Cobra Kai - Quarta Stagione - Recensione

Quattro stagioni, un videogame (qui la mia recensione), l’acquisizione del fanchise da parte di Netflix e una quinta stagione già annunciata. Il successo di Cobra Kai è come un calcio rotante preso in pieno viso, impossibile far finta di non aver sentito il colpo, che sia di sadico piacere o dolore allucinante. Chiusa la terza stagione, ora è il momento di affondare i denti nel nuovo ciclo di episodi e riaprire le porte del dojo del Cobra Kai e del Miyagi-do.




In molti hanno accusato il colpo del passaggio della serie dalla piattaforma natia, YouTube, al colosso dello streaming Netflix. E se la terza stagione aveva ancora la firma della produzione precedente – con Netflix che distribuiva soltanto – stavolta inizia ufficialmente il ciclo Netflix, insediatosi anche come produttore.

Lo stacco qualitativo in termini di messa in scena appare subito più limpido: c’è budget in più, dunque la trama può articolarsi in tante e diverse parentesi pur di incanalare la storia nei percorsi prestabiliti. Binari che hanno il nome di 51esimo Torneo di Karate dell’All Valley dove al Miyagi-Do di Daniel LaRusso risponde il Cobra Kai di Kreese, ma la posta in palio va oltre il classico trofeo da portare a casa, tutto segnato da una scommessa e relativa rivalità: il dojo che vincerà il torneo, sancirà la definitiva chiusura dell’altro.

cobra kai 4 recensione

Esattamente come in un racconto pop dove ci si abbevera di personaggi che fanno fuori-dentro determinati limiti narrativi, le rivalità si placano per divenire amicizie e solide alleanze. Johnny Lawrence stringerà alleanza con LaRusso e allenare i suoi fedelissimi al Miyagi-Do, mentre Kreese, guardando le cicatrici e i fantasmi del Vietnam farà entrare in partita un vecchio commilitone, già visto in Karate Kid 3, Terry Silver, atleta sadico e fuori di testa. Ora è divenuto un miliardario filantropo, ma l’arrivo di Kreese sarà come benzina sparsa sulla sopita fiamma di follia agonistica.

Una stagione all’insegna delle rivalità e della preparazione al torneo all valley dove cobra kai e miyagi-do si daranno sfida a viso aperto

Chi veleggia su queste pagine digitali e conosce mediamente il mio approccio alle analisi di prodotti audiovisivi saprà – quando serve – della mia necessità di ‘geolocalizzare’ il giudizio dividendo il prodotto in più parti. Dunque togliamoci subito il dente: delle dieci puntate che compongono questo nuovo ciclo di episodi, le prime cinque sono le peggiori, le restanti assolutamente le migliori.

La quarta stagione di Cobra Kai, insomma, racchiude perfettamente sia il peggio che il meglio che la serie sta coltivando anno dopo anno, accusando fisiologici colpi dovuti a una trama che continua a roteare su rivalità e pochi altri eventi.

È anche vero che il cuore della serie, al netto dell’effetto nostalgico, è proprio la costruzione e diretta evoluzione dei giovani protagonisti, in particolare per ciò che comporta il ‘calciomercato’ degli atleti che, stagione dopo stagione, vede clamorosi cambi di casacca. In particolare troviamo Robby come Cobra Kai senza pietà (ormai in coppia sensuale e atletica con la problematica Tory) e il convertito Falco che ora dimora nel Miyagi-do.

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Il problema delle prime puntate è che la carne sul fuoco è davvero poca, per seguire i classici battibecchi tra LaRusso e Lawrence su quale sia la tecnica migliore, se l’attacco o la difesa, o anche nel reintegro di Silver nei Cobra Kai, da sagoma invisibile ad atleta che prenderà sempre più piede nel dojo, avendo un’influenza diretta di assoluto controllo su tutti i ragazzi.

Molto meglio le ultime cinque puntate, nel pieno del torneo di karate perché, diciamocelo, nel corso della serie c’è stato questo spostamento del baricentro narrativo che vedeva prima Johnny Lawrence, del suo essere un uomo di mezz’età fallito, solo e senza soldi, da bullo a bullizzato dalla vita stessa, per poi focalizzarsi interamente sui LaRusso. Ebbene. in questa stagione gli sceneggiatori mettono in atto la scelta suicida di ripescare il secondogenito di Daniel LaRusso, prima sempre ai margini, mostrato come un bambino alienato che ha come modelli di riferimento tablet, smartphone e affini, per donargli anche una parentesi narrativa, totalmente inutile. Una direzione del racconto che conferma quanto adesso l’interesse sembra dedicato tutto alla famiglia dei LaRusso, per la quale, tolto Daniel e sua figlia attiva nel dojo e nel torneo, l’interesse tende sempre verso il basso.

Tra una grattata di capo e uno sbadiglio, si arriva al torneo e finalmente tutto quello che abbiamo visto con grande fatica, trova il suo posto nel disegno narrativo. Concettualmente ci troviamo di fronte ad un arco – l’ennesimo – di passaggio che ha come comune obiettivo lo svolgersi del Torneo di karate.

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Anche se in ritardo, tutte le precedenti parentesi aperte trovano una logica e il gradimento cresce minuto dopo minuto. È anche vero che la costruzione della suspense come del ritmo raggiunge picchi importanti proprio nelle ultime due puntate, anche grazie allo svolgimento del Torneo e di coreografie attente ed entusiasmanti. La foga atletica, la rabbia, le emozioni e lo scoprire che i giovani atleti sono come rami che devono crescere e trovare il loro stile di combattimento, che emerge proprio lì, tra la difesa e l’attacco; proprio i giovani Falco e Robby ne sono la migliore testimonianza.

Al netto dell’effetto nostalgico, questa quarta stagione rappresenta un discreto punto di passaggio, ma anche la terza stagione lo era e il finale sembra suggerire tanti e drastici cambiamenti futuri. Cobra Kai si attesta ancora come un buonissimo prodotto di intrattenimento, una gloria tra il revival e la voglia di far vivere storici personaggi del cinema per ragazzi. Adesso, però, c’è davvero bisogno di una tecnica segreta per risollevare il ritmo e l’attenzione per le prossime puntate

VOTO 7

cobra kai 4 recensioneGenere: azione, teen
Publisher: Netflix
Regia: vari
Colonna Sonora: Leo Birenberg, Zach Robinson
Interpreti: Ralph Macchio, William Zabka, Xolo Mariduena, Tanner Buchanan, Mary Mouser
Durata: 10 episodi

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