Cargo – Recensione

Australia. Un’infezione zombie ha ormai decimato tutta la popolazione. Chi si “ammala” o viene morso dagli infetti ha 48 ore di vita prima di trasformarsi definitivamente. In questo scenario post-apocalittico sarà proprio Andy (Martin Freeman) a contrarre il virus. Cronometro sul polso, la sua missione sarà vagare nelle terre desolate per trovare qualcuno ancora in vita a cui affidare la figlia neonata, prima che lui stesso la uccida una volta trasformato.

Il cinema come le serie tv sono ormai assuefatti al genere zombie movie. Tanti sono quelli dimenticabili, pochi quelli che hanno il coraggio di reinventarsi. Della formula più profonda con relativa critica sociale, nata e applicata da George A. Romero, è rimasto ben pocoCargo, lungometraggio tratto dall’omonimo corto del 2013 che vede ancora tra i credits i due registi Ben Howling e Yolanda Ramke, cerca di scavarsi quello spazietto nel genere lavorando su alcuni dettagli interessanti, quasi inediti, mentre si lascia trasportare sin troppe volte dai cliché di genere.

cargo recensione netflix

Ottimo il plot iniziale: in Cargo non c’è nessuna speranza per il nostro protagonista e la sua consapevolezza si manifesta nella determinazione con cui, oltre che a destreggiarsi tra gli infetti, cerca di salvarsi dai classici bracconieri e capire, così, a quale persona lasciare sua figlia. In un mondo nel caos e senza regole, ognuno si mostra per ciò che è per davvero, risultando agli occhi di Andy non adeguato a prendersi cura a lungo termine della bambina. Pur rileggendo esteticamente in modo più o meno interessante la figura dello zombie, compreso il tempo di trasformazione molto ampio, nel film si inseriscono diversi dettagli parecchio interessanti che, purtroppo, non avendo il giusto approfondimento, risultano sterili e producono rammarico per la resa finale del film, anche rispetto alla sua intrigante versione short. 

Nonostante i diversi problemi, Martin Freeman regala una prova attoriale perfetta, reggendo sulle sue spalle tutto il film

Da una parte c’è una seconda linea narrativa che andrà a incontrarsi con quella principale, e che riguarda la fuga di una bambina dalla sua famiglia: non accettando la trasformazione e quindi la definitiva perdita del padre, si allontanerà accusando se stessa. Una finalità morale che abbraccia il concetto della perdita come della rassegnazione, lo stesso percorso che farà il nostro protagonista, pur se in modo differente. Altro elemento di estremo interesse in Cargo è la presenza di una specie di cassetta di pronto soccorso contenente istruzioni e relativi oggetti, in vista dell’eventualità di una possibile infezione: un punteruolo per suicidarsi, nel caso non si voglia andare incontro alla trasformazione e, in alternativa, un paradenti da boxer per i meno coraggiosi, quelli che non riusciranno a uccidersi, da stringere in bocca per non mordere altre persone dopo che la malattia ha fatto il suo corso.

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Questa piccola cassetta mi ha personalmente affascinato. Si tratta di un oggetto muto, ma che con pochissimo riesce a suggerire un ulteriore piano del racconto, con un governo forse ancora in piedi, un reparto sanitario che ha preso seri e drastici provvedimenti, tanto da fornire questo kit a ogni uomo e donna ancora in vita. Un piccolo elemento che racconta tanto e poteva essere parte integrante di una storia molto più grande, pur senza dimenticare la trama principale di Cargo e, dunque, la storia disperata di un padre infetto alla ricerca di un luogo e relative persone a cui lasciare la figlia.

Con un finale palesemente telefonato, che si recupera grazie a un grado di emotività altissimo – e alla prova del sempre ottimo Martin Freeman – Cargo si inserisce nella categoria di film che potevano e avevano le carte in regola per offrire qualcosa di più.  A conti fatti, invece, l’eccessiva dilatazione della storia e, forse, i mezzi limitati hanno in gran parte ucciso le buone intenzioni. Peccato.

VOTO: 6.5

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Genere: drammatico
Publisher: Netflix
Regia: Ben Howling, Yolanda Ramke
Colonna Sonora:
Interpreti: Martin Freeman, Anthony Hayes, Susie Porter, Caren Pistorius, Simone Landers
Durata: 105 minuti

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