Solo: A Star Wars Story - Recensione

Tendenzialmente mi riservo le prime righe di una recensione per un accenno di trama, ma questa volta desisto, dato che tutti sappiamo chi sia Han Solo in nell’universo cinematografico di Star Wars. Ciò che ancora non sappiamo è il background del personaggio, nato con il volto di Harrison Ford e che qui trova la folta chioma dell’impronunciabile Alden Ehrenreich.

Giusto per rimettere in fila le cose, ricordo che sotto la produzione Disney è stata a suo tempo annunciata la produzione di spin-off, da affiancare ai capitoli ufficiali. Il primo è stato Rogue One, Solo il secondo, ma tra l’annuncio e la distribuzione al cinema sono successe parecchie cose che hanno minato la riuscita qualitativa del prodotto: in primis il licenziamento dei due registi a cui era stato affidato il compito, Phil Lord e Christopher Miller – director di 21-22 Jump Street e The LEGO Movie – allontanati dalla casa di Topolino con motivazioni che riguardavano contrasti sulla visione finale del film. Neanche quarantotto ore dopo arrivò Ron Howard e l’interesse precipitò drasticamente.

solo star wars story recensioneC’è anche da dire che la direzione Disney sul marchio Star Wars ha portato la saga ad esplorare territori quasi inediti, applicandogli la relativa produzione standard in materia di cinecomics. Possono piacere come no, naturalmente, e tanti sono stati i distinguo come pure gli apprezzamenti; tuttavia, iniziando con una piccola rivoluzione alla stregua di Rogue One, pellicola cupa e dura, il nuovo film di Howard rappresenta un brusco stop.

Il film si presenta spoglio e povero di idee, nonostante i vari tentativi di rivitalizzarlo

Si sorvoli sulla scarsa capacità dello stesso Ehrenreich di indossare le vesti del pirata spaziale creato da George Lucas: a mio modo di vedere non c’entrano i problemi di identificazione con Ford, o di forte idealizzazione di un personaggio ormai da decadi nell’immaginario collettivo. Il vero problema è proprio come l’attore non riesca a vestirne adeguatamente le vesti, sempre troppo lontano da una possibile immedesimazione o interesse dello spettatore. Ci vengono fornite sequenze utili ad apprendere il suo background, il passato fatto di piccoli furti, il rapporto burrascoso con l’Impero, con le donne e il relativo primo incontro con personaggi del calibro di Chewbacca o Lando Calrissian.

Il film si presenta dunque troppo spoglio e povero di idee nella direzione narrativa , con una storia semplice, vicina ai buddy movie, nonché infarcita da un pesante fan service fine a se stesso. C’è sempre questa costante sensazione che manchi un tassello importante non tanto nella storia, ma nella realizzazione complessiva del film, e forse, a latitare è proprio la mitologia spaziale di Star Wars. Gli altri attori di contorno cercano di salvare una barca salpata con troppe falle nello scafo, e non sempre ci si ricorda di loro, dal mentore di Han Solo (Woody Harrelson) o al suo primo amore (Emilia Clarke). Lo stesso villain rimane puntellato, penalizzato dall’essere stato scritturato solo durante la realizzazione del film e non previsto originariamente.

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Ron Howard  cerca di equilibrare come può tutto il racconto, ma purtroppo il genere è lontano dai suoi standard, portando il film su un classicismo d’intenti che mal si sposa con una storia di contrabbandieri e viaggi spaziali.  Come dire che se la sceneggiatura dice A, Ron Howard confeziona un film che dice B, e lo fa comunque cercando di confezionare il miglior prodotto possibile. Il regista cerca di sottrarre il contorno spaziale, per rendere Han Solo un cowboy solitario dedito solo alle cose buone e giuste e per non farsi mancare il paragone di genere. In tutto questo, non mancano le sequenze d’azione davvero spettacolari, come uno stiloso “assalto al treno” o l’attraversamento della temeraria Rotta di Kessel, un must davvero imprescindibile per ogni appassionato che si materializza finalmente ai nostri occhi.

Potremmo definire Solo: A Star Wars Story un’opera ibrida; nata da una mente, realizzata da mani altrui e snaturata più volte in fase di sceneggiatura, la pellicola si pone come passo indietro nell’evoluzione Disney del marchio Star Wars, rimanendo comunque un buon film fan service e un ottimo film d’avventura e d’azione. Il risultato è divertente, insomma, ma ho come l’impressione che ce ne dimenticheremo in tutta fretta.

VOTO: 7

solo star wars story recensioneGenere: fantascienza, avventura
Publisher: Disney
Regia: Ron Howard
Colonna Sonora: John Powell
Interpreti: Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Donald Glover, Emilia Clarke, Paul Bettany, Thandie Newton
Durata: 135 minuti

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