Mortal Kombat - Recensione

Ci sono chiare e limpide intenzioni produttive attorno questo rilancio di Mortal Kombat al cinema. Intenzioni che non si possono ignorare, e una di queste si incarna in una scelta registica ben precisa, che si ripete almeno una decina di volte in tutto il film a intervalli non regolari. Quando arriva in scena un nuovo protagonista, questo si metterà in posa ed enfatizzerà la pronuncia del suo nome con una carrellata della camera che da campo lungo diventa un vero e proprio primo piano di presentazione.





 

Insomma, siamo dalle parti dei classicismi action degli anni ’90 ed è proprio da lì che nacque il Mortal Kombat di Paul W.S. Anderson, ancora oggi in bilico tra piccolo cult e film in cui Lord Raiden è stato interpretato da Christopher Lambert… Uno dei più temibili miscasting della storia: a mio modo di vedere solo il recente Venom è riuscito a fare di peggio.

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Questo reboot prende spunto proprio dal primo film del 1995 : non ne è certo un sequel, ma “ruba” tutta l’ispirazione action calata nel contesto temporale, con l’aggiunta dei mezzi odierni e il classico espediente del personaggio inedito, necessario a far calare lo spettatore nel film.

un film che funziona incredibilmente nelle fasi di combattimento, smarrendosi quando portare avanti la trama

Cole Young è stato un tempo un grande lottatore di arti marziali miste, ma ora fa lo sparring partner o si fa mettere al tappeto per qualche centinaia di dollari. La voglia che ha sul petto a forma di drago però acquisirà un incredibile valore: Cole è un diretto discendente del defunto Hanzo Hasashi e chiunque porti quel simbolo sul proprio corpo è destinato a diventare un protettore della Terra al soldo di Lord Raiden. Lo scopo è prendere parte al Mortal Kombat, torneo all’ultimo sangue tra diversi regni. Il Regno Esterno con a capo Shang Tsung ne ha vinti già nove. Se vincerà anche il prossimo potrà reclamare e invadere con le sue truppe demoniache il Regno della Terra.

Questa versione di Mortal Kombat è più complessa e stratificata di quanto si possa immaginare, ma ciò non ne sancisce la diretta promozione a pieni voti.

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L’idea di inserire un personaggio inedito è funzionale, ma non lo è il raccordo di trama che collega lui agli altri iconici campioni. La soluzione più pacchiana è il modo in cui sono gestite le fasi di attacchi elementali e non: Liu Kang con i suoi pugni di fuoco, il cappello lama di Kung Lao o le braccia robotiche di Jax sono estensioni naturali date dall’essere i prescelti. Il simbolo del dragone sulla pelle è la chiave di accesso a dei poteri random che, raggiunta la consapevolezza – tipo Super Saiyan – si attivano e potranno essere utilizzati. Idea strana, che poteva funzionare, ma gestita malissimo.

Funziona meglio la vera impalcatura su cui la controparte videoludica si è contraddistinta in tutti questi anni: la violenza. Questa c’è ma non si esagera mai, al contrario si dimostra ben dosata con attenzione e saggezza, racchiudendo il senso del divertimento delle tante e diverse fasi di combattimento, tra fatality e morti spettacolari.

a fare da sfondo alle vicende del film c’è l’eterno scontro tra Scorpion e Sub-Zero

Ma ancora più di Cole Young, il Mortal Kombat o i suoi combattenti, la parentesi più affascinante è quella dedicata all’eterno scontro tra Hanzo Hasashi e Bi-Han, rispettivamente conosciuti come Scorpion e Sub-Zero. Proprio l’idea di una progenie di Hasashi, con quest’ultimo ormai prossimo al ritorno nelle scene come spettro vendicativo, è forse l’intuizione più riuscita, capace di rendere il personaggio di Cole Young non solo funzionale a tutto il film, ma anche meno forzato del solito. Si crea una paradossale armonia dove il film vive meglio nelle sequenze di combattimento, trovandosi sempre in grande impaccio quando deve far parlare i suoi protagonisti – che sono davvero troppi. Proprio nel finale, il film si libera di ogni logica logorroica per far menare le mani.

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Mortal Kombat, in conclusione, non è un prodotto di altissimo profilo (paradossalmente la recente web serie prodotta da Machinima era assai più convincente), ma riesce a coniugare sano divertimento a qualche spunto di trama pacchiano, talvolta ben contestualizzato. Le basi, pur non essendo brillanti, sono interessanti per gli sviluppi futuri. Magari, con una mano un pelo più esperta in regia e un supporto alla sceneggiatura, quello che sembra un sequel già in cantiere – con un arrivo scontato ma cruciale, preannunciato nell’epilogo – potrebbe tagliare i rami secchi e far splendere gli spunti migliori. Incrociamo le dita.

VOTO 6

mortal kombat recensioneGenere: azione, fantastico
Publisher: Warner Bros/SKY
Regia: Simon McQuoid
Colonna Sonora: Benjamin Wallfisch
Interpreti: Lewis Tan, Jessica McNamee, Josh Lawson, Joe Taslim, Hiroyuki Sanada
Durata: 110 minuti

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