Assassin's Creed - Recensione

Michael Fassbender è uno che passa con nonchalance da Magneto a Steve Jobs, con una sosta all’Autogrill per vestire i panni di Macbeth e bersi un caffè. Le speranze per un buon film su Assassin’s Creed si sono improvvisamente impennate quando si è scoperto che l’attore irlandese non solo sarebbe stato il protagonista, ma sarebbe anche salito sulla giostra nelle vesti di produttore, da grande appassionato di videogiochi qual è (ma non della saga di Ubisoft, che ha affrontato solo di recente per prepararsi al progetto, come egli stesso ha ammesso in una recente intervista). L’eterna lotta tra Templari e Ordine degli Assassini era d’altronde uno scenario troppo ghiotto per lasciarlo stagnante nella pozza dell’intrattenimento digitale: il lore ben si presta alla produzione di un lungometraggio, e Fassbender ci ha visto lungo non solo al momento di salire sulla barca, ma anche quando ha spinto per avere Justin Kurzel alla regia e Marion Cotillard come protagonista femminile (entrambi recuperati di peso dal set del già citato Macbeth, nel segno del motto “squadra che vince non si cambia”). Il risultato è un film che, nonostante qualche ingenuità di troppo, riesce a salvare capra e cavoli, facendo contenti sia i videogiocatori puri e crudi, sia chi vuole semplicemente godersi un buon action, senza essere necessariamente addentro le cose di Ubisoft. Poco non è, a mio modo di vedere.

NOI DUE NEL MONDO E NELL’ANIMUS

Assassin’s Creed è innanzitutto un film rispettoso del materiale originale. Non per nulla New Regency, co-produttrice del progetto, ha lavorato a strettissimo contatto con Ubisoft Motion Pictures, e si vede. In tante scene è facile intuire riferimenti più o meno evidenti a quanto accade nei videogiochi della serie, da cui il film recupera spirito ed essenza, seppur raccontando una storia inedita e che vede personaggi nuovi come protagonisti.

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Assassin’s Creed è innanzitutto un film rispettoso del materiale originale

Fassbender interpreta Callum Lynch, discendente degli Assassini e quindi capace di un collegamento genetico con Aguilar de Nerha, un adepto dell’Ordine vissuto in Spagna durante il XV secolo. Il film alterna momenti ambientati ai giorni nostri con altri nel passato, laddove Callum sfrutta le capacità dell’Animus per rivivere i ricordi di Aguilar. Ovviamente, sono proprio questi ultimi a incarnare il lato action di Assassin’s Creed, tanto nel dinamismo del parkour estremo, quanto nei combattimenti (rigorosamente all’arma bianca); non manca nemmeno un salto della fede girato senza l’utilizzo di effetti speciali, con lo stuntman/controfigura di Fassbender che ha eseguito un tuffo da quasi 40 metri di altezza… roba che se soffrite di vertigini è meglio che chiudiate gli occhi per qualche secondo.

La spalla femminile del film, almeno delle sezioni temporalmente collocate nel presente, è la Cotillard, che veste i panni di Sophia Rikkin, la scienziata che supervisiona il progetto Animus assieme al padre Alan (qui interpretato da un Jeremy Irons decoroso certo, ma non al meglio), una vecchia conoscenza per chi ha vissuto gli albori della serie. Nel periodo finale della Reconquista, invece, ad aiutare Aguilar è l’Assassina Maria: la prova della giovane Ariane Labed è assolutamente convincente, tanto che ai titoli di coda ci si rammarica un po’ per un minutaggio a schermo non proprio da maratona; resta addosso la sensazione che il personaggio avrebbe avuto il potenziale per emergere più di quanto già faccia, se gli sceneggiatori avessero bilanciato in modo diverso certe scene.

TRA PASSATO E PRESENTE

Come detto all’inizio, l’obiettivo (dichiaratissimo) di Fassbender e soci era partorire un film tratto da un soggetto ludico che da un lato si ponesse a punto di riferimento per il genere di appartenenza, e dall’altro riuscisse ad attrarre l’attenzione di chi non abbia mai preso in mano un joypad in vita sua. L’obiettivo può dirsi raggiunto, anche se chi conosce a memoria i videogiochi dovrà mettere in conto non pochi minuti di introduzione, funzionali alla comprensione del background narrativo, in particolare nella prima metà della pellicola.

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Sono le parti nell’Animus a incarnare il lato action di Assassin’s Creed

Quasi a voler compensare il tempo investito nella “spiega”, la sceneggiatura è invero un po’ frettolosa in almeno un paio di passaggi, dove taglia corto sfruttando artifici narrativi poco logici con la situazione vissuta dai protagonisti. Ci sono, insomma, almeno due momenti in cui ci si chiede perché succedano determinati fatti in un modo un po’ incoerente; nulla di trascendentale certo, e tuttavia queste situazioni emergono come nei ben visibili sul viso proprio perché il resto della produzione ha la pelle liscia come il culetto di un neonato.

In Italia Assassin’s Creed sarà nelle sale dal prossimo 4 gennaio 2017, mentre in USA potranno assistere alle peripezie di Callum/Aguilar già da mercoledì 21 dicembre. Non ho modo di dirvi nulla a proposito del doppiaggio in italiano, perché la proiezione stampa alla quale ho assistito era in lingua originale, anche se qualche idea ve la potete fare già dai trailer in giro, compreso quello che apre questa recensione. Evviva.

VOTO 8.5

assassin's creed film recensioneGenere: fantascienza, azione
Publisher: New Regency, Ubisoft Motion Pictures
Regia: Justin Kurzel
Colonna Sonora: Jed Kurzel
Intepreti: Michael Fassbender, Marion Cotillard, Jeremy Irons, Brendan Gleeson, Ariane Labed, Michael K. Williams
Durata: 108 minuti

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