Resident Evil: Welcome To Raccoon City - Recensione

L’adattamento al grande schermo, ovvero l’aspetto nobile del tradurre in settima arte un’opera proveniente da un altro medium espressivo, è ovviamente lo snodo produttivo più importante anche per i film tratti dai videogiochi. . Resident Evil: Welcome to Raccoon City fallisce in partenza tutte le premesse per fare Cinema e diventare così un prodotto innocuo, lontano da ogni ambizione cinematografica, per aderire più alla ricerca di vendere il franchise a una nuova generazione che non ad altro. Una strada, quest’ultima, che Capcom ha intrapreso recentemente con alcuni remake di capitoli storici, rafforzando la tesi senza giustificare, però, la mediocrità produttiva.





C’è relativamente poco da dire attorno l’incipit di Resident Evil: Welcome to Raccoon City, giacché sin dal trailer era evidente la contaminazione di due raccordi narrativi ben precisi, quelli di Leon Kennedy e Claire Redfield nella stazione di polizia e della squadra S.T.A.R.S. alle prese con le indagini su Villa Spencer. Fuori, i macabri orrori/esperimenti firmati Umbrella e l’imminente distruzione di Raccoon City ad opera della stessa, bieca compagnia per insabbiare tutto.

Nonostante un incipit anche abbastanza interessante nel modo in cui si viene introdotti alle vicende, ogni buona aspettativa viene meno nel giro di una manciata di minuti e si inquadra perfettamente il prodotto per ciò che è: un B-Movie.

Resident Evil: Welcome to Raccoon City potrebbe anche far rimpiangere i criticatissimi film precedenti di Paul W.S. Anderson

Per quanto la stessa natura di Resident Evil abbia sempre avuto origine da storie di calibro simile (zombie, esperimenti, mostri, per chi è sempre pronto a criticare l’aspetto logico o realistico di alcuni avvenimenti nei capitoli videoludici) qui parliamo di un film di tutto punto, che attinge a piene mani situazioni, nomi, personaggi e avvenimenti presi pari dalla fonte originaria. Come accennato in apertura, a mancare è tutta l’operazione di adattamento alle regole cinematografiche, restituendo uno spettacolo privo di qualunque pathos.

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A confezionare il tutto c’è anche una regia disordinata che mal gestisce le sequenze narrative. Se le scene horror sono da manuale scolastico e non restituiscono particolari emozioni, peggio sono le scene di azione, specie quelle in cui i nostri attaccano gli zombie, con bocche di fuoco che fanno rumore sempre fuori schermo e mai in presa diretta, mentre ci si rifugia in troppi primi piani dei personaggi che hanno dimenticato il carisma in un cassetto chiuso con la chiave di Picche. Inoltre, nonostante la durata standard, il ritmo fatica ad essere ben scandito e la lentezza nell’introduzione degli eventi rende il minutaggio percepito quasi il doppio di quello effettivo.

Il budget di produzione incredibilmente esiguo viene mostrato senza vergogna, e questo è relativamente un bene, a fronte di una realizzazione approssimativa che usa l’immaginario del videogioco quasi come scusa, mostrando comunque un’operazione ben cosciente delle sue limitazioni. Non si nasconde dietro un dito, insomma, e anzi non prova quasi mai a essere un prodotto qualitativamente o narrativamente superiore alle basse intenzioni di partenza.

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Questo non giustifica la mediocre realizzazione; al contrario, si tratta di piccoli segnali che si ricollegano al concetto esposto in apertura della recensione. Con una scena post credit che aggiunge altri personaggi e annuncia diretti sequel, è chiara l’intenzione (o la minaccia) di creare assieme a Capcom un prodotto crossmediale, attraverso opere che si plasmino adeguatamente al franchise videoludico senza sovvertire troppo le trame o gli stereotipi (come fece Paul W.S. Anderson con i precedenti film). Un intento commerciale tutto sommato accettabile: offrire una seconda vita cinematografica che possa viaggiare parallelamente al periodo d’oro del franchise, lo stesso che il publisher sta cercando di vendere nuovamente sia ai vecchi che hai nuovi fan tra nuovi capitoli e remake di gran lusso. Purtroppo lo è molto meno la resa qualitativa, per un film che potrebbe persino far rimpiangere la criticatissima saga di Anderson.

VOTO 5

resident evil welcome to raccoon city recensioneGenere: horror, fantascienza
Publisher: Sony Italia
Regia: Johannes Roberts
Colonna sonora: Mark Korven
Interpreti: Kaya Scodelario, Hannah John-Kamen, Robbie Amell, Tom Hopper, Avan Jogia
Durata: 107 minuti

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