Bright Lights: Starring Carrie Fisher and Debbie Reynolds – Recensione

Lungi dall’essere un mero atto di sciacallaggio nei confronti della prematura morte di Carrie Fisher e, a un giorno di distanza, di Debbie Reynolds, Bright Lights è un documentario che sarebbe dovuto uscire al cinema soltanto a marzo 2017, ed era già stato presentato a diversi festival. HBO ha deciso di anticiparne la messa in onda a gennaio, infiocchettando e presentando il prodotto direttamente sulla sua rete. La premessa era necessaria per identificare questo particolare film, che verrà trasmesso in Italia sulla piattaforma SKY.

Bright Lights è un documentario intimo sullo stretto rapporto tra madre e figlia (Debbie Reynolds e Carrie Fisher, appunto), due persone che il destino ha deciso di legare in maniera così forte, tanto nella vita come nella morte, sia nella realtà che sul palcoscenico, ognuna con i propri racconti e le relative debolezze. Da una parte abbiamo Debbie Reynolds, star intramontabile, con il suo portamento da vera signora, sempre splendente come lo era stata in “Cantando sotto la pioggia” (che l’aveva lanciata nello Star System hollywoodiano), con i suoi mariti, l’amicizia persa e ritrovata con Elizabeth Taylor, la famiglia e i figli; dall’altra Carrie Fisher, attrice che – per quanto in sordina – ha sempre cavalcato l’onda hollywoodiana, e di cui ricordiamo il suo lancio ancora giovanissima nel cinema grazie a Star Wars, il rapporto con l’iconico personaggio della Principessa Leia (“Io non sono Leia, sono semplicemente la sua custode”), i problemi con la droga e relativa overdose e il suo disturbo bipolare dell’umore. Particolarità, aneddoti e segni che hanno caratterizzato la vita di due dive, passate a “sopportarsi teneramente” nelle loro abitazioni adiacenti a Beverly Hills, separate dai pochi gradini di un viottolo interno.

Bright Lights Starring Carrie Fisher and Debbie Reynolds immagine Film Cinema 03

Le personalità degli attori necessitano del palco, oltre che del quotidiano

Mai stucchevole, e consapevole della loro recente scomparsa, l’intero documentario si riempie di tenerezza, mostrando come il corpo di Carrie Fisher si pieghi quotidianamente per aiutare la madre in ogni azione, anche spiegandole il funzionamento di un semplice cellulare, o di come cerchi di farla desistere dalla voglia, sempre irrefrenabile, di partecipare l’ennesimo spettacolo. Tuttavia, si sa, le personalità degli attori necessitano del palco, oltre che del quotidiano. Carrie e Debbie, dunque, sono paragonabili a una busta della spesa: piena e pesante sul set, vuota a casa, dove la confezione leggera lascia spazio alle discussioni inutili, al forno che cuoce troppo in fretta, a come organizzarsi per l’imminente Natale o alla necessità di rammentarsi di comprare le sigarette.

Voglio citare, infine, un portamento particolare, forse nutrito dal cinismo spiazzante di Carrie Fisher, che il documentario mette così bene in luce: spesso viene ritratta nel suo “ruolo” di persona comune, in particolari occasioni domestiche (a casa di un amico, per esempio), sdraiata sul letto, sigaretta in mano, mentre discute di futilità. In questo scorgo la tenerezza di un’attrice che, pur avendo tentato di inseguire lo stesso successo della madre, non lo ha mai raggiunto completamente, complici i problemi privati e le delusioni amorose, ma sempre con la consapevolezza di essere lì, viva, con il volto decorato da una dose eccessiva di brillantini.

VOTO 7

Bright Lights Starring Carrie Fisher and Debbie Reynolds immagine Film Cinema locandina

Genere: documentario
Publisher: HBO, SKY
Regia: Alexis Bloom, Fisher Stevens
Colonna Sonora: Will Bates
Intepreti (nel ruolo di se stessi): Carrie Fisher, Debbie Reynolds, Todd Fisher, Griffin Dunne
Durata: 95 minuti

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