I segreti di Wind River - Recensione

I segreti di Wind River recensione cinema
Con I segreti di Wind River si chiude una trilogia dedicata alla moderna frontiera americana. Alla sceneggiatura dei tre film troviamo Taylor Sheridan, un attore del piccolo schermo che con Sicario, Hell or High Water e I segreti di Wind River (di cui ha firmato anche la regia), ha saputo raccontare l’uomo alle prese con la frontiera e con i propri demoni, esplicitando su pellicola l’eterno conflitto tra l’uomo e la natura.

A Wind River un macabro assassinio scuote la piccola cittadina, per lo più abitata da americani e discendenti dei nativi. Le culture si mescolano, i matrimoni interrazziali mettono al mondo bambini “mezzosangue” e il razzismo cova sotto la neve. A indagare sulla morte di una giovane ragazza interviene un cacciatore della zona (Jeremy Renner) e una giovane agente dell’FBI (Elizabeth Olsen), al suo primo incarico sul campo.

I segreti di Wind River recensione cinema

i personaggi maschili di Sheridan sono statue inamovibili su terre ormai morte

Sheridan si mostra un narratore molto attento tanto nel delineare i tratti dei personaggi, quanto a tenere a fuoco la necessità di veicolare lo stesso spettatore dentro la trama: confusi, amareggiati e segnati da un lutto, i personaggi maschili di Sheridan sono statue inamovibili su terre ormai morte, bloccati su lotti di terreno solo per rendere giustizia a chi quel terreno l’ha lavorato prima di loro. Le donne, invece, sono facili veicoli per decifrare cosa succede nelle terre di confine, dove la legge sembra essere solo un vago ricordo. Come la Emily Blunt di Sicario, anche la Olsen è un personaggio che viene dalla città e non conosce quel posto, tanto che i suoi metodi di indagine sono settati su standard urbani ripetitivi. Negli sconfinati deserti innevati di Wind River non ci sono leggi né morali che tengano: la giustizia deve essere interpretata, cercando una logica degli eventi che tarda ad arrivare.

Lo sconforto dei personaggi maschili diviene quindi elemento catalizzatore per assorbire e interpretare la vicenda sotto un altro punto di vista. Gli occhi stanchi di Jeremy Renner sono lì a dirci che il suo personaggio ha un passato doloroso: l’omicidio su cui dovrà investigare riporterà alla mente tristi ma necessari ricordi, quasi una terapia d’urto per superare un particolare evento.

I segreti di Wind River recensione cinema

Dei tre film scritti da Sheridan, I segreti di Wind River è forse il meno riuscito

C’è molto della narrativa di Cormac McCarthy nelle sceneggiature di Sheridan: tolta l’ambientazione da moderno west, sempre affascinante nei modi e nella messa in scena, gli uomini sono personaggi che rappresentano o hanno a che fare con la morte. I destini nefasti di alcuni sono giustificati dalla natura infame dell’uomo, destinato a morire come una preda sbranata dai lupi, testimoni del totale caos in cui imperversa il mondo: un realtà priva di un’effettiva logica, eppure così reale e concreta.

Dei tre film scritti da Sheridan, I segreti di Wind River è forse il meno riuscito, messo tuttavia solo in ombra dalla bellezza qualitativa degli altri due e da un’impostazione narrativa già testata, che toglie qualche sorpresa durante la visione. Resta comunque un film meritevole di grandi attenzioni.

VOTO: 7.5

Genere: thriller
Publisher: Eagle Pictures
Regia: Taylor Sheridan
Colonna Sonora: Nick Cave, Warren Ellis
Interpreti: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Graham Greene, Hugh Dillon
Durata: 111 minuti

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