Disincanto – Prima stagione – Recensione

Dopo aver esplorato la quotidianità familiare con I Simpson e il futuro con Futurama , Matt Groening guarda al passato, focalizzandosi sul fantasy medievale come sfondo per Disincanto, nuova produzione Netflix che porta la firma dello storico fumettista, ideatore delle due delle più famose serie tv d’animazione delle ultime decadi.
Parto subito col sottolineare che questa prima stagione di Disincanto – con una seconda già in fase di realizzazione, per chiudere il  ciclo narrativo in attesa di ulteriori conferme – è stata una mezza delusione. Per meglio dire, dividerei la creatura di Groening in due metà, una buona l’altra meno.

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Disincanto è un buon prodotto, tipico da Matt Groening, che tenta di alzare l’asticella sul tipo di umorismo e la possibilità di ricercare molto più apertamente battute a sfondo sessuale. D’altronde siamo su Netflix, e le serie animate colme di parolacce non ci spaventano più (proprio in questi giorni mi sono tuffato nel magico mondo di BoJack Horseman, con Rick and Morty tra le eccellenze da recuperare); per lo stesso motivo il concept di una protagonista come Bean, giovane principessa che ripudia la vita a palazzo per ubriacarsi e portarsi a letto qualche paesano, è più che benvenuto per una serie di “sexy-gag”  in un periodo lontano dal nostro. Attorno a questo approccio, Groening infarcisce la sua sottilissima satira muovendosi tra personaggi simbolo davvero unici, da Elfo che ripudia la felicità per abbracciare la voglia di provare un po’ di tristezza, al demone personale Luci che come Elfo, è la spalla consigliera tra il bene e il male. Altri buffi personaggi, invece, come suo padre (il Re, ovviamente), la matrigna, il mago di corte e pretendenti sposi, si rifanno a un quadro favolistico più classico.

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Purtroppo , nelle dieci puntate complessive che compongono questa prima stagione emergono tanti e diversi difetti. Ognuna dura poco meno di 30 minuti, elemento da non sottovalutare dato che un classico episodio di una serie tv d’animazione si attesta sempre sui 20, massimo 22. Quei 10 minuti in più pesano tantissimo sulle puntate, in particolare quando si palesa la necessità di riempire il minutaggio con eventi totalmente inutili, consapevolmente, per riempire lo standard di tempo richiesto. A questo bisogna aggiungere che, al giro di boa della serie, si palesa un accenno di trama orizzontale che, appena prende piede, cambia drasticamente il ritmo narrativo rendendo finalmente giustizia al prodotto. Dovrete dunque aspettare la sesta puntata per vedere il vero cuore di Disincanto, momento in cui la prima stagione inizia a sparare tutte le migliori cartucce, una dopo l’altra, fino all’episodio finale. La domanda sorge spontanea: perché tutto questo potenziale si è espresso solo nella fase conclusiva?

disincanto ha troppe poche idee brillanti che spalma in un minutaggio troppo consistente

Siamo in un territorio che esula le aspettative attorno a Disincanto, perché a conti fatti, la serie ha tutte le carte in regola per diventare un’esclusiva importante per Netflix; tuttavia, sembra che al momento le idee siano venute a mancare e che quelle poche presenti siano state spalmate su un minutaggio davvero troppo consistente, che ha mostrato senza pudore momenti di vuoto narrativo in grado di distogliere l’attenzione. Ed è un gran peccato.

In conclusione questa prima stagione di Disincanto mostra del potenziale, ma questo beneficerebbe in futuro un ripensamento sulla dimensione di minutaggio e sul di numero di episodi, in modo da spendere meglio le poche ma efficaci idee.

VOTO 6.5

disincanto recensioneGenere: sitcom, fantastico
Publisher: Netflix
Regia: vari
Colonna Sonora: Mark Mothersbaugh
Interpreti (doppiatori nella versione originale): Abbi Jacobson, Eric André, Nat Faxon, John DiMaggio, Tress MacNeille
Durata: 10 episodi

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