1993 - La Serie - Recensione

La prima puntata si apre con Leonardo Notte (Stefano Accorsi) che – poco prima del famoso lancio delle monetine all’indirizzo di Bettino Craxi – cita le ultime parole di Georges Jacques Danton: “Cosa importa se muoio?”, preludio al processo che lo porterà alla ghigliottina nel 1794. Va ricordato che Craxi non uscì dal retro dell’Hotel Raphael, ma affrontò la folla. Leonardo Notte lo consacra come vincitore morale, ma lì c’è anche Silvio Berlusconi che afferma: “Adesso è tutti conto tutti”.

Con pochissimi secondi, 1993 raddrizza tutto quello che era andato storto in 1992: raccontare Tangentopoli, i tumulti politici e le bombe della Mafia volte a mettere in ginocchio personaggi di spicco (ricordiamo l’attentato fallito a Maurizio Costanzo) e città non era un’impresa facile, ancor più giacché si cercava di raccontare fatti realmente accaduti tramite gli occhi di personaggi fittizi, scritti appositamente per la televisione, gettandoli nella mischia in quelli che verranno ricordati come gli anni della caduta di un’intera classe dirigente politica, con magistrati, giudici e avvocati – capitanati da Antonio Di Pietro – che picconavano il sistema “senza pietà”.

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1993, rispetto alla serie precedente, rivoluziona ogni cosa e interpreta i fatti storici con un piglio tutto suo

Il più grande riconoscimento che si può tributare a 1993 è dunque quello di aver ascoltato le critiche mosse alla stagione precedente e aver corretto, di conseguenza, alcuni evidenti problemi. Per esempio, tutti i personaggi inseriti nel racconto precedente non avevano mordente, ricoprendo la semplice funzione di pedine sacrificabili in una storia troppo complicata e oscura per consentire una contestualizzazione dei medesimi. 1993, di contro, rivoluziona ogni cosa e interpreta i fatti storici con un piglio tutto suo, come solo le grandi serie sanno osare. Ecco, quindi, che l’entrata in politica di Berlusconi rappresenta proprio quel “tutti contro tutti” citato sopra, una sfida che ha più il sapore di una rivalsa personale che una scelta effettuata per timore degli eventi di Tangentopoli. Anche la sconfitta del Milan nella finale di Champions League contro il Marsiglia del 1993 potrebbe rappresentare una delle tante motivazioni che hanno giustificato la sua discesa in campo: Berlusconi stesso è qui visto come Baresi, teso a manovrare la sua squadra politica in vista delle prossime elezioni. La vena narrativa concernente le vicende politiche è dunque viva più che mai; lo stesso Leonardo Notte si muoverà tra le fila del Cavaliere e quelle dei comunisti – ora democratici – capitanati da Massimo D’Alema con una battaglia che si svolgerà non senza colpi bassi.

Meno approfondite, ma comunque di grande qualità, le altre vicende narrate dalla serie. Vediamo molto di più Antonio Di Pietro (interpretato da Antonio Gerardi sempre in gran spolvero), che in 1992 vinceva grazie ad un’interpretazione titanica, molto vicina al reale. Il magistrato andrà diritto per la sua strada di giustizia che lo porterà al maxi-processo Enimont. Di pari spessore risultano gli altri protagonisti: il leghista Bosco, la showgirl Castello e l’agente della polizia Pastore, che continueranno le proprie battaglie personali già intraprese in 1992. Ridimensionamento eccessivo, invece, per Beatrice Mainaghi: in 1992 il personaggio interpretato da Tea Falco è stato massacrato di critiche sia da parte della stampa che del pubblico. Percependo questo disagio, gli sceneggiatori hanno decisamente ristretto il suo campo d’azione e il dislivello narrativo è abbastanza notevole. Ancora problemi sul fronte dei dialoghi, sempre poco credibili, con personaggi che parlano per frasi fatte o aforismi, il che risulta ancora più artificioso quando certe banalità vengono attribuite a personaggi colti e raffinati quali Montanelli.

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I personaggi sono pienamente coinvolti nei fatti di Tangentopoli, e in questo modo il loro ruolo di avatar a servizio dello spettatore funziona meglio

Tolte le piccole autocelebrazioni narrative, 1993 rappresenta comunque un grandissimo passo in avanti. Se prima i personaggi osservavano gli eventi lontani da una finestra, ora sono pienamente coinvolti nei fatti di Tangentopoli, e in questo modo il loro ruolo di avatar a servizio dello spettatore funziona meglio. Anche le modalità narrative con cui le vicende si toccano sono state migliorate. Danton era la figura rappresentativa della Rivoluzione Francese e verrà condannato a morte proprio dal suo ex amico Robespierre. Questo piccolo aneddoto, di cui vi ho parlato in apertura, serve quasi a monito di quello che sarà il 1993 (e così gli anni a venire): un totale ribaltamento della fiducia, con accusa e difesa che mai hanno avuto un ruolo così importante, almeno nella storia italiana. La ghigliottina viene “sostituita” dalle monetine, mentre uomini di potere promotori di una rinascita politica ed economica si ritrovano a difendersi davanti a Di Pietro e a tutti gli altri PM. Lo stesso Craxi lo definì uno dei “capitoli più oscuri della storia della Democrazia Repubblicana”, e 1993 cerca di avvicinarsi come può a questa ombra, anche seguendo strade fin troppo fittizie – per esempio, viene percepito come “criminale” chiunque fosse invischiato nel caso Mani Pulite – ma comunque ben contestualizzate.

Alla luce di quanto detto, possiamo ben sperare per 1994, terzo e ultimo atto della serie prodotta da Sky, a patto che il livello di crescita rimanga costante. Certo, nessuno ha mai chiesto la serie perfetta, ma quando si cerca di ascoltare il proprio pubblico e correre ai ripari – pur mantenendo salda l’identità dell’opera – a guadagnarci è soprattutto la fruizione. Bene così.

VOTO 7.5

1993 - La Serie immagine Serie TV locandinaGenere: drammatico, storico
Publisher: Sky
Regia: Giuseppe Gagliardi
Colonna Sonora: Davide Dileo
Intepreti: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Guido Caprino, Domenico Diele, Tea Falco
Durata: 8 puntate

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