Dead Space that came alive

dead space editoriale

Penso di aver scritto almeno 30K di caratteri su Dead Space nei dossier di TGM, alcuni motivati e senz’altro veritieri in termini di ispirazione (Alien, naturalmente, ma anche Event Horizon di Paul W. S. Anderson), altri assolutamente speculativi e mossi solo dal sano ribollimento interno di un appassionato di sci-fi, al di là delle strette volontà narrative degli sviluppatori. E molti, chiaramente, avranno capito perché ne parlo oggi: l’eccellente e seminale gioco di Visceral è ancora disponibile all’interno di Offre la Ditta di Origin , e se c’è un giorno per approfittare del programma di EA, per i ritardatari che possono portarsi a casa un vero capolavoro moderno, beh, quello è proprio oggi. Cliccate, scaricate, installate e dirigetevi sulla USG Ishimura, dove vi aspetta una delle migliori  avventure (survival horror, ma anche in generale) fantascientifiche che un creativo dei videogiochi abbia mai partorito.dead space

L’eccellente e seminale gioco di Visceral è ancora disponibile all’interno di “Offre la ditta” di Origin

Magari, se già avete vissuto la serie, cercate di perdonare gli inevitabili sequel, non brutti (specie il secondo) ma di cui non sento affatto il desiderio di parlarvi. Addirittura mi diverte, invece, il pensiero di aver tirato fuori il Crucimorfo di Hyperion, estrapolato da uno dei racconti dei pellegrini immaginati da Dan Simmons, solo per donare ulteriori significati “alti” ai parassiti alieni di Dead Space, unendoci le digressioni religiose che alcuni membri dell’equipaggio avevano attribuito al “Marchio” alieno (e qui inizio a parlare un linguaggio che solo i veterani possono capire, e non è il caso di spiegare oltre).

Appare tutt’ora appropriato, invece, trovare punti di contatto tra Dead Space  e il più grande e immortale capolavoro dello scrittore polacco Stanislaw Lem, un po’ per il ruolo cruciale che la gigantesca e silente massa del pianeta Aegis VII ha avuto nella genesi del parassita, un po’ perché, naturalmente, il potere di estrapolare ricordi ed emozioni dalla psiche dell’equipaggio e creare delle “copie” per i propri scopi fa parte delle caratteristiche del Marchio, per quanto ben meno sperimentale e benigno rispetto al corpo celeste (invero un evolutissimo essere vivente. di dimensioni planetarie) conosciuto con il nome di Solaris.dead space

Appare tutt’ora appropriato trovare punti di contatto tra Dead Space e il più grande capolavoro dello scrittore polacco Stanislaw Lem, Solaris

Ed è pure chiaro che, tolti gli amori e le vicende personali del protagonista Isaac Clark, Dead Space deve moltissimo anche a La Cosa del 1982 (che annata, ragazzi), sequel che per una volta valse più dell’originale, diretto da un allora inarrivabile John Carpenter: anzi, in molti passaggi il gioco di Visceral Games diventa quasi un remake spaziale di quell’immarcescibile film, per la forma inconfondibile di alcune aberrazioni create dal Marchio come per la manipolazione genetica che lo stesso parassita alieno opera sugli esseri umani. Tutti dettagli che oggi potete vivere come meglio vi aggrada anche sotto il profilo strettamente tecnico, in forma “liscia” (che è sempre un discreto vedere) o con i più aggiornati twist tecnologici del 2018: è possibile servirvi di questa mod, che emula tutta una serie di più moderni effetti visivi, viverlo in perfetta stereoscopia con quest’altra modifica, oppure addirittura provare l’esperienza in VR, in forma eterea alle spalle di Isaac, servendovi del software VorpX  per Oculus Rift o HTC Vive (con un risultato più sensazionale di quanto possiate immaginare).

Piccolo dettaglio: non a caso, parlando degli sviluppatori adopero il nome che il team ha ancora oggi, nonostante sia orfano di Michael Condrey e Glen Schofield (oggi CEO di Sledgehammer Games, nella filiera di Call of Duty), ovvero delle personalità che vengono sovente accreditate come creatori principali di Dead Space. Il che potrebbe essere anche formalmente scorretto, ma dopo aver conosciuto le pur rispettabili impostazioni caratteriali dei due sviluppatori, tendo a ritenere il gioco del 2008 più come un’opera corale, dove tutti, dal soggettista agli sceneggiatori, fino agli ultimi dei concept artist e level/game designer, hanno avuto un ruolo nel pazzesco risultato di Dead Space.

Oggi potete vivere Dead Space come meglio vi aggrada anche sotto il profilo strettamente tecnico, in forma “liscia” o con i più aggiornati twist tecnologici del 2018

Per ultimo, ho tenuto il particolare più importante, ovvero quello di aver scelto un “Claudio Todeschini” come protagonista della storia. Qualcuno di voi sicuramente saprà che l’esimio caporedattore, oltre a saper bene dirigere una rivista e conoscere a memoria l’intera storia del videoludo, è anche un ingegnere informatico, proprio come Isaac Clark (“Isaac” come Asimov, “Clark” come Arthur Charles, ma probabilmente già lo sapete): è proprio lo stesso tipo di ingegnere, oltretutto, un tipo che in una situazione come quella dell’UGS Ishimura, per quanto abbia tentato di tenersi in forma, potrebbe sperare di sopravvivere dai 10 ai 15 minuti netti, ovvero il tempo di sbarcare sulla nave e incontrare il primo mutante. Nel gioco non è così, naturalmente, per l’amatissimo personaggio principale di Dead Space, che presto impara a difendersi con gli strumenti improvvisati della struttura (sparachiodi, futuribili fiamme ossidriche e avanti così, nella meravigliosa contestualizzazione “anti-militare” del gioco) e a servirsi nel migliore dei modi degli impianti olografici di un operaio del XXVI secolo (altra eccellente idea di design, che fa a meno di qualsiasi schermata esterna).

Tuttavia, nel 2008, quando già lavoravo da un paio d’anni per TGM, non potei esimermi dall’immaginare di guidare l’impressionabile gattone bergamasco all’interno dei complessi condotti della stazione spaziale in quel di Aegis, vedendolo decapitare e morire nei più atroci dei modi. Alla fine l’ho portato a risolvere il mistero, però, grossomodo alla “vittoria” (concetto complicato, per il finale del gioco), quasi come buon auspicio del fatto che, da lì a poco, Claudio sarebbe diventato il mio caporedattore. Voi potete immaginare Isaac come volete, io ormai ho il mio.

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