Minigioco “mon amour”

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Se vagabondare tra pianeti sconosciuti (per rubare a chi ha di più), alla ricerca di risorse sfavillanti alla luce di mille soli colorati, vi ha provocato più di qualche turbamento, sicuramente “apprezzerete” il minigioco per antonomasia della seconda installazione della space opera di BioWare, Mass Effect ovviamente. Lì non si può scherzare: un numero insufficiente di corpi celesti sondati, difatti, porta a non avere abbastanza risorse per aggiornare la Normandy versione SR-2, e così adeguatamente prepararla per lo scontro con i Collettori. E dunque – con buona probabilità – finirete per sondare il vostro a** (“probing Uranus”, un easter egg che si palesa allorché decidiate di estrarre le poche risorse del sistema Sol). Senza dimenticare, oltre alla “perla” appena citata, i divertissement offerti da Decryption (Mass Effect) e Bypass (Mass Effect 2).

Insomma, che li amiate od odiate, non potete farci nulla: i minigiochi sono lì, a condire l’esperienza ludica, con la loro onnipresenza, con la semplice “stupidità”, con la loro ridondanza destinata a produrre un effetto ritardante, ma quasi mai stimolante.

Non siete d’accordo con l’ultimo assunto? Vado allora a ricordarvi il giochino sempre identico per scassinare le serrature presentato per la prima volta in Fallout 3 (di Bethesda), riproposto in Fallout: New Vegas (di Obsidian), e spudoratamente riciclato – tale e quale – in The Elder Scrolls V: Skyrim (ancora Bethesda). Il gioco prevede un grimaldello inserito nella toppa, da ruotare e forzare sinché non venga trovato il punto di minima resistenza (una variante simile si trova nel pur bellissimo Thief: Deadly Shadows di Ion Storm). Sempre meglio, in ogni caso, del gioco dei cilindretti di Oblivion che rendeva a dir poco indispensabile studiare la magica branca dell’Alterazione, che prevede incantesimi in grado di forzare serrature senza passare per il giochino succitato.

deus ex minigioco

se i minigiochi dovessero sparire, qualcuno mai li rimpiangerebbe?

Accenno en passant – giusto perché sono sadico, e desidero procurarvi qualche sudore freddo – il minigioco dell’Oratoria (sempre Oblivion), con i suoi “spicchi di limone” da ruotare per aumentare la disposizione dei PNG. Continuo senza pietà, rammentandovi il poker con i dadi del primo The Witcher, quello con i giocatori più forti che baravano producendo gettate sempre di alto livello. Giochino ripreso poi in The Witcher 2 in versione peggiorata: dinamica del lancio simulata muovendo il mouse e facce dei dadi praticamente illeggibili.

Non ho ancora esperito di prima mano il celeberrimo Gwent (The Witcher 3 è lì bel bello, che mi guarda dal backlog), ma confesso di non aver toccato nemmeno con le pinze il Caravan del già citato Fallout: New Vegas, mentre devo ammettere di aver sbancato i casinò della Strip, giacché con “fortuna 7” l’impresa si è rivelata piuttosto agevole. Potrei ora continuare inveendo contro tutti quei minigiochi che prevedono di comporre o collegare tracciati in griglie quadrate o rettangolari o che richiedono di risolvere varianti del tris o del gioco del 15; mi limito invece a segnalarvi l’hacking di Deus Ex: Human Revolution. Carino, all’inizio, ma dedicare ben 16 (!) punti praxis per potenziare ai massimi livelli la nostra abilità di infiltrazione informatica mi pare eccessivo, fin uno “spreco”, soprattutto se visto con l’ottica di chi ha vissuto la partita con il revolver sempre in mano e coadiuvato da un’armatura dermica di livello 3 e un tocco di mimetismo, che mai non guasta.

Con quanto detto sopra, non voglio condannare i minigiochi a prescindere (anche se così potrebbe sembrare), anzi… sicuramente nascono con il nobile intento di offrire una piacevole alternativa all’attività ludica principale – sparare, guidare, completare missioni – ma se dovessero sparire, qualcuno mai li rimpiangerebbe? Oppure, ricordate un minigioco con particolare affetto?

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