Il Leone D'Oro a Joker è il vero punto di svolta per i cinecomics

Il Leone D'Oro a Joker è il vero punto di svolta per i cinecomics

Nelle ultime ore è partita l’ennesima diatriba, che puntualmente mi duole osservare; la considerazione verso i prodotti DC è vittima di continui attacchi, qualunque esso sia il risultato. Joker è o non è un vero cinecomics?
Durante le prime fasi di preproduzione del film, momento in cui la major da il via al progetto e alla fase di casting di tecnici e artisti, il primo a salire a bordo fu proprio Joaquin Phoenix. I più attenti sapranno che Phoenix è molto attento a scegliere i suoi ruoli, quindi accettare di interpretare il protagonista di un cinecomics era qualcosa al di fuori delle sue corde artistiche preferenziali.
Non ci si poteva aggrappare neanche all’idea di un cachet economico oneroso, dato che questo film ha avuto un budget limitatissimo per gli standard hollywoodiani, appena 55 milioni di dollari, cifra molto bassa se si considera il genere di appartenenza della pellicola, almeno sulla carta. Senza i soliti 150-200 milioni, difficilmente un cinecomics prende vita.

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Joker è o non è un vero cinecomics?

Lo stesso Phoenix rispose apertamente: con l’insediamento di Walter Hamada e la rivoluzione per Warner/DC, che ha portato subito grossi successi come Aquaman e Shazam!, la major ha dato il via anche a una serie di progetti minori, dal basso budget, slegati da qualsivoglia idea di “universo condiviso” e quindi senza sequel o collegamenti precisi. Il primo  intento è stato quello di raccontare una storia così borderline e di gran coraggio da poter avere solo due possibili conclusioni: un risultato sopra le righe, iconico e quindi di successo, o una tremenda delusione.
La proposta venne proprio dallo stesso Phoenix, con dietro una produzione forte dei nomi di Bradley Cooper, Martin Scorsese e Robert De Niro (i primi due come produttori, l’ultimo come attore) e un’idea  diversa ma a suo modo connessa al passato: considerata la grande proliferazione di cinecomics, perché non fare dei film simili e, tuttavia, rimescolati nelle carte in tavola, guardando a Christopher Nolan ma con budget e anima da opere d’essai? Il metodo sarebbe stato – e con Joker il concept ha preso vita per davvero  –  quello di prendere un personaggio dallo stesso immaginario per sviscerarne ogni singola sfaccettatura, plasmando il singolo in una contestualizzazione dolente, profonda e maledettamente attuale.

Progetti del genere hanno a che fare almeno col secondo capitolo della trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan, dove, nello scontro tra Batman e il Joker, il primo si dimostrava il detective incorruttibile in una città vittima di un sistema a doppia facciata. Proprio con lo stesso film, nel 2008 è arrivata la prima, tacita, accettazione dei cinecomics come film potenzialmente d’autore. Certo, ad oggi l’industria Hollywoodiana, in particolare in sede di Oscar, ha ancora ampiamente snobbato il genere, salvo il secondario premio al Trucco per Suicide Squad; per il resto, di veri e propri riconoscimenti artistici non ve ne sono stati. Altra eccezione è sicuramente l’Oscar all’interpretazione a Heath Ledger, guarda caso proprio per il ruolo di Joker, ma il suo effetto da premio postumo ne ha ampiamente influenzato la decisione, per quanto il sorriso slabbrato nella sua visione del personaggio è, a distanza di undici anni, ancora impresso a fuoco nella memoria di tutti noi.

Ed eccoci al Leone D’Oro, consacrazione del miglior film in concorso alla 76esima edizione del Festival di Venezia che diventa ampiamente, a grandi polmoni, la prima vera legittimazione intellettuale del genere cinecomics.

Joker

Da una parte, un discorso viene spontaneo: aiutato anche dall’incasso commerciale di Avengers: Endgame, il genere sta cercando in tutte le sue forme di non sembrare più un teenager che torna a casa con i pantaloni rotti e le ginocchia sanguinanti, ma di imporre la sua potenza narrativa. Permane l’ascendenza da opere cartacee, naturalmente, ma con una consistente forma che regista, sceneggiatore e interpreti  portano su schermo facendo a pezzi una determinata storia, per poi ricostruirla attorno al medium cinematografico. In cuor nostro, sapevamo che il momento della forte maturità sarebbe arrivato; Il Cavaliere Oscuro era testimone di ciò e nei successivi anni in molti hanno cercato di imitarlo senza  riuscire a raggiungerlo. Joker forse non si avvicina esattamente a quel modello, o solo in certe caratteristiche, ma la consapevolezza che si può creare quel tipo di Cinema, con la C maiuscola che non sia solo portatore di centinaia di milioni al botteghino, ma anche di riflessioni e oggetto di una critica più sfaccettata– quella che ne sviscera metafore, messaggi, contestualizzazioni, per plasmare il prodotto nel periodo che stiamo vivendo – è diventata ancor più una realtà concreta con questo Leone D’Oro. Cinecomics non è una brutta parola, e oggi più che mai entrambe le componenti del termine si sommano col loro massimo valore. 

