Il braciere di Olimpia, due anni dopo

winter games

Questo editoriale è la seconda parte di uno scritto due anni fa, e costituisce un rituale importante per me, visto che celebrare lo spirito di Olimpia è qualcosa di fondamentale per quanto mi riguarda. Domani a ora di pranzo il braciere sarà acceso nello Stadio Olimpico di Pyeongchang, in Corea del Sud, e fino al 25 febbraio arderà profondamente nei cuori degli sportivi e sotto il cielo dello stato asiatico, normalizzando, si spera, il carico di polemiche e di tensione dovuti alla politica e all’epidemia terribile avvenuta nei giorni antecedenti all’inaugurazione dei XXIII Giochi Olimpici Invernali.

L’idea esaltante di poter competere in 8 davanti alla televisione era una gioia fantastica

A distanza di due anni dal mio saluto accorato a Epyx, Accolade e Tynesoft per la nostalgia dei multi-evento estivi, la situazione è migliorata leggermente, con Ubisoft che ci ha regalato il primo titolo ufficiale di un’Olimpiade a sei anni di distanza da Londra 2012 (senza contare i Mario & Sonic, che sono arrivati sino a Rio 2016), inglobandolo come DLC dell’ottimo Steep. La ricreazione fedele degli impianti, la tecnica spasmodica di alcune discipline, slalom su tutti, e il sogno olimpico raccontato da atleti come Lindsay Vonn e Sage Kostenburg ha parzialmente colmato il vuoto della narrazione sportiva più bella che ci sia, ovvero la ricerca spasmodica del limite per una medaglia. Lo slancio di Ubisoft Annecy, però, non mi basta, e a poco meno di 24 ore dalla cerimonia inaugurale, nel mio stato di febbrile attesa e con l’agenda in mano per capire quante poche ore di sonno mi toccheranno per seguire quante più gare possibili in diretta, non posso non pensare a Nagano Winter Olympics ’98 di Konami su PlayStation, ma soprattutto alle gioie del periodo Amiga, con Winter Olypics: Lillehammer ’94, Winter Challenge, Winter Supersports ’92 e The Games: Winter Edition, amato ancor prima su Commodore.

Probabilmente, il mio ricordo affettuoso e assolutamente idealizzato di questi giochi fa parte del mio bagaglio personale che ha visto sempre la famiglia riunita intorno alla TV a seguire eventi come le Olimpiadi, per poi rivivere le emozioni delle gare joystick o pad alla mano. Tra parenti e amici, l’idea esaltante di poter competere in 8 davanti alla televisione era una gioia fantastica, e i duelli all’ultimo decimo di secondo o all’ultimo salto dal trampolino restano ancora impressi nella mia memoria.

Impossibile non amare la distruzione fisica del biathlon

Ancora più delle discipline estive, tra l’altro, il mix di adrenalina e devastazione fisica di quelle invernali è sempre stato abbastanza impagabile: impossibile non amare il biatlhon con l’alternanza di frenesia smash button/frullate di joystick (con il Tac-2 messo a durissima prova) e la freddezza per sparare ai bersagli, il bob e le sue curve insidiose, o il pattinaggio in tutte le sue forme, dagli axel goffamente provati su Commodore ’64 nel pattinaggio di figura, allo short track devastante di Nagano.

E poi c’è lui, il meraviglioso curling, che nel mondo dei videogiochi ha fatto il suo esordio proprio nell’edizione tutta nipponica dei titoli a cinque cerchi e mai più riproposto da nessuno, per la mia somma tristezza. Scope e ramazze a parte, però, spero vivamente che l’attenzione di Ubisoft nei confronti della licenza CIO, nonché l’apertura di quest’ultimo al mondo dell’intrattenimento elettronico, sia soltanto il preambolo di una nuova stagione olimpica per i videogiochi.

In cuor mio però, mi chiedo pongo sempre la stessa domanda: in un clima così pro-nostalgia come quello degli ultimi anni, in cui viene recuperato lo spirito di tantissimi titoli d’epoca, possibile che nessuno sviluppatore indipendente si sia cimentato nella produzione di un multi-evento? È una roba che mi fa andare un po’ ai matti, e continuo a immaginare un fantastico remake di Winter Games in una pixel art al passo con i tempi e a un gameplay rivisitato. Certo, a vedere il mercato, le mie speranze restano sempre languide e fortemente nostalgiche, perché è evidente che ci sia una risposta sensata alla questione (spoiler: la domanda non è così alta e non giustifica lo sforzo produttivo) eppure la mia fede è incrollabile, e il desiderio rigiocare alle Olimpiadi pad alla mano è po’ come desiderare di vedere nuovamente Giochi Senza Frontiere in TV, una chimera in cui credere ciecamente.

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