Chibi-Robo! Zip Lash - Recensione

3DS

Prendete un piccolo robot tuttofare e collocatelo in un contesto da platform game, strappandolo dalle sue mansioni domestiche per metterlo sulle tracce di un’invasione aliena in giro per il mondo. È lecito pensare che una simile virata possa suonare come un’eresia alle orecchie dei fan del primo, indimenticato, Chibi-Robo! su GameCube, tuttavia sin dalle prime battute appare chiaro come la nuova avventura dell’operoso automa creato da Skip ltd riesca a restituire una sana dose di divertimento anche lontano dalle pareti di casa Sanderson. Un po’ Bionic Commando e un po’ Yoshi Island, Zip Lash è un gioco di piattaforme dove l’esplorazione gioca un ruolo cruciale, prediligendo un ritmo rilassato. I nemici non rappresentano quasi mai un ostacolo tenace, cedendo il passo a enigmi ambientali da risolvere lanciando la spina di Chibi, qui adibita al duplice ruolo di arma e rampino. Solitamente basta una frustata per avere la meglio su alieni e mostriciattoli vari, ma giochi di sponda e lanci mirati a puntino sono il lasciapassare per mettere le mani su monete, piccoli robot e snack, indispensabili per massimizzare la percentuale di completamento dei singoli livelli. Sotto questo aspetto, il paragone con le avventure di Yoshi diventa calzante: per quanto lunghi, gli stage di Zip Lash sono invero piuttosto semplici e lineari per il giocatore medio, nascondendo però un livello di sfida supplementare a vantaggio di chi non si schioda da un videogioco senza averlo completato da cima a fondo.
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LIVE WIRE

La spina va dunque estesa raccogliendo appositi potenziamenti che le doneranno una lunghezza tale da raggiungere interruttori, aprire forzieri, afferrare bonus nonché assicurarsi a qualche sporgenza. Le dimensioni del cavo verranno ripristinate allo stato originale nel momento in cui inizierete un nuovo livello, mantenendo in questo modo la ricerca dei power up un fattore con cui fare sempre i conti. Anche perché, collezionabili a parte, una spina estesa è quella che ci vuole per centrare l’ambitissimo ufo d’oro alla fine di ogni percorso, piuttosto che quello di bronzo o d’argento. A che servono? A mettere da parte fino a tre tiri sulla roulette che deciderà quale livello affrontare.

Ognuno dei sei mondi è composto da altrettanti livelli, e tutti devono essere completati per affrontare il boss della situazione; senza una progressione lineare, la possibilità di girare più volte la ruota ed evitare di affrontare nuovamente uno stage già superato è una vera manna. Una scelta di game design bizzarra: è possibile usare la valuta del gioco per comprare il numero desiderato senza tentare la fortuna, ma alla fine della fiera non si capisce bene il senso della trovata, specie quando ti costringe a rigiocare i livelli che prendono una pausa dalle piacevoli piattaforme, focalizzandosi su veicoli vari. Noiosi a dir poco, snaturano lo spirito del gioco con sistemi di controllo spesso antipatici (quello dei palloncini l’ho padroneggiato dopo aver fallito almeno cinque volte) e una difficoltà pronta a terminare la partita al minimo errore. Sono obiettivamente i momenti più deludenti di un gioco altresì piacevole, seppure privo di particolari guizzi d’ingegno.
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SHORT CIRCUIT

A ben vedere, uno dei punti di forza del primo Chibi-Robo! era la forte personalità, con un piccolo, adorabile automa che si faceva in quattro per migliorare la vita della sua famiglia, instancabile nonostante fosse un metallico soldo di cacio. Qui Chibi mantiene la sua simpatia, ma i fondali astratti non rappresentano adeguatamente le minute dimensioni che lo avevano reso così irresistibile durante il suo debutto nel 2005, tra tazze, divani e suppellettili extra large. Paradossalmente, se al posto di Chibi ci fosse stato Indy armato di frusta, oscillando magari tra le guglie di un castello nazista o le torri di qualche civiltà scomparsa, il gioco avrebbe funzionato ugualmente.

Un tocco di personalità in più arriva dai rifiuti sparsi per i livelli, convertibili nell’energia che mantiene operativo Chibi-Robo. Questa decresce continuamente e va ricaricata cercando le prese della corrente nascoste un po’ ovunque, ma a conti fatti si rivela una meccanica fine a sé stessa di fronte allo scarso impegno richiesto per completare l’avventura. Va detto che il titolo fa del suo meglio per mantenere l’interesse in un gioco di piattaforme piuttosto generico, seppure obiettivamente ben confezionato, introducendo nuovi elementi come il Chibi-Robo incandescente con cui fondere alcune barriere o il cavo da utilizzare a mo’ di elica per planare al termine di un salto. Allo stesso modo l’esperienza è fluida e l’azione immediata, grazie a un sistema di controllo semplice da padroneggiare che farà la gioia dei giocatori più giovani, mentre il 3D, per quanto puramente accessorio, regala qualche bel momento in compagnia dei boss.

Chibi-Robo! Zip Lash lascia in bocca un sapore agrodolce: è un platform confezionato molto bene e il protagonista mantiene la stessa simpatia che mi conquistò un paio di lustri fa, al tempo del suo esordio, tuttavia l’innegabile facilità dell’avventura e qualche scelta discutibile a livello di game design non mi permettono di raccomandarlo a tutti. I giocatori più giovani sapranno apprezzarlo maggiormente, mentre i più grandicelli farebbero meglio a dare uno sguardo a Shovel Knight che, guarda caso, è uscito scatolato proprio recentemente.

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Pro

  • Protagonista irresistibile.
  • Gioco di piattaforme ben fatto e senza particolari difetti…

Contro

  • …né pregi, però.
  • Qualche scelta discutibile.
7

Buono

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.

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