Il Leone D’oro a Venezia per Joker è la prima vera legittimazione intellettuale del genere cinecomics

Molto probabilmente il giudizio non sarà stato unanime in sede di giuria, per i tanti e diversi stili autoriali e narrativi. Quel che è certo, però, è che dal Lido, dai social, dalle recensioni, dai mormorii, Joker era il film che usciva sempre da ogni discorso, tanto per la bellezza della pellicola quanto per l’incredibile realtà di avere il marchio DC ben marcato a a inizio film, arrivando ai titoli di coda sbigottiti e ammaliati come per qualsiasi altro capolavoro del cinema contemporaneo.

Venezia, uno dei palchi cinematografici più importanti al mondo, è la prima a fare il passo in avanti, a riconoscere il genere non più con un target ristretto ai più giovani, ma anche ai più esigenti e burberi dei critici o degli spettatori. Venezia riconosce Joker come un film importante, dal grande valore artistico, e ne legittima pienamente il massimo riconoscimento della Mostra.
Siamo ormai certi di vedere Joker anche agli Oscar di febbraio 2020: le migliori campagne per gli Academy Award partono proprio da Venezia, dove il fanalino dei premi attira l’attenzione, le major si portano avanti forti dei riconoscimenti e, probabilmente, lo stesso film vincerà qualche premio.

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Queste parole non vogliono essere le solite che potreste facilmente trovare in qualche gruppo Facebook, dove si cerca di elevare essenzialmente il cinecomics a genere di nicchia. Al contrario, io stesso sono il primo essere molto, molto esigente e ristretto di valutazioni verso questo genere di film, preferendo altro nel panorama cinematografico ma sempre consapevole del suo grande appeal a livello commerciale, della capacità di rompere gli incassi record. Da oggi, con il premio a Venezia, gli sarà anche platealmente riconosciuta la capacità di raccontare una storia come si faceva liberamente e violentemente nella New Hollywood, proprio durante l’ascesa del cinema di Scorsese a cui, tra le altre cose, diverse componenti di Joker si ispirano, con particolare riferimento a Taxi Driver e Re per una Notte .

Diverse componenti di Joker si ispirano, oltre che a capolavori del fumetto come Killing Joke, a immensi film di Scorsese quali Taxi Driver e Re per una Notte

Non ho certo dimenticato l’incipit: molti fan di Marvel attaccano il film sminuendone il riconoscimento e, così, la capacità di elevare il genere dei cinecomics, proprio perché non apparterrebbe a quest’ultimo. per come la vedo io, invece, Joker ha la natura da cinecomics ma ne cambia il modo di mettere in scena i fattori (l’immaginario del Joker, Gotham City e Thomas Wayne appartiene interamente a Bob Kane/Bill Finger, quindi il dubbio cade subito), creando davvero qualcosa di originale. DC veniva accusata di non fare nulla di originale e, ora che l’ha fatto con un simile livello artistico, ne viene comunque sminuito l’intento. In quello stesso mondo nel quale, probabilmente, ai prossimi Oscar 2020 troveremo un film Marvel (Avengers: Endgame) e uno DC (Joker), la fanbase di entrambe le fazioni continua a darsele di santa ragione sul web, invece di essere felici di avere due capisaldi del genere in quella posizione, forti della loro rivoluzione rispettivamente (in una divisione fatta con l’accetta, naturalmente) commerciale e artistica.

Se davvero dovessimo trovare un male in questi prodotti, di cui sono comunque innocenti, tutto ricondurrebbe ai fan e al loro folle attaccamento alla bandiera, alle accuse lanciate all’altra fazione salvo poi asserire, tutti insieme ma separatamente, l’amore condiviso per i cinecomics. Un genere che, nonostante il livore di chi dovrebbe sostenerlo senza confini, sembra finalmente aver superato la pubertà e mostrato al mondo ciò di cui è realmente capace. A smuovere il cinema sono sia i record di incassi che i premi, ma il grande augurio è che tutte le major possano cogliere il buono da questo evento e puntare di più a simili risultati, propiziando vertiginose vette autorali e interpretative.

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