Alita: Angelo della Battaglia - Recensione

C’erano, e avevo, moltissime aspettative dietro il progetto di Alita. Fra queste la presenza di James Cameron in fase produttiva, naturalmente, sopraffino nella cura dell’aspetto visivo. Alla regia, poi, troviamo l’eclettico Robert Rodriguez, autore che già dai primi trailer mostrati sembrava aver compreso la delirante natura visiva dell’opera originale, per plasmarla al meglio delle sue capacità di forte narratore. Rimandato di tanti, troppi mesi per motivazioni da ricercare nella gestione del finale, Alita è un film che semplicemente rimane chiuso in quella scorza di ferro che compone il corpo della protagonista.

Con un incipit abbastanza forte e una progressione che inizia a inciampare da sola ai primi passi, Alita sembra possedere due diversi cuori, uno prettamente estetico e l’altro narrativo.

alita angelo della battaglia

Nulla da eccepire sulla resa visiva: il film è splendido, con una sapiente computer grafica che non rende mai posticcia la realizzazione finale e quasi riesce a mascherare l’artificio della macchina cinema. Sul lato narrativo, invece, il film distrugge quanto di buono è stato fatto sull’estetica: si avanza malamente, vengono gettati nella mischia tanti buoni spunti riguardo l’integrazione in un mondo violento, ostile e suddiviso in classi, con un passato da scoprire per cambiare il futuro. Tutto rimane lì, però, galleggiando in superficie: il limite forse più grande è di non sbilanciarsi mai su nulla, urlando e possedendo diverse sfumature da far emergere che, tuttavia, non prendono mai concretamente il sopravvento.

Una narrazione non delle migliori, risulta il tallone d’achille di un progetto visivamente perfetto

Bisogna anche riconoscere la difficoltà di coniugare due diversi linguaggi in un unico prodotto, da una parte la fonte originale del manga, dall’altra le esigenze del cinema blockbuster hollywoodiano. Ed è proprio la forte incomprensione fra le due componenti a mettere le catene al progetto, facendo confluire il tutto in un finale/non finale che chiama smaccatamente un sequel – che forse non arriverà mai, considerati i risultati al box-office non proprio esaltanti a fronte di più di 180 milioni di dollari di costi produttivi.

È difficile bollare con un’insufficienza un lavoro così minuzioso in termini di resa visiva,  ma è anche vero che Alita, nonostante provi in più di un’occasione a mostrare i denti, sembra chiuso in una bolla per le sue stesse esigenze produttive, prima che per vere pulsioni narrative.

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A margine di queste parole mi permetto una considerazione personale, quasi una battaglia che porto avanti da quando ho iniziato a scrivere di cinema: con l’invasione dei supereroi nella settima arte, in molti si lasciano andare a dichiarazioni sulla necessità di conoscere la fonte cartacea per capire le defezioni delle controparti cinematografiche; per come la vedo io, però, un film deve essere fruito e racchiuso nel medium in cui viene proposto, con le relative leggi che ne contraddistinguono i crismi narrativi, senza troppi paragoni con altre fonti esterne. Gran parte delle pellicole tratte dai videogiochi sono brutte anche per questo, per il rimanere troppo ancorati alle loro fonti e non contestualizzarli nel nuovo contesto cinematografico,  con la necessità di compiacere non solo i fan, ma il pubblico di tutto il globo.

Ciononostante, Alita – Angelo della Battaglia è un film d’intrattenimento godibilissimo e divertente, ma lontano da qualsiasi parvenza autoriale su cui è fondato il successo del manga.

VOTO 6.5

alita angelo della battagliaGenere: avventura, fantascienza
Publisher: 20th Century Fox
Regia: Robert Rodriguez
Colonna Sonora: Junkie XL
Interpreti: Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Ed Skrein, Mahershala Alì
Durata: 122 minuti

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