Split – Recensione

Ammettiamolo, ci siamo divertiti, dal 2006, a “lanciare pomodori” sullo schermo o a riempirlo di pernacchie. Personalmente, ammiro tantissimo il lavoro di M. Night Shyamalan, definito dai tabloid americani “il nuovo Spielberg”, sia per le qualità narrative che tecniche (registicamente non si discute), eppure ho odiato i suoi ultimi lavori che non rispecchiavano assolutamente il talento che, almeno fino a The Village, aveva mostrato a pieni polmoni. E fatico ancora a perdonargli “porcate” come E venne il giorno o After Earth.

Poi, nel 2015, accade un piccolo miracolo: esce The Visit che – nonostante le limitazioni tecniche per via dello stile mockumentary – riporta in auge il nome di Shyamalan offrendo un ottimo thriller, forse privo di originalità, ma solido nella struttura. Shyamalan, dunque, ha ancora qualche cartuccia da sparare; forse c’è luce in fondo al tunnel. E con l’arrivo di Split la luce diventa abbagliante, pur avendo il film in oggetto chiari intenti da B-movie, come lo stesso The Visit, sia in termini di produzione che di narrazione.

Split immagine Film Cinema 01Un ragazzo – interpretato in modo impeccabile da James McAvoy – è oggetto di studio in quanto nel suo corpo convivono 23 personalità differenti. L’incipit di Split pone l’attenzione su una di queste personalità che rapisce tre giovani ragazze e le rinchiude in uno scantinato. Lo studio di una dottoressa sul ragazzo appare subito di vitale importanza e mostra al mondo le potenzialità di un disturbo che potrebbe rivelarsi non una regressione, ma un’evoluzione psicofisica del genere umano.

Split propone tante chiavi di lettura quante sono le personalità presentate

Le personalità, in effetti, influiscono sul corpo: alcune individualità mostrano particolari allergie, assenti in altre, mentre talune sono non vedenti. Quelle negative hanno preso il sopravvento e credono che ne sia in arrivo un’altra, la 24esima, impossibile da razionalizzare, un mostro invincibile dalla forza sovrumana, qualcosa che va oltre il mero concetto di “essere umano”.

Split immagine Film Cinema 02Se i precedenti film di Shyamalan cadevano in un didascalismo eccessivo e spiegazioni forzate, Split propone tante chiavi di lettura quante sono le personalità presentate: possiamo trovare in questo il messaggio di un regista che propone diverse sfumature del suo cinema, forse incompreso o magari troppo all’avanguardia, in ogni caso assolutamente essenziale nello stimolare la mente dello spettatore. Inoltre, ogni oggetto di scena è curato e posizionato con perizia, il che arricchisce notevolmente il film.

Split è una pellicola che si vive perennemente in tensione, la prima in cui Shyamalan abbia mostrato di saper gestire una suspense di tale calibro: si prova sulla propria pelle la paura esperita dalle ragazze rapite che, difficilmente, riescono a decifrare la persona che si trovano davanti, mentre lo spettatore riesce a seguirne le vicende a 360° mentre si sposta dentro e fuori dal suo nascondiglio.

In chiusura troviamo l’ennesimo colpo di scena, il medesimo che ha sminuito gli ultimi lavori del regista, che viene qui gestito con una consapevolezza maggiore e una buona compattezza della struttura narrativa, elevando così il film, e mostrandoci un ulteriore livello di lettura che inserisce Split in un universo cinematografico condiviso – in pieno stile Marvel/DC – che lascia dietro di sé la giusta scia di ipotesi e speculazioni.

VOTO 8.5

Split immagine Film Cinema locandinaGenere: thriller, horror
Publisher: Universal
Regia: M. Night Shyamalan
Colonna Sonora: West Dylan Thordson
Intepreti: James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Betty Buckley, Jessica Sula, Kim Director
Durata: 116 minuti

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