La Casa di Carta - Recensione

Amore e morte: un quasi anagramma che contrapponiamo spesso, nel linguaggio e nella nostra cultura. Si parla di matrimoni e funerali, di amare da morire. Il rosso è il colore di entrambi, la passione, invece, è il termine che li lega indissolubilmente. Sono queste, le fondamenta su cui si costruisce La Casa di Carta.

Otto sconosciuti con più nulla da perdere. Vite spezzate, distrutte da scelte sbagliate, dalla casualità della vita, da un sistema ingiusto. Prima regola: nessuna relazione interpersonale. Ma tutti sappiamo bene che, nel momento stesso in cui una legge viene stabilita, si troverà presto il modo per distruggerla, per evadere dagli schemi e dalla società. Rinchiudersi in una casa di campagna per mettere a punto un piano ambizioso: la più grande rapina mai realizzata. Armati, travestiti, privi di un passato da difendere e senza un futuro, i protagonisti abitano un presente in cui non sono più loro, né vogliono esserlo, come splendidi, rotti supereroi. Conosciamo quindi Tokyo, bellissima, ribelle e adrenalinica; Denver, un teppista di strada, il re delle risse; Berlino, a capo dell’operazione grazie alle ventisette rapine nel suo curriculum vitae; Moscow, ex minatore delle Asturie e malavitoso per necessità; Rio, il giovanissimo hacker; Helsinki e Oslo, due ex commilitoni serbi; Nairobi, professione falsificatrice. Ed infine, il Professore, un fantasma per lo Stato, anima del colpo.

Rapina? Nulla di nuovo. Un poliziesco? Già visto. Una nuova serie TV acquistata da Netflix? Tutto regolare. Eppure, de La Casa di Carta ci si innamora: senza chiederci il perché ci ritroviamo già alla nona puntata, canticchiando la sigla e chiedendoci quale colpo di scena ci farà emozionare.

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La Casa di Carta è una serie emozionale, incentrata sulle relazioni con se stessi e con gli altri

La storia de La Casa di Carta ha un sacco di difetti. Tuttavia, se ci riflettiamo, così è anche la persona che amiamo, eppure continuiamo ad uscirci insieme. Siamo davanti a un innamoramento internazionale, tanto da rompere il record come serie TV non inglese più vista del servizio di streaming per antonomasia. Se ci soffermassimo razionalmente ad analizzare episodio per episodio o punto per punto della trama, inizieremmo a farci tante domande e ritrovarci per le mani il disincanto di questa serie. Ma le avventure degli otto rapinatori, della polizia e di tutta la gente coinvolta in questa dinamica al cardiopalma vanno sentite col cuore. È solo quando percepiamo il sangue bollente di Tokyo scorrere nelle nostre vene che l’incantesimo avviene; è solo quando sorridiamo per la buffa risata di Denver che ci scopriamo affezionati all’alchimia che crea questa serie divisa in due parti, per favorirne la digestione degli episodi ed aumentarne il pathos.

Il Professore è mente del piano, ma anche quell’organo lì, quello che batte al centro del petto. La Casa di Carta è una serie emozionale, incentrata sulle relazioni con se stessi e con gli altri. È anche una velata critica al sistema e una lente d’ingrandimento sul patriarcato, soprattutto osservando la storyline di Raquel Murillo, l’ispettore responsabile dell’operazione, donna in un mondo di uomini. E poi ancora loro, ladri in un mondo di ipocrisie. La serie prende in prestito una fotografia e una regia degna di tante blasonate serie d’oltreoceano e dosa perfettamente un ritmo di narrazione serrato con le emozionanti dinamiche relazionali tra tutti i coinvolti della rapina del secolo. All’improvviso siamo lì con loro: seduti a terra e legati, in piedi col fucile ed una maschera di Dalì, a cantare Bella Ciao attorno ad un tavolo.

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La caratterizzazione dei personaggi è brillante

La serie spagnola prodotta da Antena 3 rappresenta un bellissimo esempio di come, anche con una trama imperfetta, si possa conquistare il tempo del telespettatore, puntando tutto sull’emozione. La caratterizzazione dei personaggi è brillante: non caricature bidimensionali tipiche dei polizieschi che si concentrano nello sviluppo di un ritmo frenetico degli accadimenti, bensì persone vere e umane, con una vita palpabile, percepibile anche attraverso uno schermo, in grado di generare empatia vera. E così che si vince il pubblico: non con effetti speciali stratosferici o produzioni con budget stellari, ma parlando alla loro pancia, in senso buono, ovviamente.

È proprio quella sensazione che si percepisce lì, quella che chiamiamo “amore”, la chiave dei 22 episodi de La Casa di Carta, la variabile imprevedibile che manda all’aria tutti i piani, anche quelli progettati al millimetro. Ma in fondo, quando si ama, ci si chiede davvero se si vince o si perde?

VOTO: 7.5

Genere: drammatico
Publisher: Netflix
Regia: vari
Interpreti: Úrsula Corberó, Álvaro Morte, Itziar Ituño, Pedro Alonso, Jaime Lorente, Miguel Herrán
Durata: 22 episodi

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