L’Isola dei Cani - Recensione

Giappone, 2037. La popolazione, fedele al proprio amore per i gatti, decide di recludere tutti i cani su un’isola artificiale. Quello che viene definito come il virus dell’influenza canina è un serio pericolo per la salute dei cittadini orientali: i cani quindi riorganizzano la loro vita e status sociale su quest’isola, tra immondizia, avanzi di cibo e gossip canino. A rompere la routine è l’arrivo, o meglio, il precipitare di un piccolo aeroplano con a bordo un ragazzo, Atari, in cerca del suo cane domestico, Spots. Un gruppo di bestiole, che ha come leader Capo (Bryan Cranston) lo seguirà per tutta l’isola alla ricerca di quello che sembra essere stato il primo animale mandato su quest’isola e scoprire il segreto dietro l’influenza canina.

Il cinema di Wes Anderson è senza ombra di dubbio facilmente riconoscibile nello stile estetico e geometrico della messa in scena. Ciò comporta sempre la paura di una costante ripetizione dei temi trattati, ma Wes Anderson, che ha alle spalle forti sostenitori come altrettanti detrattori, riesce a reinventare con sapienza sempre la stessa storia. Già con Fantastic Mr. Fox, il regista aveva dimostrato un’abile mano nella realizzazione di film in stop motion, puntando l’accento nella cura di alcuni dettagli che il cinema “dal vivo” difficilmente riesce a restituire. Paradossalmente, non è esagerato o errato dire che proprio la tecnica dello stop motion sembra il miglior modo per veicolare tutte queste storie, sempre più vicine ai prodromi delle fiabe vere e proprie.

l'isola dei cani recensioneNonostante L’isola dei Cani sia un prodotto di animazione, Anderson non si preclude di presentare un cast di doppiatori “all-star”, da Bryan Cranston a Bill Murray, passando per Yoko Ono, che incarna la sublimazione narrativa di un cantastorie dalla battuta tagliente e dalla deliziosa resa estetica, sempre elegante e piacevolmente pacchiana.

Il cinema di Wes Anderson è senza ombra di dubbio facilmente riconoscibile nello stile estetico e geometrico della messa in scena

Come in ogni fiaba, la presenza di una morale ne L’Isola dei Cani altro non riguarda che l’analisi di una società malsana, che pone l’accento sulla domanda alla base del film: cosa è successo tra l’uomo e il suo migliore amico? Perché questo violento distacco? Lo stesso Capo, leader del branco protagonista, veicola gran parte dei temi portanti del film, quali l’identità, il perdono e la riconciliazione. A differenza di tutti gli altri cani che hanno subito il trauma di passare da animali domestici a vagabondi, egli è stato e sempre resterà un randagio, l’anomalia in un sistema tutto già programmato, come prassi nel cinema di Anderson, che si rivela elemento decostruttivo funzionale per rinnovare un racconto altrimenti già visto e assimilato.

l'isola dei cani recensioneL’Isola dei Cani è anche un film che veicola in modo intelligente un certo tasso di umorismo mai fine a se stesso, ma inserito per arricchire incredibilmente il senso di ribellione, avventura e accettazione della propria persona, in un mondo folle e anarchico, forse quanto i protagonisti stessi.

VOTO: 8

l'isola dei cani recensioneGenere: animazione, commedia
Publisher: 20th Century Fox
Regia: Wes Anderson
Colonna Sonora: Alexandre Desplat
Interpreti (doppiatori nella versione originale): Bryan Cranston, Bill Murray, Jeff Goldblum, Scarlett Johansson, Edward Norton
Durata: 101 minuti

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