Sully – Recensione

Sully è il nuovo, grandioso film di Clint Eastwood. Detto questo, potrei chiudere qui la review, invitandovi caldamente ad andarlo a vedere, ma sarebbe una disonestà intellettuale nei confronti di chi ha aperto questa pagina.

Sommersi dalla pioggia di critiche che ha accompagnato l’ultimo film di Eastwood – “crocefisso” per aver rivelato pubblicamente il suo pensiero pro Trump (ormai prossimo all’insediamento alla Casa Bianca) – è facile scordarsi che lo schieramento politico del regista statunitense è noto da decenni, come dimostrato dai suoi film. Ecco, quindi, che lo stesso Clint ci racconta, forse rispecchiandosi, le vicende del comandate di linea Chesley “Sully” Sullenberger, che salva da un disastro aereo più di centocinquanta persone, effettuando un ammaraggio sul fiume Hudson. Questo atto viene ribattezzato “il miracolo sull’Hudson”, e Sully è acclamato dai media come eroe. Ma se così non fosse? Si poteva forse evitare una manovra del genere? Nonostante il gesto eroico, Sully rischia la carriera, la pensione e anche di essere dichiarato colpevole.

Sully immagine Cinema 02

Sully racconta contraddizioni, speranze e “fattori umani”, elementi che caratterizzano il cinema di Eastwood da anni

Il film, tratto da una storia vera, racconta di quel 14 gennaio 2009, e dei giorni seguenti, con le solite contraddizioni, speranze e “fattori umani” che caratterizzano il cinema di Eastwood ormai da anni. Il fantasma dell’11 settembre 2001 è ancora vivo negli occhi e nel cuore degli americani che reagiscono di polso a un ennesimo, possibile disastro. Il Sogno Americano svanito ha bisogno di un colpevole e il dito deve essere puntato contro qualcuno. Mai come in questi ultimi quindici anni, Hollywood ha dimostrato la grande contraddizione che si nasconde dietro alla bandiera a stelle e strisce, e proprio il penultimo film di Eastwood – American Sniper con Bradley Cooper – criticava la guerra e, ancor di più, gli americani coinvolti nel conflitto in Medio Oriente. Inutile dire che, a causa di quella pellicola, Eastwood fu criticato e tacciato di essere un fascista guerrafondaio.

Sully, come “semplice” essere umano, cede davanti alla pressione mediatica e processuale, arrivando a credere di aver sbagliato tutto. Tom Hanks lo interpreta sempre in divisa, rimanendo l’uomo tutto d’un pezzo che similmente aveva interpretato ne Il Ponte delle Spie di Spielberg: Sully, infatti, è uno di quegli uomini che fanno della loro esperienza e del loro istinto armi vincenti, lo stesso dicasi per le loro debolezze. Perché se una ricostruzione al computer può presentare diverse varianti, in situazioni in cui occorre mantenersi a sangue freddo, a fare la differenza è il fattore umano, quella scintilla che scatta in un millesimo di secondo e che può essere decisiva.

Il film ha un unico, grande difetto: la durata. Un’ora e mezza appena consente alla storia di prendere piede e di suscitare grande interesse, ma a quel punto è già finita. Se cercate film che presentano situazioni analoghe, vi consiglio caldamente Flight (2012, Robert Zemeckis), che vanta le stesse dinamiche: una manovra impossibile e relativo processo. La pellicola indaga a fondo cercando di stabilire cosa sancisca l’eroismo di una persona, se le sue abilità o la celebrazione dei media.

VOTO 8

Sully immagine Cinema locandinaGenere: drammatico, biografico
Publisher: Warner Bros.
Regia: Clint Eastwood
Colonna Sonora: Christian Jacob
Intepreti: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Mike O’Malley
Durata: 96 minuti

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