purtroppo, ai nostri occhi diventa l’anello debole della narrazione, a causa di alcune battute e un comportamento che, nonostante le debite motivazioni, risulta poco credibile e convincente. Come in Life is Strange, ritorna quel ‘feticismo’ per ritagli di giornale, lettere e fotografie, oggetti inanimati che restituiscono un valore narrativo indiretto fondamentale, alimentando sempre più uno dei fattori che hanno reso vincente la formula proposta nel titolo capostipite, ovvero l’emozione.

EMOZIONI TROPPO BREVI

Il più evidente difetto di Captain Spirit è che dura davvero poco: in appena trenta minuti, se si corre ad attivare un particolare evento, arriveremo verso l’inevitabile – e misteriosissimo – finale coi relativi titoli di coda. L’avventura, invece, durerà invece meno di due ore se ci perderemo nel completamento di tutte le attività, o nell’osservazione di ogni singolo oggetto della casa; nonostante tutto, però, le gioie, i dolori, le paure e le speranze di Chris emergono fortemente ai nostri occhi, grazie alla cura maniacale con cui viene messo in scena il fattore emotivo.captain spirit recensione

Il più evidente difetto di Captain Spirit è che dura davvero poco, pur tenendo in conto la sua funzione

Chris, con poche battute, forse alcune non proprio originali nonché vittime di cliché, è un personaggio fortemente vivo, e continua a vivere anche ad avventura terminata. Ancora non ci è chiaro se sarà davvero lui il personaggio principale di Life is Strange 2, ma il criptico finale potrebbe suggerire facilmente questa teoria, puntando ancora il focus narrativo sull’incredibile che si mescola al quotidiano, e quindi sulle relative scelte morali che cambieranno drasticamente il corso della nostra avventura. Percepiamo i sentimenti del bambino negli occhi lucidi, quando trova le vecchie foto in compagnia della madre, oppure quando si ritira nella sua casetta sull’albero e si lascia andare a momenti di spensierato relax, accompagnati dalla sempre ottima selezione musicale indie, vero fiore all’occhiello del precedente capitolo. O ancora, nel modo in cui Chris lavora di fantasia per esorcizzare tutti i suoi timori, paure o indecisioni. L’antipasto è stato ottimo, gli stilemi sono quelli che hanno reso Life is Strange unico; adesso non ci resta che attendere le altre portate, quelle ufficiali e sperare che comprendano ancora lui, Captain Spirit, con il mantello che svolazza sui suoi pesanti sentimenti.

Le Fantastiche Avventure di Captain Spirit apre le porte a Life is Strange 2, mostrandosi in grande spolvero. La storia talvolta inciampa in alcuni cliché narrativi; le stesse ovvietà, però, si rivelano fondamentali per far respirare una storia di grande dolore e malinconia, al tempo stesso pregna di magia e mistero. Chris è già un personaggio adorabile, pieno di sfaccettature e riuscitissimi dettagli; per quel che mi riguarda, grazie anche ai suoi “superpoteri” spero davvero che Life is Strange 2 si concentri interamente su di lui.

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Pro

  • Fattore emotivo altissimo.
  • Animazioni molto più convincenti.
  • Chris è già un personaggio da amare.

Contro

  • Brevissimo, pur tenendo in conto la sua funzione.
  • Alcuni cliché di troppo.
7.8

Buono

Tra un tunnel carpale e l'altro, amo Dwayne "The Rock" Johnson, Independence Day, Destiny e il DC Extended Universe, tutti buoni motivi per farmi odiare.

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