Macchine Mortali - Recensione

In un mondo post apocalittico, centinaia di anni dopo una guerra nucleare, le varie fazioni umane sopravvissute cercano un posto per ricominciare e, per farlo, costruiscono vere e proprie città mobili, chiamate città-trazioniste, che si aggirano minacciose per tutto il globo attaccando tutte le altre piccole città, così da razziarle di risorse, uomini e materiali. Tra questi strani insediamenti meccanici, Londra è quello più grande e anche il più temuto, non conoscendo pietà per chiunque si metta sulla sua strada.

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A fronte di un incipit così accattivante e di una sequenza iniziale da vero cardiopalma, ai miei occhi Macchine Mortali sembrava davvero aver ingranato la marcia migliore per attirare famelicamente l’attenzione. Sembrava. Come prassi per questo genere di film basati su saghe letterarie “young adult”, la Universal ha cercato il rilancio cinematografico di un nuovo franchise, ma lo ha fatto nel peggiore dei modi, con un prodotto fin troppo superficiale e, cosa peggiore, senza una vera anima.

L’idea del racconto è valida e la resa visiva restituisce inequivocabilmente uno spettacolo inedito, presentando un mix di idee mai viste al cinema che, ben innestate nel tessuto narrativo, possono facilmente catturare l’attenzione del pubblico; per farvi un’idea dell’effetto potete pensate ai primi capitoli di Hunger Games o Maze Runner, belli, freschi e ben concepiti. Tutto si perde in un bicchier d’acqua, però, in particolare quando il fin troppo classico approccio di questo tipo di film inizia a gonfiarsi di cliché ormai insopportabili, capaci solo di coccolare il pubblico più giovane lasciando interdetti tutti gli altri, ché da un film di fantascienza post apocalittica, specie con questa intrigante venatura steampunk, si aspetterebbero un prodotto con ben altri valori narrativi.

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Macchine Mortali muore così, al primo vagito, quando ci rendiamo conto che non c’è una vera e propria storia, che il background di queste città-trazioniste non viene assolutamente sfruttato per arricchire l’immaginario; a questo vanno inevitabilmente aggiunti i punti negativi attorno i protagonisti, sempre troppo anonimi e stereotipati – l’avvenente eroina in cerca di vendetta, il bel londinese che capisce di stare dalla parte sbagliata, i fuorilegge ribelli.

Dopo un incipit pazzesco, macchine mortali rovina quanto di buono fatto minuto dopo minuto

Il coinvolgimento potrebbe aver la meglio attorno a qualche piccolo risvolto di trama ben innestato – un segreto da scoprire e una minaccia che viene dal passato di Hester, la protagonista – ma arriva sempre troppo tardi per risollevare le sorti di un film da ben 130 minuti, in cui la pochezza narrativa trasforma il minutaggio in un’agonia senza fine. Film del genere, privi di attenzione o cura per dettagli addirittura banali, alle soglie del 2019 non sono più accettabili.

VOTO 5.5

macchine mortali recensioneGenere: fantastico, fantascienza
Publisher: Universal Italia
Regia: Christian Rivers
Colonna Sonora: Junkie XL
Interpreti: Hera Hilmar, Robert Sheehan, Hugo Weaving, Stephen Lang, Jihae, Colin Salmon
Durata: 130 minuti

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