Come tornare adolescente grazie ai JRPG

final fantasy vii jrpg

Come ogni trentenne passato attraverso l’epoca PSX, sono cresciuto insieme ai protagonisti dei miei giochi di ruolo giapponesi preferiti. Sulla console Sony ne divoravo uno dopo l’altro: dai più conosciuti, come i Final Fantasy, ai meno noti come Legend of Legaia, Guardian’s Crusade, Wild Arms, Suikoden e The Legend of Dragoon. Ne ero assolutamente dipendente: se un videogioco non aveva un sistema a livelli, dei personaggi profondissimi e qualche waifu (nonostante all’epoca non avevo idea che quelle signorine così interessanti venissero chiamate così), allora mi passava davanti agli occhi senza che me ne accorgessi. Poi c’è stato un momento di rottura: la tarda adolescenza con tutto il suo terribile carico di negatività verso un mondo fin troppo colorato; io e i JRPG ci siamo persi di vista.

C’è da dire che nella scorsa generazione (quella di Xbox 360 e PS3) gli esponenti del genere erano drasticamente di meno. Ricordo con piacere Eternal Sonata, un gradevole Lost Odissey e… poco altro, a dire la verità. C’era stata la delusione personale di Final Fantasy XIII (per quanto fosse rimasto nella mia console per tantissime ore) e poi un quattordicesimo capitolo totalmente online. Insomma, piano piano, il genere mi è scivolato dalle mani. E anzi, così è stato un po’ per tutta la produzione giapponese, almeno qua da noi, che ha subito una brusca frenata. Mai come nella scorsa generazione ho sentito il Sol Levante lontano dal mio pad, esaltato invece da un fiorire di studi e personaggi americani ed europei che hanno cambiato radicalmente il mondo dei videogiohi. Poi, vuoi per il ruolo di dominanza che PS4 ha imposto al mercato in questi ultimi tempi, vuoi perché Nintendo ha tirato fuori un ibrido come Switch che sta vendendo uno sfacelo, il Giappone è tornato prepotentemente nella mia vita. Non solo fisicamente (tanto che, come sapete, l’ho visitato qualche mese fa, innamorandomi perdutamente) ma anche nel tray delle mie console.

xenoblade chronicles 2 recensione nintendo switch

Sulla prima PlayStation divoravo un JRPG dopo l’altro

Negli ultimi tempi ho giocato ottimi esponenti del genere: Final Fantasy XV che pur essendo un meraviglioso casino a livello di storia, è per me vivo, pulsante, pieno di passione e amore. E poi Persona 5: uno stile incredibile, una profondità nella scrittura lontana anni luce da quella superficiale di tante produzioni occidentali. In questi giorni il mio tempo libero è invece occupato da Xenoblade Chronicles 2. Ho totalmente mancato i capitoli precedenti (e non ho idea se quel capolavoro di Xenogears faccia o meno parte dello stesso filone narrativo), ma sono totalmente rapito dal gioco. Seguo le avventure di questi splendidi personaggi colorati e forse un po’ troppo giovani per me, pendendo dalle loro labbra; sto andando incontro a quello stesso processo di crescita che poi è il percorso di formazione che affrontano i protagonisti. Mi sono sentito catapultato indietro nel tempo di quindici anni, pronto a imparare ogni meccanica per quanto prolissa e difficile, ad ascoltare ogni dialogo nonostante le banalità e i cliché, a vivere quelle emozioni apparentemente esagerate tipiche della produzione giapponese. Sono stato fulminato dall’amore e dalla dovizia di particolari che solo un racconto così lungo e incurante del ritmo può concedersi. Insomma… son tornato un ragazzino e mi sto godendo uno dei titoli più appassionanti dell’anno con estrema comodità (viste le feature di Switch di cui non riuscirei a fare a meno) e con un trasporto che non pensavo possibile.

La voglia di giocare ai JRPG mi è tornata in modo talmente sincero che ho recuperato le collection HD dei vari Kingdom Hearts in vista del terzo (tanto sospirato) capitolo. D’altronde, probabilmente, è proprio dopo Kingdom Hearts 2 che la mia passione per i JRPG si era sopita. È stato il mio addio a un mondo che non sentivo più mio. Forse, però, non è un caso che l’interesse si sia risvegliato proprio adesso, col mio cuore pronto ad affrontare l’oscurità ancora una volta.

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