Annientamento - Recensione

La Trilogia dell’Area X firmata da Jeff VanderMeer è una storia vacua, indiretta, difficile da decifrare, ma al contempo proprio così affascinante e macabra. Restituire in immagini quella storia era un compito arduo, ma il buon Alex Garland, con un tocco autoriale che conferma le sue qualità narrative, con Annientamento è riuscito in questa impresa al limite del titanico.

Il Bagliore è una sinistra aura di natura extraterrestre che ha avuto origine in un faro sulla costa Est degli Stati Uniti, per poi allargarsi sempre più. Di undici spedizioni mandate al suo interno per indagare sul fenomeno, nessuna ha mai fatto ritorno. Ce ne sarà una dodicesima, tutta composta da donne: tra queste anche una biologa, Lena (Natalie Portman) che deciderà di addentrarsi per trovare il marito, dato disperso nella spedizione precedente.

Annientamento è il classico prodotto cinematografico che dimostra come la fantascienza sia il genere perfetto per parlare degli esseri umani, dei loro demoni interiori e delle proprie mutazioni. Mutare è effettivamente il verbo giusto per descrivere questo film, dato che all’interno del Bagliore la natura sta cambiando il ciclo vitale e il proprio DNA, compreso quello di animali e esseri umani: ne assorbe ogni cellula e ne restituisce qualcosa di diverso (immaginate il famoso prisma nella copertina dell’album The Dark Side of the Moon… stessa cosa).

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L’annientamento è un’ideale dietro cui nascondersi

Come già successo con il precedente lavoro di Garland (Ex Machina), anche nel caso di Annientamento il regista lavora per suoni e immagini, restituendo fotografie immaginifiche di un mondo che sta cambiando, esattamente come Lena. Il viaggio da lei affrontato sarà del tutto intimo e personale. Tutte le partecipanti alla spedizione hanno un lato nascosto, un angolo buio e criptico della loro vita che le accomuna; proprio come la stessa Lena, che affronterà orrori e meraviglie che rispecchiano la sua vita matrimoniale, di cui conviene accettare la fine non per colpa di un evento extraterrestre, ma per una tendenza autodistruttiva dell’essere umano. L’annientamento, quindi, è un’ideale dietro cui nascondersi, giacché l’uomo è portato geneticamente ad autodistruggersi, a infrangere promesse e a rovinare tutto quanto. Questo postulato influenza tutto il film e prende forza in particolare sul finale, dove gli occhi dello spettatore vengono inondati un delirio visivo pazzesco che affascina, si insidia nelle vene e disgusta per le sue forme ipnotiche e non definite.

Così si crea un bel film di fantascienza, e così si trascende l’opera di origine per creare un prodotto del tutto originale. Garland chiude infatti la narrazione – deo gratias! – prendendo il necessario dai tre romanzi, nonché sottraendo e condensando il suo messaggio, senza la necessità di franchise o sequel che rovinerebbero, in questo caso, il narrato proposto.

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per uno spettatore alla ricerca di una fantascienza spicciola, Annientamento rappresenta un grattacapo

Piccola parentesi sulla questione della distribuzione Netflix: Paramount ha definito il film inaccessibile per il grande pubblico, ed effettivamente, per uno spettatore alla ricerca di una fantascienza spicciola, Annientamento rappresenta un grattacapo; per questo motivo la casa di produzione ha preferito proiettarlo solo nelle sale statunitensi, per poi rivendere la distribuzione mondiale al celebre servizio di streaming. Senza l’intervento di Netflix ci sarebbe quindi stato un serio rischio di dover aspettare l’uscita in home video per vederlo: in parte è un vero peccato che Annientamento abbia mancato l’appuntamento col cinema nostrano, perché la visione in sala sarebbe risultata un’esperienza visiva impressionante. Ce ne faremo comunque una ragione.

VOTO: 8

annientamento netflix recensioneGenere: fantascienza, horror
Publisher: Paramount, Netflix
Regia: Alex Garland
Colonna Sonora: Geoff Barrow, Ben Salisbury

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